Le possibili ragioni della diffidenza verso Google Plus

Social Network: gioie e dolori per Google Plus. Ci vorrà estrema chiarezza.
Social Network: gioie e dolori per Google Plus. Ci vorrà estrema chiarezza.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 14/11/2011
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In occasione del Monaco Media Forum, Google ha “confessato” cosa se ne fa davvero di un social network come Google Plus: una macchina estrattrice di informazioni. Ed ecco perché la gente, che ormai conosce Google, è cauta

Roma – Uno dei titoli che spesso ricorrono sui media da quando esso è nato, è incentrato su una questione rilevante: a che punto è Google Plus? Con i suoi attuali 40 milioni di “sottoscrittori”, pur appartenendo alla più grande Web Company del mondo, non sembra riuscire a crescere con i ritmi del suo principale concorrente, Facebook. E proprio per questo il quotidiano The Telegraph ha cercato di offrire un punto di vista diverso su Google Plus. Quel che ne deriva è per alcuni aspetti sconcertante: esso è un social network, ma come effetto collaterale. La vera motivazione della sua esistenza, come peraltro prevedibile, è quella di essere un’ulteriore, gigantesca macchina di “generazione dati” estratti dalle informazioni personali conferite dagli utenti.

La “confessione”, se così si può definire, è emersa nel corso del Monaco Media Forum, evento annuale che si è tenuto la scorsa settimana tra mercoledì 9 e venerdì 11 novembre, dove Nikesh Arora, chief business officer di Google, ha finalmente parlato (quasi) chiaro.

“Google Plus, per noi (ossia per lo staff di Google, ndB) non è un social network. Piuttosto, è una piattaforma che ci permette di portare elementi sociali in tutti i servizi e prodotti che offriamo”, ha detto Arora. Dunque, se Google Plus non è “riunire la gente su un singolo sito e chiamarlo social network”, come spiega Arora, allora cos’è? Questa la domanda che si pone il quotidiano.

Uno dei presenti alla conferenza ha esternato un certo stupore alla corrispondente da Monaco del quotidiano, Emma Barnett. “In sostanza, ciò che (Arora, ndB) ha appena ammesso è che Google Plus è semplicemente un grosso spider (in analogia alla medesima funzione tipica del motore di ricerca, detto anche Crawler o Robot, ndB), impegnato a collegare tra loro tutti i prodotti dell’azienda per la prima volta, a spingere l’utenza a disporre di un profilo Google, il che fornirà un’enorme massa di dati personali in più. Uno spider che va molto lontano. Mi sento molto a disagio nel condividere così tante informazioni sul web aperto, attraverso i vari prodotti Google”, ha detto il partecipante, di cui Emma Barnett non fa il nome.

Dalle parole di Arora non sarebbe emerso proprio lo stesso quadro: egli ha preferito descrivere il grande “piano” di Google come un percorso attraverso il quale si crea una piattaforma i cui servizi social si dislocano in tante piccole micro-realtà sparse per il Web. Che Google spera gli utenti visitino con elevata frequenza e profondità, attraverso le proprie web property come il search, YouTube e le Mappe.

Arora ha anche sottolineato che l’utenza si troverebbe a minor disagio nel momento in cui il maggior “rilascio” di informazioni personali si rifletta anche in qualche sorta di “vantaggio” derivante dall’impiego dei servizi social. Ma ha anche aggiunto che “chiaramente esiste una sottile linea di confine su quante informazioni vengono condivise con le altre web company“, un punto cruciale su cui molti discutono e sul quale Google cerca di sintonizzare le proprie scelte in funzione di quanta “fiducia” riesce a ottenere dalla propria utenza.

Arora tuttavia non ha parlato affatto di come Google intenda attivamente guadagnarsi la fiducia della gente, così da non far sentire nessuno a disagio di fronte alla consapevolezza della gigantesca raccolta di dati, effettuata da una rete enorme di operatori del Web per scopi in effetti non conosciuti.

The Telegraph conclude il suo report con una considerazione: Facebook è costantemente sotto “pressione” con il fine di estorcergli la maggior chiarezza possibile in merito a quanto accade dei dati personali che esso raccoglie, elabora e vende – quale che sia la forma, aggregata o meno – a partire da quanto esso ha accumulato all’interno del suo giardino incantato. Probabilmente Google Plus potrà osservare una flessione positiva importante della propria utenza quando anch’esso sarà sottoposto alle medesime “pressioni”.

Il quadro, dunque, è abbastanza chiaro. Che Google sappia pressoché già tutto degli internauti è fatto ormai assodato. Frequentare il suo social network (in maniera attiva, s’intende) gli conferisce quel che gli mancava nel quadro, ossia proprio gli aspetti connessi con le relazioni interpersonali, gli interessi, le frequentazioni e le tendenze. Questo ormai la gente inizia a non considerarlo più un fattore di secondo piano: di profonde inferenze ce ne sono già abbastanza.

Sarà quindi bene, molto probabilmente, che Google si concentri con grande attenzione su fattori chiave come la trasparenza nei confronti dell’utenza. In assenza di ciò, tutto lascia pensare che i ritmi di crescita – e anche la “qualità” dell’utenza che decide di provare – assai difficilmente possano cambiare in maniera radicale.

Marco Valerio Principato


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