iPhone 5 e il sole in viola

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 04/10/2012
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Apple ritiene che non sia un difetto e invita a non puntare verso il sole. Gli utenti si infurieranno, da un lato li si può comprendere, dall’altro essi debbono fare solo una cosa: riflettere su Apple

Roma – L’uscita di iPhone 5, assieme all’entusiasmo, ha sollevato notevoli perplessità. Prima tra tutte quella relativa al WiFi, che stando alle segnalazioni di diversi utenti ha continuato a non essere impiegato per trafficare in Rete, nonostante la regolare connessione, e ha invece proseguito a sfruttare la connettività cellulare, con conseguente addebito di traffico.

Mentre su questo l’operatore cellulare a stelle e strisce Verizon Wireless ha immediatamente rilasciato una correzione, sul parimenti lamentato strano alone viola nelle riprese fotografiche segnalato da alcuni, Apple non sembra voler sentire ragioni: la risposta è stata “non fotografate puntando l’obiettivo verso il sole”.

L’Agenzia ADNKronos ha pubblicato tale informazione e, insieme, ha riprodotto due delle tre foto comparative pubblicate da Gizmodo, che ha pure parlato del malfunzionamento. Leggendo, si scopre che anche Mashable si è occupato della vicenda e ha pubblicato diverse foto comparative, in particolare tra iPhone 4S e il più nuovo iPhone 5. Da Mashable si scopre ancora che sul Forum di AnandTech vi sono ulteriori segnalazioni e una serie di immagini pubblicate su Twitter che evidenziano il problema.

Un’analisi di tali comparazioni, di quanto spiegano gli utenti sul Forum Discussions di Apple e della risposta di Apple, in ogni caso, porta a conclusioni non molto rassicuranti. Prima di tutto non si tratta di un difetto saltuario, ma sistematico: chi è riuscito a farsi sostituire l’apparecchio ha constatato il ripresentarsi del problema pari pari.

Mentre le foto pubblicate dai grandi media outlet tendono, in generale, a evidenziare il difetto, le foto pubblicate su Twitter dimostrano che esso si presenta solo in alcune particolari condizioni di esposizione: in particolare, questa foto – che neppure riprende sole diretto – evidenzia l’alone, mentre questa foto – ripresa solare diretta – evidenzia solo una macchiolina viola, tollerabile viste le condizioni alquanto estreme di ripresa.

Il fatto che Apple abbia dichiarato che “il bagliore viola è considerato un comportamento normale per la fotocamera dell’iPhone 5” può confermare solo dei sospetti, ossia che Apple – rispetto a iPhone 4S – abbia impiegato un tipo diverso di sensore, probabilmente a causa della riduzione di spessore dello smartphone, il quale risulta più sensibile alla saturazione (perché di questo si tratta) in certi particolari angoli di ripresa.

Tale “difetto” è correggibile solo parzialmente attraverso modifiche al firmware di gestione. Potrebbe essere corretto da un software specializzato, questo senz’altro, ma di certo non è un’operazione da pretendere da uno smartphone: dunque, una soluzione software al problema interna all’iPhone 5 è quanto meno improbabile.

Ciò dimostra come gli equilibri tra qualità, dimensioni, affidabilità e quantità tollerata di “difetti” abbiano raggiunto un notevole livello di criticità. In realtà non si sa, né si saprà mai, quali sforzi sono concretamente stati compiuti dagli ingegneri Apple su questo polinomio di valori. Probabilmente finirà come la questione dell’antenna del precedente iPhone, a suo tempo battezzata antennagate, che, dopo tanto rumore, tutti hanno dimenticato. Ciò non significa che il problema dell’antenna sia mai stato realmente risolto: è stato semplicemente da un lato ignorato, dall’altro tamponato.

Che la questione delle antenne sia un aspetto piuttosto spinoso dell’intera fase progettuale di qualsiasi smartphone è verissimo, e vale grosso modo per tutti. Ma nel caso di iPhone è stato un problema di progettazione e, al contempo, di mancato riscontro all’atto della prototipazione, questa è la realtà, nonostante qualche goffo tentativo di minimizzare.

Questa esperienza deve servire principalmente a riflettere sul futuro: Apple non è più come quella di una volta. Non lo permettono i mercati, non lo permette la concorrenza, non lo permette la velocità evolutiva, non lo permettono le aspettative della clientela, non lo permettono i tempi ristrettissimi per passare da un embrione progettuale a una realtà produttiva con la stessa affidabilità che una volta contraddistingueva qualsiasi prodotto Apple.

Alzi la mano chi, da quando i computer Mac sono diventati MacIntel, non abbia esperito almeno una volta il blocco del sistema, esattamente come Windows, costringendo al riavvio brutale.

È questo che deve “dirla lunga”.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2076 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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  1. Peo ha detto:

    Sono entrato con le aziende (mie) nel mondo Apple solo dall’anno scorso (con telefonia e non solo…). Ma il paragone con WIndows che fa l’articolista è – scusatemi – inaccettabile. Windows è un brutto sogno. Il ricordo di fine settimana impiegati a spulciare macchine compromesse. Soldoni spesi per macchine prestazionali castrate al dunque da antivirus obbligatori ma spesso insufficienti, e quant’altro. Se i Mac vanno riavviati di brutto – e può capitare – non perdo niente. Mai. Quanto ad Apple che non è più quella di una volta ci può anche stare. Ma direi che è sempre un gradino sopra gli altri. Sulla telefonia, chi ha il ricordo di plastiche e scricchiolii (Motorola, Nokia, Palm, Blackberry) sa cosa significhi avere in mano un iPhone.




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