Le cinque migliori distribuzioni Linux, secondo ZDnet
Una piacevole carrellata su cinque importanti distribuzioni Linux, a opera dell’ex direttore di Desktop Linux, oggi blogger su ZDNet. Che può aiutare i novizi a orientarsi nel mondo Linux
Roma – Con buonissima pace di tutti i detrattori, Linux oggi è un po’ ovunque, anche se spesso non si vede. Si usa Google, Facebook, Twitter? Bene, si sta usando Linux. Si ha in tasca uno smartphone Android? Bene, è una variante, ma è Linux. Si ha un NAS, ossia Network Attached Storage, detto anche “disco di rete”? Lo muove Linux, ci si può giurare. Si ha un modem/router ADSL? Quasi certamente c’è una versione specializzata di Linux a muoverlo. Si sta leggendo questo sito? Dietro c’è Linux e non solo dietro a questo, ma dietro al 60 per cento dei siti Internet in tutto il mondo.
Chi l’avrebbe mai detto che in “soli” vent’anni Linus Torvalds avrebbe visto tutto questo? Oggi, infatti, si parla di distribuzioni e ce ne sono talmente tante da avere davvero serio imbarazzo. ZDNet prova quindi a stilare una micro-classifica di quelli che ad avviso del blogger che ci scrive, Steven J. Vaughan-Nichols, possono essere considerati “i primi cinque”. Lo ha fatto sulla scorta di un’esperienza abbastanza lunga, nella quale ha impiegato pressoché tutte le distribuzioni più significative.
Vaughan-Nichols, per anni direttore responsabile della rivista Desktop Linux, ci tiene a precisare che sul suo Desktop non gira Linux perché è gratuito o perché ritenga l’Open Source “moralmente superiore” rispetto alla concorrenza proprietaria di Apple e Microsoft, ma semplicemente perché per ciò di cui ha bisogno funziona meglio. E chi scrive, in tutta franchezza, può in moltissimi casi dire lo stesso e si trova in perfetta sintonia nel dichiararsi, quando si parla di tecnologia, pragmatista piuttosto che idealista. Ciò significa che a prescindere dalle proprie convinzioni, di fronte a un programma Open Source che non risponde alle proprie esigenze o non svolge il proprio lavoro e uno Closed Source che vi risponde o svolge il proprio lavoro, si sceglie il secondo.
Gli esempi che Vaughan-Nichols porta sono chiarissimi: come player Flash usa quello di Adobe, non Gnash: è indubbio che non vi è paragone e sarebbe sciocco fare del proselitismo sul secondo per partito preso. Al contrario, sarebbe bello se tutti usassero codec ottimi e gratuiti come Ogg Theora, ma dovrebbero essere usati anche da chi produce. Così non è, dunque è inutile insistere in maniera sterile.
Tutto ciò premesso, secondo Vaughan-Nichols si può cominciare con il 5° posto, che assegna a SystemRescueCD.
Quest’ultimo non è un sistema Desktop in sé per sé ma va menzionato a prescindere da quale sia il sistema usato per il proprio Desktop. Specie se si è inclini ai tecnicismi e a fare da sé per risolvere problemi, è una distribuzione che occorre avere.
Lo si può avviare da CD, da pennetta o persino da rete. Ha un suo Desktop minimale ma il suo scopo è quello di tentare di riparare sistemi rovinati, andati in crash, che non partono più, tentare di recuperare dati e documenti, capire che diavolo succede al computer e, in particolare, è specializzato negli strumenti di analisi e riparazione dei filesystem. Ottimo, dunque, nel tentare di riportare in vita un hard disk (apparentemente) morto.
Al suo interno vi sono strumenti come Parted, Partimage, FSTtools e diversi altri, supporta pressoché tutti i filesystem di Linux, Unix e Windows quali ext2/ext3/ext4, FAT, JFS, NTFS, ReiserFS, Reiser4 e XFS. Secondo Vaughan-Nichols non c’è disco, anche logicamente defunto (ma in grado almeno di avviarsi), dal quale non sia riuscito a recuperare dati.
Certo, non si tratta di un giocattolino o di qualcosa con cui fare esperimenti se non si è all’altezza, ma se si è da tecnici praticanti in poi è uno strumento utilissimo. E chi scrive, in tutta franchezza, non può che confermare.
Al 4° posto il blogger di ZDNet colloca OpenSuSE 11.4. Al cui proposito gli piacerebbe di dire che lo adora, ma non può: lo trova… klutzy (abbozzo di traduzione: stupido, scemo, forse meglio indicato da sempliciotto, scioccamente semplicistico). Gli piace, però, che abbia KDE 4.6 e questo diventa una scelta, legata al suo “amore” per smanettare a fondo, cosa che Gnome offre meno.
Non lo ama come Desktop però sostiene che come server sia più adatto. Per i servizi verso la Rete il blogger dichiara di preferire in maniera radicale strumenti più classici come il Red Hat Enterprise Linux (RHEL) e le sue derivate free come Centos. L’approccio, però, dell’interfaccia OpenSuSE a suo avviso rende gestire un server “dannatamente semplice”, dunque lo preferisce per i suoi server Intranet (non affacciati in Rete ma a solo uso interno).
Il 3° posto, curiosamente, secondo Vaughan-Nichols va a Mepis 11. La ragione per la quale egli dichiara di aver sempre avuto una sorta di “occhio di riguardo” per questa singolare distribuzione è solo perché, semplicemente, funziona. Si tratta di una distribuzione basata su KDE come Desktop e su Debian come distribuzione base, con ben poche alterazioni.
Dietro di esso c’è il suo “progettista”, Warren Woodford, e la sua schiera di fan e supporter, ma null’altro: dunque, esso mira sostanzialmente a chi è capace di cavarsela da solo, non ci si può aspettare dietro al prodotto alcuna organizzazione vera e e propria. Vaughan-Nichols lo sconsiglia per i novizi, ma per chi ha preparazione sul tema a suo avviso è un pacchetto a cui vale la pena di dare uno sguardo.
Al 2° posto vi colloca – sorpresa – proprio Ubuntu 11.04, l’ultima distribuzione ufficiale di Ubuntu. Ciò che al blogger non è proprio piaciuto è Unity, l’interfaccia di default di cui è dotato. Essa è adatta al grande pubblico, ma molto meno, in effetti, a chi vuole andare più a fondo, anche in maniera non esagerata ma quanto basta a poter “personalizzare” per bene.
Vaughan-Nichols sottolinea che, però, scopo di Unity (e dell’intero progetto Ubuntu) è quello di sottrarre clientela ai “commerciali”, dunque di indurre in tentazione l’utenza Windows e Mac nella speranza di farla provare a utilizzare Linux. Unity – racconta – non sarà mai il suo ambiente Desktop ma fintanto che Ubuntu sarà là per portare più utenza da Windows e Mac, ben venga.
Chi scrive – notoriamente utilizzatore di Ubuntu – concorda appieno: in una delle ultime installazioni di prova Unity ha fatto una brutta fine, cedendo il posto a un Desktop ben più tradizionale, da LTS insomma.
Questione di gusti, naturalmente: chi scrive non ha mai fatto mistero di ammirare la grafica del Mac e, pur possedendolo in carne e ossa, anzi, in hardware e software, sugli altri computer generalmente “personalizza” Ubuntu con Mac4Lin, che lo rende simile nell’aspetto.
Per le medesime ragioni esposte da ZDNet, chi scrive ha dove possibile “messo in pausa” la corsa agli update folli su Ubuntu 10.10, in cui vi è, appunto, Gnome 2.32 (vedi figura).
E veniamo infine al 1° posto, che Vaughan-Nichols assegna senza alcuna remora a Mint 11. Questa è una distribuzione basata su Ubuntu ma dove Gnome, per scelta, è la versione 2.32 anziché la più nuova 3.0 e si presta ancora di più a essere smanettata: di qui la “gradevolezza”, dal suo punto di vista.
Il fatto di essere basata su Ubuntu la “premia”, in certo qual modo: può sfruttarne i repository e può utilizzare tutti i programmi pronti, ormai reperibili a migliaia, pensati proprio per Ubuntu. Insomma, a suo avviso la scelta migliore se non si è in nessun modo attratti da KDE, che secondo Vaughan-Nichols resta comunque più attraente sotto il profilo tecnico.
Classifiche a parte, senza meno si può concludere che, oggi, davvero utilizzare Windows o Mac OS X non è più indispensabile. Certamente restano casi in cui non vi si può rinunciare, come quelli in cui si abbia la necessità di impiegare programmi del tutto insostituibili con altri Open Source, ovvero di utilizzare hardware tassativamente non supportato se non dai sistemi commerciali.
Ma laddove è possibile operare delle scelte, il trucco è semplice: vanno fatte in anticipo. Esattamente come quando chi scrive ha scelto una delle proprie stampanti multifunzione, la Samsung CLX-3180 (scanner, fotocopia, stampa e fax laser a colori) che sotto Ubuntu è pienamente supportata e configurando bene il software, vivaddio, funziona perfettamente.
Marco Valerio Principato











































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