Leggere da soli, in compagnia di Adobe

Lettura di ebook: come riguadagnare un po' di privacy?
Lettura di ebook: come riguadagnare un po' di privacy?
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 10/10/2014
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Leggere tranquilli un ebook, nella privacy e sulla poltrona del proprio salotto: sarebbe possibile se non fosse per Adobe Digital Editions. E per il DRM.

Quello degli ebook è un mercato che stenta a decollare. Specie con rivelazioni come quella di Adobe, al cui proposito da alcuni giorni è emerso che l’azienda svolge una costante attività di monitoraggio della lettura in corso da parte degli utilizzatori di Digital Editions, l’applicazione necessaria per leggere sul proprio computer gli ebook in formato EPUB protetti con il sistema DRM (Digital Rights Management).

A che scopo? «per essere analizzati dalla software house e da potenziali soggetti del mercato volti a studiare le abitudini dei lettori, ma anche di facile accesso abusivo per qualunque soggetto, stato o mercato che sia, che intenda profilare un individuo nell’intimo delle sue letture», spiega Punto Informatico.

Si profilano dunque due problemi: il primo è l’atto di monitorare in sé, il secondo è quello di trasmettere i dati di tale monitoraggio in chiaro, senza alcuna protezione, via Internet. La circostanza è stata documentata con il tracciamento della propria connessione Internet da Liza Daly, Vice President divisione Engineering di Safari Books Online (precisato per evitare ambiguità con il browser Safari).

Verrebbe da chiedersi: come mai Liza Daly si è interessata alla circostanza? Semplice: perché anche l’azienda in cui lavora svolge la medesima attività. Lo spiega Daly stessa: «Per quel che può rilevare (FWIW, ndB), Safari Books traccia le vostre letture perché paghiamo gli editori in base all’impiego». Segue link alla pagina con le politiche sulla privacy. Dunque, è stata una “sana” osservazione della concorrenza a convincere Daly a operare in tal senso.

Mentre Adobe ha confermato di svolgere il monitoraggio e ha ricordato, tuttavia, che in proposito non è possibile sollevare eccezioni perché bastava leggere (al solito, ndB) i famigerati “Termini e condizioni d’uso”, a cui nessuno si degna di dare uno sguardo, resta il problema della trasmissione in chiaro.

Su questo Adobe ha scatenato l’ironia dei media: «Adobe spia le abitudini di lettura su Web in chiaro perché “la vostra privacy è importante”», titola The Register, con un altrettanto malizioso occhiello: «Adobe si sta comportando come Sony all’epoca del suo rootkit?», con evidente riferimento all’increscioso episodio di diffusione surrettizia di un rootkit («un programma software prodotto per avere il controllo sul sistema senza bisogno di autorizzazione da parte di un utente o di un amministratore», da Wikipedia), in cui è incorsa la casa nipponica.

Quanto al dovuto atto di proteggere i dati che il software Adobe Digital Editions trasmette dai computer su cui è installato ai propri server, l’azienda ha dichiarato a Digital Book World di essere al lavoro per realizzare tale protezione spiegando nel dettaglio, con l’occasione, cosa viene rilevato, e non è poco:

  • ID Utente – l’identità dell’utenza che sta impiegando il programma
  • ID apparecchio – l’identificativo assegnato alla singola installazione del programma
  • ID apparecchio “certificata” – l’identificativo certificato per usufruire della protezione DRM
  • Indirizzo IP apparecchio – l’indirizzo assegnato alla propria connessione Internet al momento della lettura
  • Durata della lettura – Tempo trascorso su ogni singolo libro
  • Percentuale della lettura – Quantità di pagine lette dall’inizio

E, occasionalmente:

  • Data di acquisto o di download
  • ID del distributore della pubblicazione e indirizzo di controllo su server Adobe
  • Metadati dell’editore, ossia titolo, autore, editore, prezzo, numero ISBN
Vantaggi e svantaggi della lettura digitale...

Vantaggi e svantaggi della lettura digitale…

Non che Adobe sia l’unica a svolgere tali monitoraggi. Si pensi all’ebook reader Kindle di Amazon: chi ha impiegato la pur comoda versione per PC e tablet Android – come chi scrive – avrà notato che essa permette, tra l’altro, di condividere l’ultima posizione di lettura tra device diversi (v. immagine a destra, cliccabile per ingrandire). Ma oltre a ciò, consente, ad esempio, di conoscere (anonimamente) quelle parti di testo che fossero state evidenziate da altri lettori.

Tali attività sono tutte, per forza di cose, monitorate e memorizzate da Amazon. Che, in questo modo, ottiene una notevole quantità di dati statistici sulla lettura delle pubblicazioni, un asset “vendibilissimo” agli editori che possono, così, avere un riscontro concreto e diretto sul successo delle proprie pubblicazioni.

Le persone – i lettori, si intende – oggi non sono più così sprovvedute come un tempo. Anche se non sono scesi così nel dettaglio su quanto avviene durante le loro letture elettroniche, intuiscono la presenza di “qualcosa” che fa la differenza rispetto alla lettura tradizionale. Un po’ come quando si è intenti nella lettura del giornale cartaceo e qualcuno sbircia: «Leggere, con l’eccezione della lettura a voce alta, è un atto molto intimo, personale. Ne dà conferma, fra l’altro, il fastidio che proviamo quando qualcuno dà una sbirciata al giornale che stiamo leggendo», esordisce Federico Guerrini su La Stampa, nel parlare del tema de quo.

Ecco perché, a modesto avviso di chi scrive, il successo degli ebook è strettamente correlato alla riproduzione integrale di quella sensazione di quiete, isolamento e garanzia di assoluta solitudine a cui la pubblicazione cartacea ci ha sempre abituato. Lo dimostra il grande interesse dei lettori più agguerriti alle tecniche di rimozione del DRM: secondo la legge non è lecito farlo (perché la legge, da sempre, è spesso prona agli interessi dei gruppi di pressione), ma se gli editori avessero quel guizzo di intelligenza e lungimiranza necessario per comprendere a fondo la personalità dei lettori, si renderebbero conto che rinunciando al DRM recupererebbero una porzione di mercato enorme. Molto maggiore di quanto costi loro proteggere le loro pubblicazioni.

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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