Telefonia e Internet, da domani nel redditometro. Anzi no

Telefonia e Internet, da domani nel redditometro. Anzi no
Dario Bonacina
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Pubblicato il: 22/10/2012
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Da gennaio – e non più da martedì 23 ottobre – tutti gli operatori di telecomunicazioni dovranno trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati sulle utenze di di telefonia fissa, mobile e satellitare. Tra i dati utili al redditometro saranno dunque inclusi i consumi relativi a servizi di telefonia e Internet (articolo aggiornato dopo la pubblicazione originale)

Milano – Entro fine mese il redditometro sarà pronto e si prevede che entri in vigore dal 1 gennaio 2013. La stampa ne parla da tempo, con un’intensità che è andata in crescendo negli ultimi giorni, ma forse non tutti sanno che questo strumento, che misurerà le spese degli italiani per confrontarle con il loro reddito, non si lascerà sfuggire un aspetto alquanto sottavalutato: il traffico telefonico e Internet di tutti gli utenti.

Dal 22 gennaio 2013 (il termine del 23 ottobre – ossia domani – fissato precedentemente è stato ulteriormente differito), infatti, per tutti gli operatori di telecomunicazioni scatta l’obbligo di comunicare all’anagrafe tributaria tutte le informazioni “relative ai contratti di servizi di telefonia fissa, mobile e satellitare relativamente alle utenze domestiche e ad uso pubblico”. Fino ad oggi i dati da trasmettere all’Agenzia delle Entrate riguardavano le utenze professionali e aziendali. Da domani, invece, queste informazioni dovranno essere integrate con i dati relativi all’utenza privata.

Si parla ovviamente dei contratti e dei consumi effettuati dagli utenti per servizi di telefonia, termine ampio e generico che identifica tutto quanto riguarda i consumi di servizi di telecomunicazioni: telefonia fissa e mobile, sia per servizi voce che per servizi dati, anche se erogati attraverso tecnologie wireless. Non solo traffico telefonico, dunque, ma anche tutto ciò che riguarda connessioni in banda larga, sia via cavo (ADSL, fibra) che wireless (connessione su rete mobile dalla chiavetta, WiFi, WiMAX, HIPERLAN, eccetera).

Tutto dovrà essere trasmesso all’anagrafe tributaria attraverso la piattaforma telematica Entratel, già precedentemente scelta per la raccolta di tutti i dati contabili comunicati da banche e operatori finanziari, e su cui il Garante della Privacy - in un parere dello scorso aprile – aveva espresso perplessità ”per via delle voluminose quantità di scambio previste, rispetto alle potenzialità e alle limitanti caratteristiche tecniche dello strumento” e per rilevanti problemi di sicurezza, derivanti dal fatto che l’applicazione non esclude completamente le possibilità di utilizzo da remoto o da utenti effettivamente differenti da quelli autorizzati e dotati di credenziali di accesso.

A quella già notevole mole di informazioni andrà dunque ad aggiungersi quella relativa ai consumi telefonici degli italiani, assolutamente considerevole se si pensa che – oltre agli abbonati ai servizi residenziali – questo insieme considera tutti gli utenti dei servizi di telefonia mobile. In Italia il tasso di penetrazione della telefonia cellulare è molto elevato e oggi, anche grazie agli operatori telefonici che hanno convinto gli utenti del Belpaese delle meravigliose possibilità offerte dagli smartphone e da Internet in mobilità, il numero di SIM attive sul mercato nazionale è vicino a cento milioni (circa 97 milioni, secondo i dati AGCOM).

Fra questi sono presenti anche tutti i minorenni che sono stati dotati di cellulare o smartphone dai propri genitori, per praticità, per cedimento ai loro insistenti capricci o per l’illusione di poterli tenere maggiormente sotto controllo, chiudendo un occhio su tutte quelle spese aggiuntive sostenute (per uno smartphone abbinato ad un piano tariffario si possono sborsare almeno 250 euro all’anno, molto di più per i modelli più ambiti e di moda) che ora, insieme a tutte le informazioni relative al contratto sottoscritto, finiranno nel redditometro.

Il problema di privacy relativo ad ogni tipologia di utente è rilevante, non tanto perché i dati relativi ai loro consumi vengano condivisi con l’anagrafe tributaria per un utilizzo dichiaratamente legato alle finalità del redditometro, ne’ per la diffusa percezione di schedatura evidenziata da un crescente numero di cittadini, quanto per la denunciata inadeguatezza del sistema Entratel, che si traduce nella possibilità che a tali informazioni possano accedere soggetti differenti dall’anagrafe tributaria, eventualità verosimile considerando che si tratterebbe di dati molto interessanti e utili per chi si occupa di marketing e di profilazione degli utenti.

I controlli avviati lo scorso anno dall’Agenzia delle Entrate sugli intermediari Entratel confermano la criticità dell’argomento. L’Agenzia dovrà quindi considerare con attenzione le osservazioni del Garante della Privacy, che nel provvedimento di aprile le aveva esplicitamente richiesto di illustrare le misure di sicurezza adottate nel sistema di raccolta ed elaborazione dei dati. L’aspettativa è la sicurezza delle informazioni personali degli utenti.

Dario Bonacina

P.S.: La versione originale dell’articolo faceva riferimento al termine del 23 ottobre stabilito dall’Agenzia delle Entrate, nuovamente rinviato al 22 gennaio 2013


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