Internet delle Cose: ci vuole un protocollo

Nest è tra i primi ad aver aderito al gruppo e al protocollo Thread.
Nest è tra i primi ad aver aderito al gruppo e al protocollo Thread.
Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 18/07/2014
Commenti Commenta | Permalink

Per far dialogare tra loro le Cose, quelle della Internet delle Cose, ci vuole qualcosa di meglio di quel che c’è oggi. Si può fare, e senza grandi sforzi.

Non mancano, ad oggi, i protocolli wireless, per carità. Ma per la Internet delle Cose, la famosa “IoT” di cui ormai si parla, ci vuole qualcosa di più. Questa è l’idea intorno a cui stanno lavorando grossi nomi come Yale Security, Silicon Labs, Samsung Electronics, Nest Labs, Freescale Semiconductor, Big Ass Fans nonché ARM: creare un nuovo protocollo wireless basato su IP proprio per questo.

Per esempio, con gli attuali protocolli è difficile il trasporto del protocollo IPv6, gli apparecchi consumano troppa energia, c’è in alcuni casi scarsa interoperabilità e c’è soprattutto troppa interdipendenza tra apparecchi.

Così nasce il Thread Group, volto a discutere sull’idea del nuovo protocollo che sarebbe chiamato nello stesso modo, Thread. Offrirebbe innanzi tutto connettività IPv6 garantita, ma ancora più importanti sono le possibilità di piena interconnessione tra 250 diverse tipologie di apparecchi, bassissimi consumi e modalità “mesh”, tutto integrato.

E tra i primi a fare prove concrete c’è proprio Nest, l’azienda (di proprietà di Google) nota per i progetti smarthome, tra cui un termostato “connesso”. Tutto, in Thread, è controllato, cifrato e facilmente utilizzabile in domotica.

Per di più, secondo quanto emerge dalle note del gruppo, ci sono già milioni di apparecchi fatti per usare il protocollo 802.15.4 (il predecessore, ndR) che potrebbero passare al nuovo protocollo senza sforzi: un semplice aggiornamento del firmware (il software che gestisce gli apparecchi, ndR).

«Gli approcci wireless di rete esistenti sono stati introdotti ben prima che la Internet of Things guadagnasse terreno», ha detto Vint Cerf, VP e Chief Internet Evangelist di Google e consigliere del gruppo Thread. «Il protocollo Thread si serve delle tecnologie attuali e ne combina le parti migliori per fornire un modo migliore di connettere i diversi prodotti nelle case».

Nel frattempo, racconta Telecoms.com, Samsung pare sia in trattative per acquisire SmartThings, azienda specialista della “casa connessa”, con i cui sistemi è possibile dotarsi di serrature o luci ambiente comandabili da Internet, solo per fare un esempio. Secondo i ben informati, l’accordo dovrebbe avere un valore intorno ai 200 milioni di dollari.

Anche Telefónica si sta muovendo: enterà a far parte del CGI Group britannico con l’obiettivo di fornire connettività specifica per quelle imprese energetiche intenzionate ad abbracciare il c.d. smart-metering, la “misura intelligente” dell’energia. In Gran Bretagna ad oggi vi sono 600mila contatori luce di questo tipo e il gruppo CGI offre supporto a sette delle otto imprese distributrici di energia elettrica che hanno iniziato a impiegare questi strumenti.

Con la collaborazione del noto operatore telco verranno create nuove sinergie, non solo per i servizi di telecomunicazione necessari agli enti elettrici, ma anche verso l’utenza domestica (non è chiaro se si stia tornando a parlare di broadband su linea elettrica, tuttavia: un’opzione di distribuzione che, da lungo tempo, trova pareri discordi sulla sua adozione).

In Italia? Qui siamo ancora all’età della pietra, siamo in un paese dove uno dei maggiori distributori di energia, pur avendo contatori telegestiti e non dovendo intervenire sul posto, pretende cifre assurde per un semplice upgrade di potenza da farsi con due, massimo tre click di mouse.

Non ci resta che attendere. Magari sognando il giorno in cui anche nel governo locale si parlerà di Internet delle Cose sapendo di cosa si parla.

Marco Valerio Principato

(Scarica articolo in formato PDF)


Marco Valerio Principato (2076 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


Abbiamo parlato di:
, , ,

Commenti (Facebook)
Commenti (locali)




Nota: La moderazione in uso potrebbe ritardare la pubblicazione del commento. Non è necessario reinviarlo.

*