Linux e Google Chrome OS, due realtà diverse

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 10/07/2009
Commenti 9 commenti

Fa piacere notare che anche illustri testate giornalistiche seguono eventi di rilievo come il lancio del sistema operativo made in Mountain View. Sarà (forse) grazie alla giovane età di chi ha redatto, sarà che il mercato comunque riceve forti scossoni in presenza di eventi del genere, fatto sta che secondo Luca Figini de Il Sole 24 Ore, Google OS rappresenta una «grande occasione che Linux non deve perdere».

Luca non resiste alla tentazione di citare i netbook, uno dei mercati emergenti degli ultimi tempi: talmente goloso da convincere costruttori come Asus a far marcia indietro e tornare a casa, anzi, a Redmond, lasciandosi il Pinguino alle spalle. In altre parole, dove il vento tira più forte. Ed è comprensibile: nell’ottica business is business, come costruttore, in tempi di crisi economica andrò dove i margini sono maggiori.

La vedrei un tantino diversamente sulle ragioni della singolar tenzone, per usare le stesse parole di Luca, tra Windows e Linux. Riprendendo quel che ho raccontato giusto ieri, a proposito del figlio adolescente di Cristopher Dawson, un blogger di ZDNet, dal punto di vista ad esempio di un ragazzo non c’è più molto da temere, non è più il Linux di vent’anni fa. Ubuntu, la distribuzione Linux di cui Dawson si è servito, è ad un livello tale da aver messo il ragazzo in condizione di affermare – pur con la consapevolezza dei limiti di una simile affermazione – che «tra Windows 7 e Ubuntu non c’è differenza».

La richiesta di installazione di un driver proprietario in Ubuntu 8.04 (click per ingrandire)

La richiesta di installazione di un driver proprietario in Ubuntu 8.04 (click per ingrandire)

Nello specifico vorrei evidenziare che, a differenza di quanto afferma Luca nel suo articolo, oggi Ubuntu (e non è la sola) è una distribuzione Linux da considerarsi matura, pronta per essere installata praticamente da chiunque. Non è affatto obbligatorio né quasi mai necessario aprire la shell e saper digitare comandi per installare driver. Nella Ubuntu in particolare, poi – ci sto scrivendo in questo momento e l’ho anche raccontato ieri nello stesso articolo – la gestione dei driver è integrata perfettamente nell’interfaccia grafica. Addirittura, ove sia il caso (come accade per alcune schede grafiche) di impiegare driver proprietari (ovvero basati su codice non di pubblico dominio), l’interfaccia lo propone “spontaneamente”, suggerendone l’installazione per migliorare le prestazioni della relativa periferica, pur sottolineando che “si sta installando codice non Open Source” (vedi figura).

Dunque il problema non sta tanto nell’usabilità, né nella (pardon per la parolaccia) gestibilità, in Linux ormai evolute al punto da aver poco da temere al confronto con Windows. Si trova invece, nel comprendere la differenza tra un sistema operativo Web-based ed un sistema operativo stand-alone. Per coglierla appieno occorre richiamare, tra gli altri, il concetto dell’impiego della potenza di calcolo: solo un sistema operativo stand-alone, cioè in grado di funzionare autonomamente su di un computer anche in assenza di rete, è in grado di offrire al suo utilizzatore tutta la potenza di calcolo della macchina su cui risiede, mettendolo in condizione di svolgere elaborazioni, calcoli e trattamenti di dati estremamente complessi. Se i sistemi operativi Web-based fossero la panacea, Google stesso li impiegherebbe per i suoi server, cosa che invece non può fare.

Purtroppo i limiti alla diffusione di Linux risiedono altrove. Più precisamente, nella ben precisa volontà industriale di molti produttori di hardware di non rilasciare al pubblico alcuna specifica per la scrittura di driver idonei a far funzionare le proprie periferiche, stringendo accordi vincolanti solo con “produttori in carne ed ossa”. Poiché Linux non è prodotto da alcuna “azienda in carne ed ossa”, si ritrova automaticamente tagliato fuori, mentre Microsoft e Apple, essendo dotate di una struttura reale e tangibile, possono interagire.

Vorrei da ultimo far notare che spessissimo il circoscrivere i driver all’alveo di produttori di sistemi operativi “dotati” di azienda in carne ed ossa comprende entrambi i big, sia Microsoft che Apple. Ma vorrei anche far notare che Mac OSX, il sistema operativo dei computer Apple, è nient’altro che una variante customizzata e reingegnerizzata di Linux. Dunque, quando un’azienda produttrice di hardware rilascia driver per Windows e Apple ma non per Linux, non lo fa perché il proprio dispositivo non funzionerebbe con Linux, ma perché non vuole che ci funzioni.

Lo dimostrano iniziative come SANE, il backend di Linux sorto per far funzionare gli scanner (SANE = Scanner Access Now Easy, l’accesso allo scanner ora è facile), dove orde di sviluppatori si indignano e, a testa bassa, debug e trace alla mano, cercano di comprendere autonomamente come pilotare gli scanner su cui i produttori tengono la bocca rigorosamente cucita (per esempio, Hewlett Packard). Prima o poi ci si riesce, ma questo al produttore di hardware non interessa, perché sa perfettamente che occorre del tempo, durante il quale la propria periferica sarà già divenuta obsoleta e fuori mercato, sostituita da un nuovo modello, su cui gli sviluppatori dovranno ricominciare daccapo. In pratica, la lotta del gatto col topo, come la cifratura: non esiste cifratura non forzabile, è solo questione di tempi, basta che per forzarla occorra più tempo di quanto sia richiesto che le informazioni cifrate restino non decifrate.

Il sistema Web-based di Google, dunque, è tutt’altra cosa. Se vive/vivrà, è grazie ad altri sistemi operativi non-Web-based che ha alle spalle. Il che mi suggerisce di ribadire ancora una volta che, oggi più che mai e molto più di prima, Linux è usabile, è gestibile. Il vero problema sta nel rimuovere un’antico, quasi atavico e radicato concetto, tanto forte quanto errato, presente nelle menti dei “detrattori”: quello che Linux sia “il sistema operativo dei pirati, degli anarchici e dei rivoluzionari”.

È troppo riflettere su questo?

Marco Valerio Principato

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  1. DominiK scrive:

    Complimenti per l’articolo.. hai scritto esattamente quello che ho pensato io leggendo l’articolo del sole24ore. La realtà è che la non diffusione di Linux dipende dall’abitudine delle persone a usare Windows. windows non è + facile o + usabile, le persone sono solo più abituate ad usarlo. Provate ad installare Windows o Ubuntu su un PC appena formattato. Scommettiamo che è + facile e rapido Ubuntu? Scommettiamo che le periferiche che funzioneranno automaticamente dopo l’installazione sono più con Ubuntu che con Win?
    Non so se l’OS di Google sarà o no un’occasione per Linux.. di sicuro sarà un’occasione per rompere questo Monopolio sugli OS che dura ormai da troppi anni, danneggiando solo gli utenti. Per il resto, io ormai uso stabilmente Ubuntu Linux, sorridendo quando sento le altre persone lamentarsi dei virus, dei problemi del proprio PC, della lentezza dei loro Quad Core!!

  2. Antonio scrive:

    Linux è effettivamente il sistema dei pirati e dei rivoluzionari e anarchici,perchè loro lo hanno creato e questo non potrà cambiare,il problema sta nel fatto che come tu hai già ribadito nell’articolo Linux è già utilizzabile dall’utente comune,il problema sta nel fatto che è l’utente comune che non ha ne la voglia ne la lungimiranza di dire basta a quel mondo fatto di licenze chiuse che impongono costi alti in termini di libertà e in termini di costo materiale , e altri motivi che magari però interessano più ai programmatori.Quindi io direi che in termini pratici è più la diffidenza dell’utente windows a fermare l’entrate in questo fantastico mondo,in questi termini io direi che vedere il nome del colosso di montain view vicino ad un sistema operativo potrebbe attrarre anche l’utente più difficile , ecco perchè sono felice di vedere google fare un os basato su kernel linux,speriamo solo che ne esca un buon prodotto al pari di alcune se non meglio di alcune delle distro attuali.

  3. Stefano scrive:

    Bell’articolo..
    ma occhio a dire che OSX e’ solo una reingegnerizzata di Linux con cui condivide solo la X.
    OS X deriva da NextStep (qualcuno se lo ricorda? il progetto veramente rivoluzionario, per l’epoca, di Steve Jobs quando e’ uscito da Apple) con un core BSD (lo UNIX di Berkley) e un Kernel Mach (unico reale punto di contatto con Linux). ;)
    Sull’usabilita’ di Linux inviterei a fare un’analisi un po’ meno “geek”: purtroppo Linux e’ ancora tanto distante dalla facilita’ di Windows per non parlare di quella Mac.
    E con Win7 il divario si allarghera’..
    Dall’altro punto di vista (o Vista), anche gli OS Microsoft scontrano spessissimo con problemi di interfacciamento verso perifieriche con driver scritti a dir poco male, quindi non credo sia un fatto di driver il problema principale di Linux.

    PS: Antonio per cortesia non riscriviamo la storia.. Linux nasce come implementazione “personale” del Minix, piccolo OS usato didatticamente a sua volta basato sul codice di Unix inizialmente reso disponibile e poi ritirato dai Bell Labs di AT&T che di piratesco e rivoluzionario hanno veramente ben poco. ;)
    PS2: essendo Google ben poco Open Source con i SUOI prodotti, come si sposerebbe l’utilizzo di un OS di questo tipo e come si potrebbe aderire a tutte le licenza GPL e via discorrendo?

  4. [...] Originale:  Linux e Google Chrome OS, due realtà diverse – The New Blog Times Articoli correlati: Google, la grande occasione che Linux non deve perdere | BNotizie [...]

  5. La Redazione scrive:

    Grazie per i commenti e le precisazioni, peraltro giustissime (alla faccia della rettifica entro 48 ore…). Per Stefano in particolare, che ha perfettamente ragione nella sua precisazione, è verissimo che Mac OSX deriva da NextStep. Ma, come egli stesso ha precisato, è in stretto contatto con Linux per via del Kernel. E questo significa che, praticamente, non esiste driver capace di funzionare sotto Mac OSX che, con le opportune varianti, non possa funzionare sotto Linux. Il che ribadisce il concetto: non si vuole che ci funzioni.
    Dissentiremmo un pochino sull’usabilità: suvvia, escludendo quelle circostanze un po’ “esotiche” (cellulari strani, scanner da 30 Euro, stampanti mai viste e conosciute), Ubuntu – e molte altre – consentono già da tempo un’installazione su un PC vuoto del tipo: CD, boot, “buongiorno”, avanti, avanti, avanti… avanti, l’installazione è terminata, reboot e funziona tutto. Cosa volere di più? Forse ha ragione Dominik: è questione di abitudini, anzi, ormai forse sono consuetudini più che vere abitudini.
    Un saluto a tutti i lettori,
    La Redazione

  6. aury88 scrive:

    uso ubuntu ormai da più di un anno, e posso dire con sicurezza che per molti aspetti è molto più semplice di windows xp. (non ho mai provato W7 e forse non lo faro mai).
    però per molti altri aspetti ubuntu rimane molto più difficile di windows.
    molti programmi sono facilmente installabili da synaptic, ma quelli che invece non possono essere istallati così spesso bisogna usare metodi macchinosi per farli funzionare sul SO.
    mi sorprende per esempio che molti programmi nati in ambito linux necessitino di una ricompilazione e comunque una lunga installazione tramite linea di comando mentre le istruzioni per lo stesso programma funzionante su win sono “scaricare il programma .exe ed avviarlo schiacciandoci sopra.”. la differenza è notevole (senza considerare che su ubuntu spesso non mi partono neanche).fossero tutti .deb sarebbe semplicissimo quanto e più di windows, ma non sempre è così, purtroppo!

  7. diggita.it scrive:

    Linux e Google Chrome OS, due realtà diverse…

    Secondo alcuni Google OS rappresenta una «grande occasione che Linux non deve perdere», con particolare riferimento all’usabilità e alla gestione dei driver. In realtà, non è questa l’occasione da non perdere, ma quella di far capire dov’è il vero prob…

  8. guiodic scrive:

    Tutto giusto, tranne il discorso di Mac OS X e la sua presunta parentela con GNU/Linux, che non esiste.
    Anche se si tratta in entrambi i casi di sistemi di tipo Unix, essi non hanno lo stesso kernel, non hanno le stesse librerie, non hanno lo stesso sistema di gestione delle finestre, ecc. ecc., insomma non c’è alcuna parentela.
    I driver per Mac OS X non funzionano con il kernel Linux, in nessun caso.
    Mac OS X è come stato detto figlio di nextstep e come lui è figlio di BSD, con l’aggiunta del microkernel mach. Linux in tutta questa storia non ci entra neppure di striscio.

  9. mauro scrive:

    Confermo quello che dice guiodic.

    I driver sono un estensione del kernal quindi a diversità di kernal ci vogliono diversi driver.
    tant’è che mach e linux sono 2 cose opposte! il primo è un kernal micro che starebbe per modulare, mentre linux è un kernal monolitico.
    chi dice che deriva da minix fà un grosso errore! il kernal minix pur avendo un codice completamente differente sposa la filosofia del microkernal come il mach.
    voglio solo segnalare invece come su os x si possano installare facilmente programmi nati per linux senza usare driver linux.
    uno è fink e l’altro è macport, il primo costruisce una infrastruttura debian, il secondo ci permette di utilizzare il sistema di installazione/rimozione di software dei sistemi BSD.
    in fondo os x è uno delle tante varianti del BSD.
    comunque confermo la politica delle grandi marche di non produrre driver per sistemi linux, almeno alcune grandi marche.
    Per risolvere i problemi dei driver nei sistemi unix l’unica soluzione è la scelta di hardware standarizzato.
    Bisognerebbe fare leggi serie sulla produzione di hardware, per esempio rilasciando le specifiche del prodotto così tutti si adeguano.
    Apple dal canto suo delega i produttori a scrivere i driver per il su o sistema, l’opposto di microsoft.
    Per linux dipende da produttore e produttore, ati rilascia driver per sistemi linux da tempo come anche envidia.