Da Sarkò a Bud Spencer e Terence Hill, passando per Montesquieu

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Antonio Colella
Di Antonio Colella
Pubblicato il: 15/06/2009
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A parlare di Sarkozy e della sua dottrina degli schiaffi, di cui si è ampiamente discusso in questi giorni, per via degli schiaffi dati e ricevuti soprattutto dall’enfant prodige Monsieur Sarkò, mi sono tornati alla superficie della memoria ricordi piacevoli di una infanzia che si allontana, quasi uno scherzo della mente e dei suoi luoghi profondi, quei cassetti dove più avanti nel tempo, per dirla con una espressione di Sepulveda, finiscono con l’annidarsi i tarli della solitudine, e dove i trucchi della memoria finiscono per diventare trappole.

Tali ricordi sono quelli di Bud Spencer e Terence Hill, veri assi quando si parlava di schiaffi, ceffoni e cazzotti la cui sonorità si è impressa nell’ immaginario collettivo, schiaffi tuttavia innocui, dove alla fine nessuno si faceva veramente male, e dove i buoni finivano sempre per spuntarla, animando il cuore e la mente semplice di noi italiani, giovani e meno giovani, sempre affamati di leggerezza, tra i quali c’ero e ci sono anch’io.

Però, nel caso di Sarkozy, di leggero e innocuo c’è ben poco, in quanto al centro delle vicende purtroppo non ci sono sonori cazzotti e piatti di fagioli cotti in padelle annerite da fuochi spartani e improvvisati al far del crepuscolo, bensì sono messi in discussione financo i diritti fondamentali dell’ uomo, i quali sono sanciti e protetti dalle carte costituzionali di tutti i paesi organizzati alla maniera occidentale. E quel che è peggio, è che Sarkò non è stato certo il primo di questi tempi, e come è logico supporre, non sarà nemmeno l’ultimo.

Innegabilmente, la maggior parte di tali principi trovano nello spazio e nel tempo una collocazione ben precisa; il “dove” è sicuramente la Francia (anche gli Stati Uniti, secondo alcuni autorevoli pensatori come Hannah Arendt), il “quando”, sicuramente il periodo ruotante attorno alla rivoluzione francese, che ha avuto se non altro il grande pregio storico di dimostrare cosa sia capace di fare l’uomo per servire un ideale, e di quanto un ideale possa finire per tradire un uomo.

La rivoluzione Francese distrusse in un solo giorno il sistema feudale, l’ancienne regime, che da secoli regolava la vita sociale delle nazioni, evolvendosi passo dopo passo, non senza qualche passaggio doloroso, fino alla società dei giorni nostri, Carte Costituzionali incluse. Tra i tanti, vale la pena citare nel caso in oggetto Montesquieu, il più celebre  tra i “founding fathers” della teoria della separazione dei poteri, e quindi dello “stato di diritto”.

Chissà se Sarkozy, che tanto si adopera per rendere noto a tutti, e a buon diritto, di quanto la Francia abbia per cause storiche nel suo DNA proprio i diritti in questione,  avrà pensato a Montesquieu, nei giorni in cui il Conseil Constitutionnelle bocciava la sua legge dei 3 schiaffi proprio nei suoi elementi strutturali, ovvero la facoltà per l’ HADOPI, di staccare la connessione ai cittadini rei di aver posto in essere la pericolosissima pratica del File Sharing, possibilità tacciata dai giudici come manifestamente incostituzionale; chissà se a Montesquieu ci pensano le multinazionali, le quali probabilmente hanno già evidenziato attraverso complessi calcoli finanziari, quanto un ritorno all’ assolutismo potrebbe comportare notevoli aumenti di fatturato; chissà infine se a Montesquieu, e a quanti si sono battuti in nome delle idee per fare di questo mondo un mondo migliore e più giusto, ci pensano i cittadini europei e non solo, i quali ancora oggi vivono di rendita, ma che per la prima volta dalla fine del conflitto mondiale, probabilmente si trovano a fronteggiare un nuovo e più subdolo tentativo di comprimere tali diritti, diritti che hanno un nome spesso scritto col sangue,  e che si chiamano diritto di espressione, di libertà, di tutela delle minoranze, di rispetto della persona umana,rispetto della sfera privata, e tutto ciò, si pensi, a prescindere, o meglio, trascendendo il colore politico, i numeri economici e le vicende contingenti che ci intrappolano nel quotidiano.

Ecco allora che la libertà sulla rete, e dei pericoli che la minacciano, questioni rilevanti ma relegate ancora ad una dimensione “provinciale”, anche se planetaria, nel senso che interessa per lo più i cosiddetti netizen, trovano la loro giusta collocazione se inseriti in un contesto più ampio, come è quello della limitazione dei diritti fondamentali a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi, vuoi per lo spauracchio del terrorismo, nuovo ed efficace instrumentum regni, vuoi per ragioni più personali che di Stato (ogni riferimento a fatti e cose successe recentemente è del tutto voluto, e per nulla casuale), vuoi per altri motivi più sfuggenti e oscuri.

La tendenza tuttavia pare evidente: tale tendenza vorrebbe una società  meno libera e più controllata, e tale tendenza nasce nei palazzi del potere e nei consigli di amministrazione delle varie multinazionali sparse nel mondo, che adesso hanno avuto anche la brillante pensata di associarsi, per rendere ancora più ingombrante il proprio peso economico e politico. Il fatto è che quando si rileva tale tendenza, non c’è da stare allegri.

Ancora una volta la storia può venire in soccorso di chi cerca illuminanti risposte, a dimostrare quanto poi dal togliere di mezzo qualche “dirittuccio”, al farsi prendere la mano, il passo sia breve, quasi automatico.

Nei film di Bud Spencer e Terence Hill, il lieto fine era assicurato. Ancora una volta e di più, mi duole rilevare un abisso di differenza tra la finzione e la realtà: gli eroi li abbiamo terminati, a causa di una promozione di troppo al supermercato, e chi non ha a cuore il bene collettivo, ma vuole coltivare soltanto il proprio potere, sembra avere rispetto alla società civile, una superiore capacità di apprendimento sul come evitare gli errori commessi dagli illustri predecessori del passato, quasi che Hitler avesse fatto scuola non imparando da Napoleone, che come lui perse la la guerra sul fronte russo,  iniziando l’inesorabile declino.

Anche questo lo si può avvertire nel modo di usare oggi gli strumenti di comunicazione di massa, di come si possa e si riesca di distrarre una intera popolazione, oppure la stragrande maggioranza di essa, dai temi fondamentali e dalle insidie più minacciose e incombenti, addirittura arrivando ad inventare balle colossali, che puntualmente scoperte, hanno l’effetto di provocare come unica sollevazione collettiva, quella delle spalle della maggior parte di noi. Più che pontificare, meglio rilevare, ed oggi l’idea di collettività, di progresso comune, di finalità e obiettivi comuni, vivono la crisi più profonda dall’ inizio di quella che chiamiamo compiacendoci “era moderna”, quasi costringendoci ad essere pessimisti.  In questo scenario, sopravvive e dimostra la sua solidità l’idea di Montesquieu, di quella separazione di poteri necessaria, perché a dirla con le parole di un altro celebre pensatore se non illuminista, illuminato, Lord Acton, se è vero che il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente…quindi meglio averne almeno due, meglio se tre.

In un’ era dove il potere legislativo risulta sempre più svuotato, per lasciare il campo a quello esecutivo, specie in Italia, dove è bastato introdurre meccanismi elettivi di natura maggioritaria per mettere in crisi una costituzione basata nei suoi meccanismi difensivi sul proporzionale, l’idea di Montesquieu sopravvive e si concretizza nell’ azione delle corti costituzionali, chiamate a difendere i principi cementati nelle Costituzioni degli stati di diritto, e a limitare in nome di tali principi il potere della “maggioranza”, rappresentata inoltre oggi da una classe dirigente che ha sostituito definitivamente il pragmatismo alla morale.

E fino a quando questo accadrà, fino a quando non cercheranno di aggirare l’ostacolo, svuotando le carte dei contenuti a suon di maggioranze, potremo dormire sonni, se non sereni, almeno piuttosto tranquilli. Ma l’allerta deve restare massima, perché i sintomi si stanno manifestando tutti. C’è da scommetterci che ci proveranno e, se il momento storico lo vorrà, forse ci troveranno pronti a reagire, forse no. Ma chi pensa che la storia non possa ripetersi, è già stato smentito dalla storia stessa.

Saluti.

Antonio Colella

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