MiniNova, SceneTorrents, BitTorrent, P2P: quale futuro?

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 30/11/2009
Commenti 5 commenti

Roma – La scorsa settimana la notizia della sentenza emessa contro Mininova, per via della quale il celebre sito è costretto a switchare verso attività del tutto legittime, ha fatto presto a fare il giro della Rete. Ora si aggiunge allo scenario, sempre per questioni legali, la chiusura di Scenetorrents.org, inizialmente ritenuta uno scherzo e poi confermata. Gli utenti si pongono diverse domande: dove andrà BitTorrent, che fine farà il P2P, cosa sarà di Mininova, di SceneTorrents e degli altri siti ad essi simili?

Alcune risposte possono arrivare anche solo ragionando sui fatti.

Mininova, certamente, ora non è più lo stesso sito di prima, come non lo è SceneTorrents. Al momento della redazione, l’annuncio postato sul blog di Mininova ha raccolto qualcosa come 7600 e più commenti leggendo i quali si rileva, sul piano sostanziale, un solo grido: è finita una fase storica, le lobby delle major hanno messo a segno un altro punto a proprio «favore». Molti utenti dicono good bye, altri urlano allo scandalo, altri ancora invitano al boicottaggio: leggendo i commenti, anche solo alcuni, si potrà avere un saggio dell’eterogeneità delle reazioni del pubblico.

La vicenda, per alcuni aspetti, non differisce dalle innumerevoli peripezie vissute dalla Baia dei Pirati più famosa del mondo, The Pirate Bay, l’ultima delle quali è stata un deciso cambio di rotta verso l’adozione dei cosiddetti magnet link o link magnetici, un sistema che a dire degli estensori rappresenta l’evoluzione del P2P di oggi ma, di fatto, ha messo in off una delle prerogative più imponenti della Baia, cioè il servizio di tracking.

I tempi cambiano, dunque. E se questo cambiamento lo si voglia interpretare come un colpo ricevuto o come un’effettiva evoluzione delle tecnologie, poco cambia: la Rete non è mai uguale a sé stessa, si adegua, si autoplasma e si adatta alle circostanze.

Peccato che questa grande capacità di auto-adattamento, di cambiamento e di fluido assecondare i tempi valga sempre e comunque, sia per chi gli spara contro, sia per chi la vive. Chi segue questo particolare settore ricorderà che le minacce, gli schiaffi, in una parola la repressione sono strumenti che con la Rete non funzionano.

All’inizio dell’estate Carphone Warehouse, un provider britannico, aveva già fatto presente che minacciare di filtraggio, disconnessioni e punizioni assortite non ha portato alcun effetto se non quello, sottolineato da Punto Informatico, di spingere i netizen nelle darknet.

Anche un esponente del mondo dello spettacolo, Curtis James Jackson III (in arte “50 cent”), a chiare lettere aveva spiegato la sua posizione, decisamente controcorrente: “Ciò che è importante capire per l’industria musicale è che (il P2P, ndR) non dà alcun reale fastidio agli artisti”, ha detto il cantante hip hop, spiegando che il guadagno per gli artisti può – e deve – provenire da altro.

Risulta a questo punto ben chiaro che non vi sarà mai alcuna azione di forza capace di convincere i netizen della bontà delle posizioni delle major, quando queste persistono nel loro mettersi di traverso. Se poi ci si ricorda anche dei progressi fatti sul piano dello sviluppo software, proprio in direzione della tutela dai ficcanasi, di cui un eloquente esempio è il software OneSwarm prodotto dall’Università di Washington, il quadro è completo.

Al di là di impieghi tecnologicamente evoluti o a quelli più intelligenti del P2P, quale posizione assumere? Quella più democratica possibile. Come il netizen ha il diritto di tentare di infrangere, assumendosene tutte le responsabilità e ove effettivamente vi sia infrazione, così la major ha il diritto di tentare i propri colpi difensivi.

Il futuro? Si potrebbe rispondere con una domanda: 50 anni fa, anche comprare una radiolina tascabile era acquisto soggetto al dimostrare di essere titolari dell’abbonamento alle Radio Audizioni (una sorta di canone TV ridotto, perché limitato alla radio). Oggi, quella regola esiste ancora ma è talmente caduta in disuso che nessuno se la ricorda più, neanche gli stessi tutori dell’ordine. A qualcuno è stata per caso chiesta, all’atto dell’acquisto di qualsiasi radio?

Molto probabilmente, anche nel caso del gatto col topo tra major e P2P andrà nello stesso modo. Specie quando sarà difficile mettere il naso in un cospicuo flusso di bit nel quale non si capisce assolutamente nulla.

Marco Valerio Principato

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  1. [...] attività. Al contempo, SceneTorrents (altro tracker) abbassa la serranda. E così altri. Il che stimola interrogativi ai quali non è affatto difficile rispondere. Una vecchia mappa dei tracker di The Pirate [...]

  2. [...] This post was mentioned on Twitter by The New Blog Times, yanfry. yanfry said: MiniNova, SceneTorrents, BitTorrent, #P2P: quale futuro? #filesharing #netneutrality #oneswarm lobby #darknet http://bit.ly/7dsala [...]

  3. [...] attività. Al contempo, SceneTorrents (altro tracker) abbassa la serranda. E così altri. Il che stimola interrogativi ai quali non è affatto difficile [...]

  4. [...] soli link magnetici: si tratterà, semplicemente, di adeguare tutti i client. Con buona pace di chi pensava di aver assestato un colpo mortale al Peer To [...]

  5. [...] – Come puntualmente previsto, ecco il futuro per P2P, FileSharing e consimili: al già conosciuto OneSwarm si è aggiunto [...]