Giornali, visite, cookie, limiti agli articoli: come funziona

Macchina da scrivere Underwood: giornalismo di un tempo
Macchina da scrivere Underwood: giornalismo di un tempo
Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 04/07/2014
Commenti Commenta | Permalink

Pagine: 1 2 3 Tutte

Rispondendo alle curiosità di alcuni, colgo l’occasione per fare il punto sull’accesso alle informazioni online. Specie se di qualità.

Alcuni “conoscenti di Rete”1 e qualche amico mi hanno contattato chiedendomi spiegazioni sui meccanismi adottati da alcuni giornali per limitare l’accesso ai loro articoli: colgo l’occasione per dare qualche chiarimento a carattere generale, valido non solo per una specifica pubblicazione, ma come criterio-guida al quale si attengono più o meno tutti i quotidiani online.

Naturalmente non mi spingerò in alcuna disamina tecnica, ricca di parole incomprensibili: quel pubblico capace di capire quelle parole non ha alcun bisogno delle mie spiegazioni, sa già come funziona. Invece è di tutti gli altri che mi preoccupo: è a loro che voglio “togliere gli stupori e i dubbi”.

Le domande

Una delle domande è stata: «Stavo leggendo un articolo sul New York Times, a un certo punto è spuntato un cartello su cui mi si diceva che avevo già letto “cinque dei dieci articoli massimi gratuiti”. Non capisco: non mi sono registrato, sono un semplice passante, come fa a sapere quanti articoli ho letto e chi sono? Come fa a individuarmi?».

Un’altra domanda è stata: «perché alcuni articoli, se letti a partire da Google News, riesco a leggerli e poi, se invece sono io a rileggerli perché me li sono messi nei segnalibri, il quotidiano (nello specifico il Wall Street Journal) mi fa vedere solo un pezzo di articolo e poi dice che per il resto devo abbonarmi?».

Qualcun altro ha anche avanzato critiche, sostenendo che alcuni giornali (come il Times londinese, per esempio) non permettono neppure questo: per leggerli bisogna pagare e basta e tale scelta, secondo alcuni, è criticabile e mal si inquadra in una realtà dove tutto (apparentemente, aggiungerei) è accessibile online per altre vie.

Infine, qualche altro si è (e mi ha) chiesto se ci sono mezzi per “aggirare” questi limiti, che magari giungono proprio nel momento in cui si stava per leggere l’articolo che più interessava.

Agirò in questo modo: prima spiegherò perché un quotidiano, quale che sia, può mirare a “schermarsi” dall’accesso gratuito e libero; quindi illustrerò quali sono le principali modalità in cui normalmente può farlo.

Passerò poi a illustrare in modo ultra-semplificato i meccanismi necessari per attuare le limitazioni d’accesso.

Darò quindi un cenno alle modalità con cui, in alcuni casi, è possibile aggirare gli ostacoli, anche se in quel caso dovrei anche scendere in dettagli e magari lo farò in altra occasione. (Continua a pag. 2)

  1. Sul sito dell’Associazione Nel Futuro avevo spiegato accuratamente cosa intendo per “conoscenti di Rete” in questo articolo.  [Torna al testo]
COMMENTI (FACEBOOK)

Pagine: 1 2 3 Tutte

Marco Valerio Principato (2078 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


Abbiamo parlato di:
, , ,

Commenti (locali)




Nota: La moderazione in uso potrebbe ritardare la pubblicazione del commento. Non è necessario reinviarlo.

*