Privacy, colpi bassi di lobbying in Europa

The New Blog Times
La Redazione
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Pubblicato il: 11/02/2013
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Davvero preoccupante lo scenario delle retrovie nel quale si stanno emendando le nuove norme europee sulla privacy: intere parti di testo sembrano pressoché copiate dalle lobby.

Roma – Nell’Unione Europea è in corso un processo di modernizzazione delle normative sulla protezione dei dati personali, ancora risalente a un corpus legislativo datato, perché del 1995. Le novità prevedono più ampi scenari e più approfondite misure a difesa e tutela della privacy, in particolare per difendere i cittadini dalle libertà di cui di fatto godono le grandi multinazionali del bit, in primis quelle statunitensi. Contro tale processo, da mesi a questa parte, dagli Stati Uniti è partita un’intensa attività di lobbying volta ad annacquare l’efficacia del nuovo progetto normativo, attività che ha destato molteplici perplessità e infastidito diversi membri del Parlamento Europeo. Ciò nonostante, è ora in discussione una serie di emendamenti alla proposta di base che, secondo molti osservatori, vanifica gran parte degli sforzi compiuti sinora in direzione della tutela.

Nonostante la determinazione di Viviane Reding, commissario UE per la giustizia, convinta di voler fronteggiare con fermezza qualunque pressione proveniente dagli Stati Uniti, diversi osservatori riscontrano che, di fatto, molti degli emendamenti presentati (raccolti in questo documento, formato PDF) sono pressoché dei copiaincolla da estratti delle politiche sulla privacy stilate e adottate da ben noti giganti, quali Amazon, eBay, la camera di commercio USA ed altri.

Un confronto “fianco a fianco” su alcuni punti ritenuti interessanti è stato raccolto in questo ulteriore documento (PDF), reso pubblico dal sito Europe vs. Facebook, nel quale si evince come intere parti di testo siano state trascritte pressoché senza alcuna variazione, portando di fatto all’interno del corpus europeo parti significative, il cui effetto consisterebbe nel legittimare meccanismi ben aderenti alle attuali e lassiste politiche sulla privacy stabilite dai predetti giganti. Un riassunto dello scenario prospettato dal sito si trova in questo documento (PDF).

Un’altra realtà Web che associa e confronta degli estratti di testo al fine di individuare le parti a rischio per la tutela della privacy è Lobbyplag, promosso da Europe vs. Facebook, che sin dalla Home Page pone uno di fronte all’altro le proposte lobbyistiche, gli emendamenti presentati, i membri UE coinvolti nell’azione emendante e le implicazioni derivanti dall’applicazione di ciascun gruppo di emendamenti.

Da tutti gli osservatori, nella circostanza, emergono sollecitazioni ad agire, quelle che spesso in inglese si leggono call to action, chiamata all’azione. Tra queste c’è Privacy Campaign, su cui vi sono le indicazioni per contattare i propri rappresentanti UE, l’elenco delle campagne in ciascuna nazione (dove manca l’Italia) e le spiegazioni sul perché è importante agire e quali sono i fattori chiave del tema.

In particolare, c’è chi si è ingegnato (qui in lingua tedesca, qui tradotto da Google in inglese, qui in italiano) di raccogliere ulteriori testimonianze dalle quali emerge un preoccupante grado di penetrazione dell’azione dei gruppi lobbyistici, la cui riuscita minaccia seriamente di compromettere gli sforzi sinora profusi in direzione di una normativa europea di tutela moderna ed efficace. Uno scenario che ha fatto titolare NetzPolitik.org con uno sconsolante “Bye bye privacy: il Parlamento Europeo copia da Amazon, eBay e compagnia” (qui tradotto in inglese, qui in italiano).

Altra realtà interessante per tenere d’occhio la trasparenza nei processi di legislazione in sede europea è Parltrack, un Wiki in cui sono raccolte informazioni preziose come dossier, elenchi di membri del Parlamento Europeo e contatti, commissioni e raccolte di dati.

Lo scenario, come si può osservare, nel complesso non può che destare preoccupazione e sta ai cittadini dell’Europa tutta, eventualmente con l’ausilio della Rete stessa, mobilitarsi e fare sì che i propri rappresentanti, profumatamente pagati per tutelare i loro interessi, non cedano alle bieche pressioni esercitate dalle grandi multinazionali al di là dell’oceano, con il placet sordo e implicito dello stesso apparato governativo, pressioni la cui intensità offre già di per sé la misura di quanto lucro sia possibile realizzare sulle spalle di persone, sino a oggi, pressoché inermi e succubi di un modello che ha tutti i presupposti per apparire insostenibile.

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Nucleo redazionale del sito a cui lavorano i responsabili, ossia Marco V. Principato e Dario Bonacina, su articoli scritti da altri collaboratori o da essi stessi. Vedere le rispettive bio.



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