Wi-Fi, digital divide e TV locali: svestire un altare per vestirne un altro?

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 25/07/2013
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Guarda caso, mentre l’art. 10 del Decreto del Fare sembra pian piano trovare la sua strada, per salvare TV locali improvvisamente spariscono 20 milioni dai 150 destinati a colmare il digital divide. Non mi pare esattamente una strategia intelligente.

Avevamo appena tentato di mettere a fuoco come si potrebbe modificare al meglio l’art. 10 del d.l. 21 giugno 2013, n. 69 (“Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia”, detto anche “Decreto Fare”), proponendo sul sito dell’Associazione Nel Futuro1 una possibile configurazione, e ora cosa ti salta fuori? Un bell’articolo su Avvenire2 dal quale si apprende che dei 150 milioni di euro destinati dal governo Monti a sanare il digital divide del Centro-nord, 20 milioni saranno decurtati per evitare tagli alle emittenti locali. Nel “riassunto”, presentato da La Stampa3, i milioni indicati alla voce “TV Locali-Banda Larga” (in fondo all’articolo del quotidiano) sono 19, ma poco importa.

Intanto, non vedo il nesso concreto, quello “reale”: sistemare quell’orrido articolo del Decreto del Fare4 non è un costo, fa parte dei doveri per i quali già paghiamo i nostri dipendenti, come li chiama Grillo, ai quali sono arrivati – da queste pagine e da altre – fin troppi suggerimenti su a) come evitare figure barbine e b) come assecondare le intenzioni del legislatore, sempre ammesso siano davvero quelle.

In secondo luogo, non vedo per quale ragione dovremmo “salvare” delle emittenti radiotelevisive locali usando i soldi destinati ad altro: che facciamo, svestiamo un altare per vestirne un altro? Va bene che l’UE ha sempre “spinto” per la convergenza, per armonizzare, per far sì che la linea di demarcazione tra servizi radiotelevisivi e di telecomunicazioni si “sposti” in ossequio alle moderne realtà tecnologiche, ma con questa tendenza allora dovrebbero anche essere autorizzate (e sovvenzionate) delle emittenti in streaming online, cosa che ad oggi non mi pare sia fatta con altrettanta solerzia.

Già la nostra banda larga è piuttosto arretrata, appena ora si sta delineando la questione del Deepeering5, il decurtare un fondo come quello destinato alla progressiva soluzione del digital divide parrebbe proprio un gesto poco serio, oltre che azzardato.

L’ottica è anche un’altra (mi spiace per chi lavora nelle piccole TV locali, ma è così): salvare una TV locale può produrre un sostegno a un’economia prettamente locale, ammesso questa ci riesca. Salvare la banda larga, liberalizzare il WiFi o qualunque altro mezzo in grado di offrire connettività wireless, favorire la riduzione del digital divide significa salvare un’economia di scala, favorire un livello di servizi armonizzato con il quadro europeo, aprirsi alla digitalizzazione e alla fornitura di servizi degni. Non mi pare che i due obiettivi siano del tutto intercambiabili e non mi pare nemmeno di essere il solo a pensarlo6.

Spero che non si facciano ulteriori sciocchezze: qui il tempo per giocare è finito da un pezzo.

Marco Valerio Principato

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  2. Online si trova a questo indirizzo  [Torna al testo]
  3. Lavoro, edilizia, wi-fi, infrastrutture Ecco le misure del «decreto del Fare»  [Torna al testo]
  4. Ne avevo parlato, “a caldo”, su questa pagina.  [Torna al testo]
  5. Ne ha parlato estensivamente Dario Denni su questa pagina: in breve, consiste in un cambiamento nei vincoli intercorrenti tra provider nel momento in cui si interconnettono. Prima l’interconnessione era gratuita ma non garantiva nulla, ora diviene un rapporto commerciale a tutti gli effetti e dunque può garantire qualcosa.  [Torna al testo]
  6. Vedi questo articolo  [Torna al testo]

Marco Valerio Principato (2076 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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