Matura l’idea della «Google generation»

Pavni Diwanji, Vice President of Engineering di Google.
Pavni Diwanji, Vice President of Engineering di Google.
La Redazione
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Pubblicato il: 04/12/2014
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Il gigante del Web ha «messo l’occhio» sui ragazzini: nasceranno prodotti specifici per le fasce da 12 anni in giù. Con la benedizione della FTC a stelle e strisce.

Dalle parti di Mountain View, metonimia ormai assurta a sinonimo di Google, è in gestazione un’idea: allargare il proprio bacino d’utenza alle fasce d’età da 12 anni in giù, probabilmente creando apposite versioni del Search, di YouTube e di Chrome, nonché degli altri prodotti e servizi più noti del gigante del Web.

Lo racconta a USA Today Pavni Diwanji, Vice President for Engineering di Google. La dirigente non ha strettamente indicato quali prodotti e servizi saranno oggetto di rinnovate attenzioni “kids-oriented”, orientate ai ragazzini. Deve però necessariamente trattarsi di quelli di più largo consumo e ciò lascia pensare a quelli citati in apertura. Del resto, di una versione di YouTube per bambini si vocifera già da tempo.

Secondo Diwanji, i giovanissimi potrebbero sembrare un target improbabile, ma ella stessa ha osservato che i ragazzini già impiegano diversi prodotti Google. Il problema nasce in relazione a Internet, dovendo garantire loro dei prodotti diversi rispetto a quelli per gli adulti, in particolare gli strumenti di filtraggio e controllo della privacy da parte degli adulti. «La grande motivazione interna all’azienda viene dal fatto che tutti prima o poi hanno figli, dunque c’è la spinta a cambiare i nostri prodotti perché siano divertenti e sicuri per i bambini», spiega.

E aggiunge: «Questa è una delle più grosse sfide a cui dovrò far fronte. Vogliamo partire bene e accertarci che ogni singolo pezzo di Google sia adatto ai bambini. Il futuro sono loro, dunque perché non offrirgli gli strumenti per metterli in grado di crearlo?».

Il gigante di Mountain View non è nuovo ad iniziative volte a incoraggiare i bambini ad aprirsi alle scienze e tecnologie: lo dimostrano programmi come il suo annual science fair, il maker camp, le competizioni sul Doodle e varie altre iniziative indirizzate a finanziare e fornire risorse per bambini a fini educativi in vari campi. Tali iniziative sono letteralmente “vissute” all’interno in strutture come il Kids Studio, dove i figli dei dipendenti possono provare i nuovi prodotti di Google.

Ecco come sta maturando l’idea della «Google generation»: facendo entrare il gigante del Web nella vita dei ragazzini fin dalla più tenera età, con le garanzie di un interesse approfondito sul tema della privacy in grado, a sua volta, di rassicurare i genitori (almeno quelli più coscienziosi). E Google dovrà farlo, almeno frontalmente: come racconta USA Today, finora il Children Online Privacy Protection Act della Federal Trade Commission ha multato ben venti aziende per aver setacciato dati di minori senza il consenso dei genitori. Un esempio è la multa di 450mila dollari elevata a Yelp, per non aver implementato un meccanismo funzionale di accertamento dell’età in una sua applicazione di valutazione prodotti.

Dalle parti di Google non sono certo tipi da cadere in disgrazie simili e ci faranno senz’altro attenzione. Ma si può star certi che, quando partiranno, avranno già trovato il modo di rendere l’iniziativa profittevole e… legalmente inattaccabile. O quasi.


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