Maroni: l’autoregolamentazione può bastare? Grazie, lo sapevamo
Debbo complimentarmi con il Ministro Roberto Maroni: è arrivato, comunque prima di altri, dove gli internauti – almeno quelli meno addormentati – erano arrivati già da molto tempo. Dopo l’incontro di ieri al Ministero, Maroni ha infatti individuato nell’autoregolamentazione l’unico strumento, l’unica via percorribile per avvicinarsi al risultato sperato.
Spiace solo constatare che, per arrivare a questa conclusione, si siano investiti tempo, denaro, carta stampata, risorse informatiche, occupazione di infrastrutture, riunioni su riunioni, tavoli di confronto. Per fortuna Richard Allan, responsabile europeo di Facebook, ha pensato di intervenire alla riunione in conference call, in ossequio alle migliori norme sul risparmio.

Roberto Maroni
Tutto il resto però c’è stato, e ci sarà ancora, perché la vicenda sarà di nuovo sulle scrivanie dopo la Befana, a gennaio 2010. Per dire cosa? Autoregolatevi? Grazie, Ministro, avevamo bisogno di questa indicazione, come del pane.
“È possibile – scrive Gaia Bottà su Punto Informatico – che il Ministro sia stato informato dell’impossibilità di agire in maniera chirurgica nelle rimozioni, è possibile che abbia compreso le dinamiche del ruolo svolto dagli intermediari della rete, costretti a confrontarsi con un’enorme mole di contenuti caricati dai netizen: per questo non fa più riferimento alla soluzione finale dell’intervento delle autorità ma invita gli operatori della rete alla collaborazione, affinché le segnalazioni relative a un contenuto inadatto vengano elaborate in maniera tempestiva e coerente, in modo da agire più che prontamente qualora i contenuti violassero la legge”.
Più che un’ipotesi, considererei questo un augurio. A cui mi permetterei solo di aggiungere che, come sempre, le regole già esistono: basta applicarle senza girarci tanto intorno, senza troppe interpretazioni, senza tanti avvocati e tanti magistrati che vanno a cercare il pelo nell’uovo da soli. In un territorio dove anche loro hanno bisogno di consulenza, è facile andare fuori strada.
Certo, hanno bisogno di consulenza in ogni caso: perché se sono anziani sono eccellenti conoscitori della giurisprudenza ma pessimi conoscitori delle cose della Rete. Se sono giovani, conoscono magari meglio, anzi, meno peggio le cose della Rete ma la loro preparazione è sostanzialmente accademica e poco – o per niente – affiancata da quell’esperienza di vita necessaria a fare della giurisprudenza uno strumento, piuttosto che un’arma.
In sostanza, quindi, la proposta è: sbrigatevela da soli sapendo che, comunque, vi teniamo d’occhio più di prima. E per quanto concerne le questioni internazionali, la proposta è quella di accordi bilaterali internazionali.
Non c’è bisogno di alcun accordo bilaterale internazionale: Facebook ha già detto che intercetterà simili iniziative future. Nel frattempo è bene ricordare che, come Google ha sempre detto, sulla Rete esiste la figura del Webmaster. Nel caso di Facebook, si contatta quello di Facebook. Nel caso di qualsiasi altro sito, si contatta il Webmaster consultando il registro Whois. L’accordo internazionale serve solo ed esclusivamente ad abbreviare il rito qualora il registro Whois contenga dati fittizi o in altra maniera occultati.
Di fatto, si tratta di elaborare un protocollo d’intesa che permetta alle autorità di procedere per le vie brevi all’individuazione del reale estensore di un sito, unico responsabile da raggiungere con un provvedimento, qualunque esso sia. E qualora risulti non identificabile (leggasi anonimo anche sulla Rete attraverso Proxy e simili), l’intesa deve prevedere, solo in presenza di reati, l’immediato oscuramento del sito anonimo direttamente alla fonte anche se in hosting fuori del territorio nazionale di riferimento: questo è l’unico caso in cui è necessaria la collaborazione dell’hosting provider. Da non confondersi con la proposta Carlucci, che ha tutt’altro senso.
Lavorate su questo, piuttosto, che ci fate miglior figura. Non solo con gli internauti, ma anche con la Rete intera.
Buone feste.
Marco Valerio Principato















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