Confrontare Windows e Linux: è qui l’errore

Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 10/11/2010
Commenti 10 commenti | Permalink

Due chiacchiere sul rapporto tra sistemi operativi, scelte e paragoni. Dove questi ultimi rischiano di essere più d’intralcio che di aiuto, se solo si avesse più calma e consapevolezza. Riflessioni

Confesso: mi è venuta voglia di parlare di questo argomento dopo aver letto un interessante pezzo di Matt Hartley, pubblicato su Datamation. Il titolo era (ed è) intrigante: “Linux: ha importanza essere competitivi con Windows?”.

Mi è venuto subito in mente di dare due risposte, prima ancora di leggere: si, se lo scopo è conquistare nuovi adepti, eventualmente con lo specchietto per le allodole del risparmio sui costi, no se si intende diffondere Linux per far amare l’informatica, la programmazione, la comprensione del computer e di tutto ciò che lo circonda.

Il sistema su cui è stata scritta questa pagina (click per ingrandire)

Il sistema su cui è stata scritta questa pagina (click per ingrandire)

Anche a me, come peraltro ad Hartley, è subito venuto in mente quanto sta accadendo nel mondo dell’utenza Ubuntu dopo le rivelazioni di Mark Shuttleworth, fondatore di Canonical, che intende sostituire X con Wayland, una questione appena annunciata che già sta smuovendo altri interrogativi, peraltro più che prevedibili. In tutto questo – voglio precisarlo – io sono da tempo un utilizzatore di Ubuntu: vedi immagine qui a destra, dove si vede sia il sistema operativo che l’editor in cui sto scrivendo questa pagina, a evitare malintesi.

In fondo, a ben pensarci, perché Canonical vuol fare questa sostituzione? Per esempio (ma non solo, ovvio) perché, parliamoci chiaro, a parità di hardware (e posto che se ne esaminino esemplari dichiaratamente compatibili sia con Windows che con Linux), visualizzare un filmato HD sotto Windows è cosa possibile, funziona, funziona bene, è fluido e regolare. Sotto Linux, inutile nasconderlo, in diversi casi “fatica” un po’.

Gli altri aspetti che Hartley esamina, pur degnissimi di nota, in effetti cominciano a scomparire: la compatibilità con diversi hardware è ormai molto più larga di qualche anno fa, l’impiego del Bluetooth non è affatto assente, il WiFi e molte sue schede funzionano, l’uso delle periferiche PnP (Plug and Play) comincia a non presentare più problemi, e via discorrendo.

Tutto questo accade – parlando di Ubuntu – per un (su: diciamolo) continuo confronto con Windows. Il che, concettualmente, quasi rinnega le origini di quella distribuzione che – questo non va dimenticato – è partita da Debian. Debian, per chi non lo sapesse, è una delle distribuzioni Linux più lenta ad aggiornarsi, più riluttante ad adottare novità, più ritrosa ad accogliere nuovi strati di software che ci sia sulla faccia della terra. Ripaga, però, con un’affidabilità e una stabilità quasi senza pari, al punto da farla essere la distribuzione scelta “quasi per default” quando si tratta di un’installazione server.

Questa caratteristica, purtroppo, quando nell’aria cominciano ad aleggiare parole come “marketplace”, come “app store” e altri concetti tipicamente legati al marketing ultimo grido, cozza rumorosamente con la necessità di essere al passo coi tempi non velocemente, ma prima di subito. Ciò significa, in altri termini, che con X non è impossibile visualizzare un filmato HD altrettanto bene di quanto fa Windows: ma può volerci del tempo, necessario per scrivere altro – e nuovo – codice, provarlo, riprovarlo, riprovarlo ancora. Nel frattempo, purtroppo, il resto va avanti, dunque si rischia di non riuscire del tutto a rimanere al passo.

Non a caso, Hartley ricorda che se, da un lato, Linspire ha provato a non far sentire la mancanza di Windows ma, semplicemente, è arrivato troppo presto per riuscirci, dall’altro sono state recentemente fatte scelte che allontanano ulteriormente l’affinità di sangue tra Ubuntu e Debian, come l’impiegare per default il Software Center.

Da sempre, la troppa velocità di adeguamento, la voglia di non restare indietro neanche un nanosecondo, ha un prezzo molto elevato: si paga in termini di affidabilità. E in nero, senza alcuna fattura: il crash, il mancato funzionamento, il comportamento imprevisto e imprevedibile arrivano – in perfetto ossequio alla legge di Murphy – esattamente quando sarebbe meglio non arrivassero.

Sfortunatamente, l’osservazione dell’andazzo porta a concludere che la strada imboccata da Canonical sia quella: quella del confronto, della competition, del tentativo di farsi spazio a gomitate, anche al prezzo di portarsi in casa qualche “guaio” che, finora, proprio quelle scelte architetturali forse lente ma lungimiranti à la Debian hanno rigorosamente tenuto fuori della porta di casa.

Mi assocerei, dunque, a quanto afferma Hartley come concetto di fondo: non c’è da fare paragoni, non c’è – come si dice a Roma – da ingarellarsi (fare a gara, come quando gli adolescenti “tirano” i motorini per vedere quale corre di più) a chi riesce prima a non far sentire di più degli altri la “mancanza” di Windows (o di Mac, poco importa: è il principio che conta). C’è da portare avanti, invece, la propria strada, il proprio concetto di elaborazione dati, il proprio modello di sicurezza ad ampio spettro, la propria architettura, insomma.

Quando si acquista hardware è bene accertarsi prima della sua effettiva compatibilità (click per ingrandire)

Quando si acquista hardware è bene accertarsi prima della sua effettiva compatibilità (click per ingrandire)

Personalmente, come ha spiegato anche Hartley, già da tempo ho cambiato modo di fare scelte nei confronti dell’hardware: prima di acquistare periferiche “dubbie”, mi accerto rigorosamente che l’hardware in corso di acquisizione sia compatibile con Linux (e non solo, possibilmente). Anche quando si tratta di una “banale” Webcam da impiegare con Skype o simili: nella foto qui accanto ho evidenziato i simboli su una Webcam appena acquistata, destinata proprio all’IM video, che sarà installata su un PC dove gireranno indifferentemente sia Linux che Windows.

Stessa tattica adotterò quando, nell’arco di qualche giorno, dovrò acquistare una stampante multifunzione per sostituire il vecchio fax, che ha dato forfait: presumo di limitarmi a un modello di Samsung, anche se non ho ancora deciso quale, proprio per la sua dichiarata compatibilità con tutti e tre i principali sistemi operativi.

Questo mi permette di mantenere ben messo a fuoco lo scopo primario: quello di non essere limitato a Windows da altre scelte, magari solo perché fatte in modo affrettato.

Ovviamente non ho la pretesa di parlare per tutti ma sono convinto che, se solo ci fosse un po’ di maggiore consapevolezza, forse distribuzioni come Ubuntu non avrebbero bisogno di correre così tanto. E forse risparmierebbero più di qualche grattacapo, proprio perché i suoi estensori saprebbero che nessuno li paragona, ma li sceglie, il che è molto diverso.

No?

Marco Valerio Principato


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Sezione in lettura: Opinioni

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Commenti (locali)
  1. Pierre scrive:

    E’ vero che windows è un buon sistema operativo, ma è altrettanto vero che le distribuzioni che ruotano attorno a LINUX non sono da meno. Windows ha goduto molto dell’apoggio ceco di tutti i produttori dell’hardware che non hanno fatto niente per venire incontro al pinguino e nonostante ciò il pinguino è cresciuto lo stesso.
    Una volta usavo anch’ io windows ma da quando sono passato a linux (tempo fa) non ho più pensato a windows per vari motivi…
    I due sistemi per quanto mi riguarda non sono paragonabili; LINUX è LINUX come Windows è Windows punto. Cosa usare dipende soltanto dalla propria sensibilità; io ho scelto LINUX…

  2. Marco Valerio Principato scrive:

    Infatti non voglio criticarla: se fossi critico e ritenessi di avere ragioni valide per esserlo, potrei mai essere uno che, invece, lo usa?

    Cerco solo di capire se, con qualche piccolo sforzo di concretezza, non si possa giungere ugualmente a risultati innovativi senza rischiare di “inimicarsi” pezzi di software ritenuti “pietre miliari”: certo, qualcuno prima o poi deve pur tentare, magari facendolo a velocità leggermente inferiori si potrebbe essere meno “traumatici”, questo il senso.

    In fondo, come dici giustamente tu, se Ubuntu è il “Linux per gli esseri umani”, deve anche avere tra i suoi obiettivi quello di non far “scappare” la gente perché “tutti gli altri funzionano con la tale cosa e Ubuntu, invece, da quando ha cambiato, non va”, non credi?

    Un saluto

  3. Andreabont scrive:

    Condivido che Canonical spesso lasci da parte la ricerca dei bug nelle versioni appena rilasciate, e lascia che sia l’utente a segnalarle.

    Ma non critico la volontà della Canonical di essere competitiva sul mercato, dimenticate forse che Ubuntu è “Linux per gli esseri umani?”.

    Non è “Linux per i nerd”.

    Quindi per forza deve portare innovazione al grande pubblico, non mi vedrei mai una persona con scarse capacità di informatica lavorare su Debian.

    Sono scelte, non me la sento di criticarle, GNU/Linux è un bel mondo appunto perchè ci sono tante distribuzioni tutte diverse, ognuna adatta a una certa fetta di utenza.

    Allora, se Ubuntu non ti soddisfa più, cambia distro :-)

    Ma criticarla a priori è sbagliato.

  4. Marco Valerio Principato scrive:

    Scusami Paolo, ma mi sembra di non aver nominato la parola “kernel” neppure una volta nel corso del post… forse mi sbaglio? Lungi da me l’idea di confrontare un Kernel con un sistema operativo, di cui il primo è un pezzo (importante quanto si vuole), ma non è IL sistema.

    Anzi, sostengo l’idea del NON confrontare Windows con Linux: come dicono in Campania, “non c’azzeccano niente l’uno con l’altro”, che poi permettano entrambi di fare alcune cose in modo simile, è altra cosa.

    Proprio per questo sposo l’idea di non trasformare Ubuntu in un “prodotto a sfondo commerciale”, altrimenti del software libero ci resta solo l’ombra.

    D’altro canto, non posso pensare solo a me o a chi, come me, di fronte a una Shell non si turba minimamente (ho cominciato quando i sistemi Unix avevano SOLO la shell e X era poco più di un “esperimento”), ma anche agli altri, che invece trovano un concetto come la Shell particolarmente “ostico” e l’unica cosa che comprendono, in prima battuta, è che somiglia al “Prompt dei comandi” di Windows.

    Peraltro, come credo molti altri, se Canonical “esagera” sono pronto a cambiar distribuzione…

    Un saluto

  5. Marco Valerio Principato scrive:

    Scusami Francesco, ti percepisco molto “accorato”, magari per qualche “sòla” (=fregatura, per dirla alla romana) ricevuta tuo malgrado, e pur capendolo forse non è l’atteggiamento migliore: calma, innanzi tutto, meglio guardare le cose come stanno.

    Su Debian, che sia “lenta”, avrei pochi dubbi, ma questo non è uno svantaggio, dipende dagli obiettivi.

    Verissimo che le multifuzione sono normalmente una scelta di compromesso, ma non sono tutte uguali: personalmente parlo di una laser, innanzi tutto, non della tipica multifunzione da 90 euro che ti lascia il giorno dopo.

    Samsung, se scorri qualche sito di e-commerce lo vedrai, è tra le poche che ha da molto tempo deciso di rilasciare i driver per Linux, come per Mac, come per Windows, questo gli va riconosciuto.

    Poi c’è sicuramente chi ha all’interno un CTO (come Canon) che, se potesse, sparerebbe a raffica su Linux e su chi lo usa, ma questo è un suo problema: condizionerà le mie scelte, ma forse non quelle di altri.

    Infine, anch’io stimo di più le aziende “minori”: lo prova la foto della telecamera che ho acquistato, che non è una Logitech, ma una “sconosciutissima” Plex il cui nome a dominio (nickelglobal.com), almeno a me prima di scrivere questo commento, neanche risulta risolvibile), una “cinesina” ma, vuoi o non vuoi, capace di essere riconosciuta da tutti gli ambienti (non ho provato Xbox, non avendola, e neanche Solaris, ma il resto funziona).

    Quando Canon ne farà una uguale, oppure meglio ma che, comunque, quale che sia la presa USB a cui la collego mi dirà (in lingua neutra) “Vista Webcam, riconosciuta, pronta all’uso” ne riparleremo: fino ad allora, Canon è semplicemente “fuori catalogo”, almeno per me.

    Prima o poi andrà così, vedrai… ho un esempio Creative (altra ditta nota per essere ritrosa a Linux e Mac): diversi anni fa regalai alla mia compagna un Creative Zen Micro, per allora era uno dei più capaci. Software per gestirlo SOLO rigorosamente Microsoft. Non più di un anno fa gli ho aggiornato il firmware: l’ultima versione ha aperto le porte, ora il Creative Zen Micro viene “visto” come normale disco USB da QUALUNQUE sistema e lei (oggi) lo “popola” di musica a partire dal suo MAC!

    Come ho detto in altra occasione, oggi l’architettura aperta vince: le aziende “ritrose” se ne accorgeranno a loro spese e chi non si adeguerà pagherà di tasca propria, stanne pur certo.

    Per finire con la questione “Ubuntu corre troppo”, è evidente che sia così, è innegabile che Canonical si stia “inquinando” il proprio status di produttrice di software libero, lasciando forse troppo spazio al marketing. Un po’ si può anche fare, ma quando si esagera si corre il rischio che chi predilige davvero del software libero gli volti le spalle. “All’uccello ingordo gli crepa il gozzo”, dice il proverbio. Spero bene che in Canonical lo tengano presente, tutto qui.

    Ciao

  6. Marco Valerio Principato scrive:

    Mi conforta un commento come il tuo. Un po’ meno quello sopra al tuo, ma non sapendo chi è l’estensore, mi sto informando prima di rispondergli.

    Un saluto

  7. francesco scrive:

    NO! non condivido quanto riportato, in particolare su Debian e derivate, inoltre è noto che l’hardware su cui ci si spende tempo da parte della comunitàà è quello migliore, le multifunzioni in genere sono sconsigliate, nonostante questo gli utenti se ne fregano badando al risparmio, anche se qualche casa rilascia driver e la comunità ha cominciato a svilupparne alcuni. Comunque tutto questo articolo pare essere scritto da stipendiati Microsoft, quando è invece importante dire che se fossero gli stessi utenti a volere che le cose cambino mandando un forte messaggio alle software house e produttori in genere dovrebbero migrare per far si che si impegnino nel porting su Linux e rilasciare driver come fanno con Mac, è solamente questione di mercato, anche se non capisco comunque il motivo per cui alcuni non offrono il loro contributo, prendiamo Canon ad esempio, mai e poi mai si impegnerebbe nello sviluppo di driver per Linbux, vorrei vedere cosa succede se la percentuale degli utenti aumentasse in maniera vertiginosa, e sarei comunque il primo nella comunità a consigliare altre marche….. diciamo pure per vendetta èpersonale, ma stimo e rispetto di più aziende minori che cercano comunque di rendere compatibile l’hardware per ogni piattaforma.

  8. jumper scrive:

    Direi che hai colto nel segno.
    Ubuntu è stata spesso criticata proprio per questo, per essere competitiva ogni sei mesi rilascia una nuova versione e ogni sei mesi non si sa cosa accadrà.
    Anch’io uso sia Linux che Windows e Linux lo uso proprio perché è diverso da Windows.
    Ciao

  9. paolo del bene scrive:

    voi confrontate un sistema operativo come windows con un kernel di nome linux ?

    se volete confrontare le due cose iniziate ad usare termini esatti !

    GNU/linux = Operating System
    linux = Kernel

    due cose distinte e separate concettualmente dal punto di vista tecnico e dal progetto iniziale basato su GNU’S Not UNIX.

    consiglio la lettura di http://paolodelbene.pbworks.com/FrontPage

    facile a leggersi, scorrevole e ben spiegato in Italiano.

    saluti paolo del bene




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