Vint Cerf e l’accesso alle informazioni digitali del XXI secolo

Vint Cerf
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Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 16/02/2015
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Molti sono rimasti perplessi dalle esternazioni di Vint Cerf: ma come, un guru che invita a stampare le foto per non perderle? Esatto: al grande pubblico non poteva dire altro.

«Se avete fotografie alle quali tenete realmente, crearne un’istanza fisica è probabilmente una buona idea. Stampatele, letteralmente». Queste le parole di Vint Cerf, espresse sulle pagine del quotidiano The Telegraph, che hanno impazzato sulle cronache nel fine settimana e sollevato – vista la fonte – ragionevoli preoccupazioni. C’è davvero da preoccuparsi per l’accesso alle informazioni digitali da oggi in poi?

Si, da un lato, ma anche no, dall’altro1. Dipende da “noi”, dove per “noi” non si intende ciascun singolo componente della società nella stessa misura, ma l’atteggiamento che manterremo nei confronti del progresso tecnologico e del patrimonio di dati di cui ciascuno di noi è origine, titolare e detentore.

Vinton Gray Cerf – per chi non sapesse – è un informatico statunitense, uno dei padri di Internet e inventore (con Bob Kahn) del protocollo con cui la Rete funziona, il TCP/IP, nonché Chief Internet Evangelist di Google. Cerf si è laureato a Stanford nel 1972, con una tesi intitolata Multiprocessori, semafori e un modello grafico della computazione. Dunque, fonte più che affidabile. Perché un luminare di tal calibro ha deciso, in occasione dell’incontro annuale dell’American Association for the Advancement of Science, di lanciare questo avviso?

Mi permetto di dire la mia perché l’argomento è uno degli assi conduttori della mia modesta tesi di laurea. Cerf, che quest’anno compirà 72 anni, è persona lucidissima. La sua idea in merito non è legata solo a questioni tecnologiche. Egli, dall’interno di Google e alla luce della sua preparazione, vede come le diverse comunità – quelle degli scienziati, dei dirigenti commerciali, degli strateghi di marketing, dei sistemisti e le varie categorie di utenza – si comportano di fronte al problema. È questo che lo preoccupa, non Internet di per sé, non la tecnologia di per sé.

  1. Incidentalmente, questo è un esempio di impiego corretto dell’espressione ma anche no, quasi sempre impiegata male e a sproposito, specie in ambito colloquiale.  [Torna al testo]
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Marco Valerio Principato (2078 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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Commenti (locali)
  1. Benjamin Greenberg ha detto:

    Evviva il fotolibro. L’anno scorso sono stati stampati più di 6 milioni di libri di foto in Europa col processo di stampa digitale Indigo. Fotolibri a confronto http://iitm.be/confronto-fotolibri




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