Equo compenso? Iniqua estorsione, altro che

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 18/01/2010
Commenti 6 commenti | Permalink

Zitta zitta, arriva la patch per estendere l’Equo Compenso a tutti i prodotti hi-tek. Non ci sarà smartphone o macchina fotografica che sfuggirà. Mentre i megadirigenti SIAE continuano a vivere da nababbi

Con quale coraggio il Ministro Bondi osa ancora chiamare l’Equo Compenso con quel nome? Siamo arrivati alla frutta: silenziosamente, il Decreto 30 dicembre 2009 rivisita la “determinazione del compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi, ai sensi dell’articolo 71-septies della Legge 22 aprile 1941, n. 633″.

E stabilisce che, da questo momento, l’Equo compenso – che d’ora in poi chiamerò l’Iniqua estorsione, che più gli si addice – si applicherà a tutti i prodotti hi-tek, dunque compresi cellulari, smartphone, computer, macchine fotografiche digitali, netbook, notebook, ricevitori satellitari con Hard Disk, digitali terrestri capaci di registrare, pennette, set-top-box, media center e, tra poco, anche i televisori, che spesso hanno la presa USB e quindi, crucifige perché potrebbero registrare.

Il tutto, nota bene, applicato su una legge del millenovecentoquarantuno, una legge concepita sessantanove anni fa, a cui sono state apportate nel tempo le ormai usuali patch per adattarla a meglio infilare le mani in tasca agli italiani.

Va bene che in Italia ancora vigono leggi ben più vecchie, come alcune di quelle che regolano l’esercizio di una stazione da Radio Amatore, o come quelle a cui si àncorano tutt’oggi alcuni aspetti del giornalismo (sui quali, come paese, c’è chi ci supera, questo va detto). Ma questo, francamente, somiglia ben poco a un intervento a tutela della proprietà intellettuale degli artisti.

Una vignetta pubblicata da Zeus News qualche tempo fa, quando si parlava di Tassa su Internet

Una vignetta pubblicata da Zeus News qualche tempo fa, quando si parlava di Tassa su Internet

Perché, dunque, tutto ciò? Per non far mancare gli stipendi milionari ai supermanager della SIAE, questa è la verità. Per continuare a foraggiare un organo del quale, come ho già detto più volte, altri paesi fanno a meno da sempre, pur non soffrendone del tutto.

Non è bastata, evidentemente, la lezione della chiusura dell’IMAIE, a suo tempo salutata da Guido Scorza su Punto Informatico con grande favore, che ha evidenziato agli italiani qual’è il destino, spesso e volentieri, dei fiumi di denaro che confluiscono nelle casse dello Stato e dei quali si perde troppo sovente traccia.

Invece di tener conto degli errori del passato, si persevera, come sempre. Non si creda, ora, che grazie a questa novità l’Iniqua estorsione si trasformi come per magia in una tassa virtuosa e giusta, niente affatto: semplicemente, in quello che stava diventando un torrente tendente alla siccità, si sono fatti lavori di scavo per farvi affluire il poco distante impetuoso fiume, così da incrementarne la portata d’acqua.

Il destino di quel torrente, però, la sua foce, è là, immobile, sempre nello stesso luogo. In realtà, quindi, non si creda di offrire un panino e una birra agli artisti pagando questa tassa, no: si continueranno a riempire le gole profonde, le tasche a chiocciola, come quelle delle moniche (delle suore, in dialetto romanesco, ndB), nelle quali il denaro entra, ma non esce mai. E, quel che è peggio, spesso non si sa che fine fa: quel che è evidente agli occhi della gente, invece, è che continuano a esserci megadirigenti che della crisi sembrano proprio non soffrire, altro che.

Poteva «quasi passare» il concetto dell’Iniqua estorsione per i DVD9, sui quali è oggi fin troppo facile fare la copia integrale di un film commerciale. Ma, tiè, anche sui DVD5, perché ci sono fior di programmi che trasformano un DVD9 in un DVD5 quasi senza perdite di qualità. Poteva «quasi passare» per i CD, dove oggi è ultra-facile fare una copia integrale di un CD musicale commerciale, protezione compresa, anche se continuo a non giustificare il doverlo pagare se su quel DVD c’è una copia di sicurezza di Mac OSX o di SuSE Linux, per esempio. O mie foto, scattate da me, su cui c’è solo il mio copyright, diamine.

Ora, riflettiamo: quante diavolo di volte è capitato di sfruttare la MicroSD del proprio smartphone per ospitarci contenuti illegali (leggasi: file MP3 di provenienza illecita, perché se vengono da un mio CD originale regolarmente acquistato, le tasse le ho già pagate, porco mondo, e così le pago due volte)? Ben poche.

Perché nella stragrande maggioranza dei casi, quelle MicroSD ospitano foto e filmati prodotti in proprio, per immortalare quei momenti in cui non si dispone di migliore apparecchio di ripresa, cioè quel che si faceva trent’anni fa con la ormai defunta Kodak Instamatic di beata memoria: foto immediate, senza pretese. Sulle quali non c’è alcuna ragione plausibile di avanzare diritti di esazione, ri-porco mondo. Scusate la terminologia, ma sono un tantino risentito, forse si avverte.

Vorrei tanto, tanto sapere quand’è che finirà questa vergogna, questa sconcezza, questa disinvoltura della Pubblica Amministrazione, la stessa che anni fa – per chi non ha la memoria corta – infilò le mani in tasca agli italiani prelevando soldi per la Tassa sul medico di famiglia, la stessa che prese di mira i Conti Correnti bancari dei privati.

Mi prende sempre più la voglia di rinnegare la mia cittadinanza italiana. Mi vergogno profondamente di essere italiano. Si, signor Presidente della Repubblica: almeno Lei, che rappresenta la più alta carica dello Stato, il vertice oltre il quale non c’è nessuno, il simbolo della democrazia su cui dovrebbe – si, mi consenta l’uso del condizionale – essere fondata la nostra Repubblica, almeno Lei abbia il coraggio di dichiarare la SIAE morta, defunta.

Almeno Lei abbia la determinazione di riconoscere che se altri paesi l’hanno fatto, possiamo farlo anche noi. Che tutti coloro che fino a oggi hanno assorbito risorse dalle nostre tasche senza alcun corrispettivo di rilievo in cambio, occupando posti di alto livello in quell’organismo, possono trovare altra occupazione presso un orto, una campagna, un vigneto, ammesso abbiano la capacità di maneggiare gli attrezzi agricoli.

Io l’ho fatto, Signor Presidente, sa? Ci ho provato a coltivare peperoni, melanzane, fagiolini, pomodori, insalata. Volevo saggiare con mano quanto è pesante maneggiare la zappa, la vanga, il falcione, la roncola. E ho rilevato quanti calli vengono alle mani. Ma i prodotti dell’orto sono davvero buoni, davvero gustosi e genuini, glielo assicuro.

Se dovessi tornare a farlo, mi piacerebbe inviarLe delle foto dei risultati della coltivazione. Mi tasserà anche quelle?

Marco Valerio Principato


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Sezione in lettura: Opinioni

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  1. Marco Valerio Principato scrive:

    Non posso che appoggiare la Sua opinione… anch’io, come può immaginare, sia pure per scopi diversi, uso continuamente supporti digitali e di certo non è stata una bella sorpresa l’apprendere questa notizia. Quella certa “alterazione” di cui parlo nell’articolo non è “fasulla”, istrionica, insomma: è proprio reale.
    Un saluto

  2. Fabrizio scrive:

    E’ una vergogna…

    ho scritto una mail al ministero… So che è come urlare contro un sordo ma non potevo non scrivere niente… la trascrivo qui sotto…

    Buongiorno,

    sono uno dei tanti cittadini che stamattina si è svegliato e ha letto una notizia che ha dell’incredibile: una tassa sui supporti digitali con memoria.
    Inutile segnalare le decine di articoli (uno dei meglio argomentati http://punto-informatico.it/2787994/PI/Commenti/equo-compenso.aspx ) che denunciano un vero e proprio sopruso.
    Ma qui stiamo valicando il ridicolo.

    Uso supporti digitali tutti i giorni per lavoro, per informarmi, per condurre una vita migliore, come milioni di altre persone. Ho la passione per la fotografia e scatto migliaia di foto che archivio in maniera continua. Compro regolarmente film e blu-ray originali (tutti muniti di sistemi anticopia che quindi non possono essere duplicati per nessun uso, tantomeno copia privata)… e devo pagare una tassa sulla capacità di memorizzazione? Praticamente un disincentivo all’uso e all’acquisto a quello che è uno dei più grandi progressi, sia in essere, sia in potenza, dell’uomo. Una legge che danneggia utenti, che non traggono nessun vantaggio, e negozianti già duramente colpiti da una crisi che dura da un anno ormai.
    La mia idea politica si rispecchia in quella che DOVREBBE essere del partito, una idea di libertà, in campo personale ed economico.
    Ma da tempo ormai vedo che la grettezza del governo approva leggi che sarebbero state bene in un regime totalitario comunista e, purtroppo, ho l’impressione che sarà sempre peggio.

    Un cittadino senza parole.

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