Facebook, la nuova Atlas sa tutto di noi

Facebook e Atlas Advertising
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Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 29/09/2014
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Facebook ha «lucidato» la sua piattaforma pubblicitaria Atlas e, da oggi, inizierà ad usarla. Molto felici gli inserzionisti, un po’ meno gli utenti.

A partire da oggi, 29 settembre 2014, Facebook darà avvio alla nuova versione della sua piattaforma pubblicitaria Atlas, acquistata anni fa da Microsoft e ora in grado di offrire agli inserzionisti un livello di dettaglio del target senza precedenti.

Pochi circuiti – Google compreso – hanno una così approfondita conoscenza della propria user base, cioè base utenti. Facebook sa tutto, o quasi, di noi: cosa leggiamo, cosa facciamo, con chi ci relazioniamo, di chi siamo “fan”, quali pagine hanno il nostro “Mi piace”, persino, in certi casi, come ci comportiamo con il mouse sullo schermo, anche se nel mondo touch degli smartphone questo dato non si può ottenere o almeno non nello stesso modo. A questo si aggiunga che, in linea generale, Facebook dispone della nostra identità autentica.

Tuttavia, assicurano, gli inserzionisti non entrano in possesso delle identità personali: ogni match, ossia ogni coincidenza tra offerta pubblicitaria e domanda (ricavabile dai profili personali) è svolta in modalità blind, ossia “cieca”. L’inserzionista viene semplicemente dotato di un target raggiungibile che collima con le sue richieste offrendo un tot di persone “raggiungibili”.

Oltre al tracciamento tradizionale, Atlas fida molto sul fatto che nel mondo mobile tanti fanno impiego della c.d. “autenticazione Facebook” al posto dell’identificazione specifica per ogni sito o App. Per esempio: applicazioni come Vine permettono di autenticarsi senza registrarsi, a condizione che ci si faccia “riconoscere” mediante la propria identità Facebook.

Questo consente a Facebook di sapere “cosa facciamo” su Vine e, a sua volta, di arricchire i nostri profili con ulteriori dati di cui, a quel punto, gli inserzionisti potranno servirsi anche quando operiamo su App diverse da Facebook.

«Facebook ha una profonda, profondissima conoscenza dei propri utenti», ha dichiarato al New York Times Rebecca Lieb, analista media e pubblicità presso la società di analisi e ricerca Altimeter Group. «Si può letteralmente sminuzzare il mercato in settori, come “donne di età compresa tra 25 e 35 anni che vivono nel Sud-Est e che siano fan di Breaking Bad” (uno show televisivo dell’emittente statunitense AMC, ndB)».

Secondo la Lieb la nuova piattaforma Atlas può «tracciare le persone anche tra diversi device, incrociando dati online e dati offline». Considerando che, lo scorso giugno, Facebook ha già dichiarato di voler sfruttare molto a fondo il tracciamento anche al di fuori del proprio portale, sorgono ovvie – e ulteriori – preoccupazioni: «In questo tipo di targeting di precisione c’è un “effetto collaterale Grande Fratello”», dice Lieb. «Le persone sono preoccupate del fatto che “le si conosca”».

Del resto, «nessuno più di Facebook dispone della profondità di informazioni sugli individui», ha dichiarato Debra Aho Williamson, analista della società di ricerche eMarketer. «Ecco da dove nasce la potenza di questa piattaforma di inserzioni».

Verrebbe da dire: “che fare?”, come scriveva Lenin nel suo omonimo trattato in cui, all’inizio del XX secolo, delineava in modo sistematico la sua teoria dell’organizzazione e la strategia del partito rivoluzionario del proletariato.

Noi, purtroppo, nei confronti di simili iniziative di Facebook possiamo fare ben poco se non cercare di esserne profondamente consapevoli: solo attraverso la consapevolezza saremo in grado di fare la scelta giusta al momento giusto. Compreso, se lo riterremo necessario, ricordarci che di Facebook si può anche fare a meno.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2077 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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