Dopo la Francia, gli USA. Ma gli schiaffi sono sei

Dopo la Francia, gli USA. Ma gli schiaffi sono sei
La Redazione
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Pubblicato il: 26/02/2013
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Comincia a concretizzarsi negli USA la legge dei sei schiaffi: da tempo preannunciata, adesso è «pronta per la fase implementativa». Niente sospensioni, ma banda a 256 Kbps.

Roma – Sono mesi, anzi, anni che ci lavorano, ma adesso è finita l’attesa: il c.d. Copyright Alert System (CAS), che gli americani hanno già etichettato “sei schiaffi” (six strikes) sulla falsariga dei famosi tre schiaffi francesi, è pronto per la sua fase implementativa. Si tratta di un provvedimento sponsorizzato dal Center for Copyright Information (CCI), il cui scopo è di attuare uno schema di avvertimenti a sei livelli contro i sospetti pirati infrattori del copyright, trascorsi i quali viene attuata una qualche penalizzazione. Chi fosse colpito dal provvedimento potrà presentare appello dietro pagamento della somma di 35 dollari.

Il Center for Copyright Information è una sorta di “ombrello”, sotto il quale trovano riparo i maggiori provider a stelle e strisce e i maggiori rappresentanti delle case disco-cinematografiche. Il gruppo sin dal 2011 lavorava al progetto dei “sei schiaffi”, rimasto però finora confinato tra un tavolo di riunione e un altro (vedi video di presentazione e video promozionale in fondo).

“Il CAS stabilisce un nuovo percorso per raggiungere i consumatori che si lascino tentare dalla pirateria sul Peer To Peer”, ha scritto il number one di CCI, Jill Lesser. Il lancio della fase implementativa “segna il culmine di mesi e mesi di lavoro”, volto a tentare di fermare la pirateria e promuovere al contempo alternative legittime.

La dirigente ha anche precisato che l’eventuale erogazione del provvedimento non colpisce chi utilizza delle VPN, chi impiega TOR o altri strumenti simili mirati a oscurare dalla visione pubblica la propria “impronta digitale” in Rete.

Tra gli ISP che partecipano vi sono i più grossi nomi statunitensi: AT&T, Verizon, Comcast, Cablevision e Time Warner Cable, ciascuno dei quali ancora deve rendere ufficialmente noto di essere interessato al nuovo giochino. Fa eccezione solo Verizon, che lo spiega.

Per essere esatti, il celebre provider non “taglierà” la connessione, ma dopo l’ultimo schiaffo applicherà un provvedimento di drastica riduzione di banda che verrà strozzata a 256 Kbps. Gli utenti di Comcast, invece, ancora non sanno nulla ma sono giustamente preoccupati: “se si ricevono i 6 schiaffi, il servizio viene sospeso?”, si chiedono.

Da parte degli altri provider, a quanto sembra, c’è un po’ di resistenza a mettere le cose in chiaro, al punto da convincere Gigi Sohn, consigliere di CCI, a scrivere: “continuerò a impiegare il mio ruolo di membro del board dei consiglieri per stimolare il rispetto dei diritti degli internauti, che il procedimento gestito sotto l’egida del CAS sia robusto e accessibile e che esso operi con trasparenza e apertura verso il pubblico”.

Dunque, c’è un altro momento di forte pressione da parte delle potenti lobby delle major a stelle e strisce e c’è, soprattutto, una recrudescenza della sorveglianza speciale a fini (asseritamente) antipirateria, svolta anche grazie a tecniche estremamente invasive quali la Deep Packet Inspection, di cui tanto si è discusso in sede ITU.

Quel che più lascia perplessi è l’osservare che gli Stati Uniti stiano adottando uno schema già rivelatosi del tutto fallimentare – e pressoché abbandonato – in Francia, come fosse la panacea e, per di più, con un numero di schiaffi triplo. Il che dimostra che, almeno in certi frangenti, non necessariamente gli Stati Uniti brillano quanto a intuito socio-geopolitico, diversamente mai e poi mai avrebbero adottato come carta vincente una procedura già sperimentata come perdente.

Filmato esplicativo:

Filmato promozionale:


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