E così Facebook andò nel profondo Web

Facebook via TOR sotto dominio «.onion»
Facebook via TOR sotto dominio «.onion»
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 03/11/2014
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Volete collegarvi a Facebook tramite TOR, per essere «anonimi» almeno riguardo la vostra «provenienza» di rete? Qualche speranza, anche se embrionale, inizia a esserci.

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Il blocco subito dopo il login.
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Per chi desiderasse accedere a Facebook in maniera meno “trasparente”, il celebre social network si è attrezzato: adesso è presente con una connessione diretta alla rete di TOR, l’altrettanto celebre circuito di “anonimizzazione” largamente impiegato nei paesi dove vigono censure assortite, nonché da chi ci tiene un po’ di più alla propria privacy.

Questo non significa, banalmente, accedervi mediante un browser configurato per navigare tramite TOR (come ad esempio il pacchetto TOR Browser), ma molto di più. Vuol dire che adesso Facebook è accessibile sull’indirizzo https://facebookcorewwwi.onion il quale, come si può osservare cliccandoci, non è accessibile per i comuni mortali ma solo per coloro che hanno definito il proprio accesso al c.d. Deep Web, una realtà che – prevedo – prenderà sempre più piede.

Impostare il proprio computer o la propria rete per accedere al Deep Web non è semplicissimo. Tuttavia, per chi vuole sbizzarrirsi, si tenga conto che l’impiego del semplice TOR Browser è già sufficiente, sia pure in maniera non ottimizzata, per navigare nel Deep Web. Là, è un mondo dove le responsabilità tornano ai singoli, dove Google &c. non hanno alcuna possibilità di ergersi a sorte di sovra-stati sovra-nazionali e dettare legge: è un mondo senza Pagerank, senza SERP inspiegabili, senza alcuna dittatura da multinazionali del bit.

In base alle prove effettuate da me personalmente, non è affatto vero quel che dice Mashable, cioè che «In precedenza, gli utenti potevano impiegare TOR per connettersi a Facebook.com ma imbattendosi in una serie di contrarietà – compreso il vedere la propria utenza bloccata – in quanto la connessione avrebbe fatto il giro del mondo. Ciò in quanto [tale impiego] sarebbe apparso come un utente che si collega da un luogo inusuale, che Facebook tratta come una spia rossa indicante un’utenza compromessa».

«Adesso – insiste Mashable riferendo le parole di Runa Sandvik, ricercatrice privacy e sicurezza precedentemente impegnata nel progetto TOR – tuttavia, potete entrare e registrarvi su Facebook utilizzando il sito .onion senza imbattervi in quella circostanza, secondo Sandvik. “Fornisce un ulteriore livello di protezione per quegli utenti che già impiegano TOR per collegarsi a Facebook”».

La mia utenza, non appena ho tentato di autenticarmi sul sito “.onion”, si è immediatamente bloccata e ho dovuto procedere a rispondere alla domanda di sicurezza per sbloccarla. In ogni caso, l’accesso funziona, ma presentandosi quel problema – e si ripresenta, basta semplicemente “cambiare identità” su TOR, vedi immagine in colonna – tanto vale entrare normalmente con TOR.

In ogni caso, l’attenzione di un big come Facebook per un tema del genere ha ben altri significati. Vuol dire che dai loro registri si sono resi conto che la gente non è più tanto disposta ad assecondare sempre la politica del laissez faire finora generalmente adottata. Le ragioni sono tante e vanno dalla certezza di essere tracciati anche “al di fuori” del portale alla rinnovata invasività del loro circuito pubblicitario, dal cambio di modello per la visualizzazione dei post in bacheca alla rimozione – almeno da Android – dell’opzione di visualizzazione post recenti.

In definitiva, a mio modesto avviso, in Facebook “sentono” che premere troppo il pedale comporta rischi, “sentono” che chi – come il papà del Web, Sir Tim Berners-Lee – voleva un Web capace di superare i confini e portare conoscenza senza limiti è molto vicino allo stancarsi e ad abbandonare del tutto la frequentazione del Web “tradizionale”.

Man mano che la tecnologia renderà queste possibilità meno ardue per chi è a corto di alfabetizzazione telematica – e già TOR Browser ne è una prova – la dittatura digitale diventerà molto più ardua, se non impossibile.

Ed è esattamente ciò che i big non vogliono. O, meglio, non vorrebbero. Ma, come è sempre accaduto fino a oggi, dai e dai a tirare la corda, poi si spezza. E Internet, nella sua infinita e profonda essenza democratica, trova la soluzione che rimette tutti a posto, ognuno a casa sua, qualcuno felice e qualcun altro… con la coda tra le gambe.

Ah, a proposito: sapevate che TOR esiste anche per Android (meglio se invece di Android si ha Cyanogenmod, ma poco importa)? Mi meraviglio che Google ancora non l’abbia rimosso: non è esattamente ciò che fa comodo loro, pensando – la prima che mi viene in mente – alla pubblicità geolocalizzata.

Marco Valerio Principato

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Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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