Pirateria in Rete, la posizione cristallina del governo svizzero
Svizzera
La Confederazione Svizzera prende ufficialmente posizione sul file-sharing: non è illegale e nessuna variazione al quadro normativo sarà apportata. “Non nuoce all’industria”, dice. Occorre scegliere: adattarsi oppure morire
Roma – Perfettamente legale: così resterà in Svizzera lo scaricare prodotti coperti da copyright per uso personale. Secondo il governo locale, che ha ufficializzato questa posizione, i detentori dei diritti non ne soffriranno in quanto il denaro che gli utenti non spendono nell’acquisto di tali prodotti viene frequentemente speso in altri prodotti del settore dell’intrattenimento.
A chiarirlo c’è tanto di comunicato stampa ufficiale della Confederazione Svizzera: è scritto in tedesco, ma con l’aiuto di Google si comprende perfettamente. Le conclusioni sono chiare fin dall’apertura: “Internet ha cambiato radicalmente l’impiego di musica, film e giochi. E il quadro giuridico consente di fornire una risposta adeguata all’impiego non autorizzato di tali opere. L’azione legislativa non sarà contraria”.
In Svizzera, secondo i dati degli studi elvetici, esiste fino a un terzo della popolazione di età superiore ai quindici anni che scarica tali opere dalla Rete. Nonostante diverse campagne informative, risulta che la stragrande maggioranza degli utenti Internet non è in grado di stabilire con certezza quali “offerte” siano pienamente legali e quali non lo siano.
Inoltre, l’andamento delle spese in quel settore resta costante e si è osservato che chi non spende nell’acquisto di supporti ufficiali investe poi di frequente tali risparmi in altri beni connessi con l’intrattenimento, che vanno dal recarsi ai concerti all’acquisto di gadget e all’assistere a proiezioni di film al cinema.
La conclusione del rapporto della Confederazione è spietata: occorre adattarsi ai cambiamenti nel comportamento dei consumatori. Restano infondati i timori circa l’impatto negativo che tali comportamenti sono ritenuti avere sulla produzione culturale nazionale e proprio per questa ragione non si ritiene necessario apportare alcun cambiamento al quadro legislativo attuale.
La conclusione svizzera, spiega Torrent Freak, affonda le sue radici in uno studio alquanto articolato svolto nel 2009, che consta di ben 142 pagine. In esso venivano affrontate le conseguenze economiche e culturali del fenomeno del file-sharing sull’industria musicale, cinematografica e videoludica, con effetti pressoché “neutri”.
D’altro canto, ricorda ancora Torrent Freak, iniziative come la francese Hadopi (la famosa “legge dei tre schiaffi”, ndB) hanno dimostrato un’efficacia pressoché nulla, con il solo effetto di spostare i margini altrove: la creazione e l’applicazione di quel quadro normativo secondo la Svizzera avrebbe comportato per la Francia una spesa di 12 milioni di euro senza produrre, quindi, alcun risultato economicamente apprezzabile nel panorama complessivo e minacciando quello che la stessa UE ha definito diritto fondamentale, ossia l’accesso a Internet.
In tutto questo, dunque, la Svizzera resta contraria all’adozione di provvedimenti a carattere censorio in quanto essi limitano – o azzerano, in alcuni casi – la libertà di espressione e violano le norme sulla privacy, come pure contraria resta di fronte al tracciamento degli indirizzi IP di chi impiega programmi di file-sharing.
Il messaggio – neppure del tutto implicito – che la Confederazione trasmette alle industrie dell’intrattenimento dunque è di cristallina chiarezza: adattarsi al cambiamento nelle abitudini dei consumatori o morire.
Una lezione che, non fosse altro, merita almeno di essere studiata.
Marco Valerio Principato




































