In arrivo l’era dei 10 Terabyte

Il nuovo hard disk di HGST da 10 Terabyte.
Il nuovo hard disk di HGST da 10 Terabyte.
La Redazione
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Pubblicato il: 16/03/2015
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Pensavate che i vostri hard disk da 4 Terabyte fossero tra i più capaci? No, vi sbagliate. HGST è pronta a sfidarvi con questo hard disk da 10 Terabyte.

Sembra un normale hard disk per computer, ma a ben guardare l’immagine si potrebbe pensare a un colpo di Photoshop o a un errore. No, nessun errore: è tutto vero, è proprio un hard disk da 10 Terabyte.

Questo hard disk è in “lavorazione” dallo scorso settembre. Al Linux Foundation Vault, svoltosi la scorsa settimana a Boston negli States, il produttore HGST l’ha dato per disponibile: uscirà sul mercato nel secondo quadrimestre del 2015.

Battezzato 10TB SMR HelioSeal HDD, a causa della sua capacità ha costretto gli sviluppatori a creare una nuova libreria per l’accesso, chiamata “libzbc“. Con essa, Linux può accedere a questa specifica classe di periferiche, altrimenti non utilizzabili (neppure Windows nè OS-X, a quanto risulta a questa Redazione, per ora sono in grado di usarlo).

Lo standard ZBC (Zoned Block Commands) descrive come manipolare quei device dove sia richiesto scrivere in determinate zone mentre si consente al contempo la lettura random di altri dati già scritti. Il kernel Linux, per l’esattezza, li prevede sin dalla versione 3.17 ma per utilizzarli secondo la tecnologia ZAC (Zoned-device ATA CommandSet), è necessaria una versione non inferiore alla 3.19. Breve: i lavori di supporto firmware/software delle nuove modalità sono in pieno svolgimento.

Ci sono due tecnologie nuove in questo hard disk: la HelioSeal e la Shingled Magnetic Recording (SMR). La prima è intuitiva: il disco è sigillato e riempito con gas elio, al fine di ridurre l’attrito tra testine e piatti e consentire così di impilare più piatti.

La seconda, come dice il nome, funziona un po’ come le tegole dei tetti, cioè parzialmente sovrapposte. Ogni traccia viene scritta leggermente sovrapposta a quella adiacente: in pratica, quel gap esistente tra le tracce concentriche delle precendenti generazioni, utile per evitare corruzione dei dati, non solo sparisce ma addirittura le tracce si sovrappongono.

La nuova tecnologia di lettura e scrittura consente di farlo senza alcuna corruzione di dati. Sostanzialmente, le testine di lettura e scrittura sono non solo separate, ma anche di diverse dimensioni: quella di lettura legge i dati sfruttando come “confini” le sovrapposizioni delle altre tracce scritte da quella di scrittura.

Il vantaggio è evidente: dal 25 al 100 per cento di capacità di memorizzazione in più su ogni piatto del device. Si dovrebbe arrivare, con i successivi perfezionamenti, a circa tre miliardi di bit per pollice quadrato.

Nell’esemplare in foto l’azienda usa porzioni da 256 MB. Vale a dire, quando occorre aggiornare qualcosa, un intero “macrosettore” da 256 MB deve essere letto, modificato e riscritto. Se c’è spazio, finisce lì, se ne occorre altro, verrà allocato un altro “macrosettore”, chiamato band.

Si comprende facilmente come questa nuova tecnologia sia veramente una spinta al limite tra prestazioni meccaniche, chimiche e fisiche: per questo l’azienda ha impiegato tempo per arrivare al rilascio. Ma ormai manca poco.

Non si sa ancora quale sarà il prezzo. Secondo l’azienda il TCO (Total Cost of Ownership) di questo hard disk, tenendo presenti il basso consumo di energia, il riscaldamento contenutissimo e la non indifferente capacità, sarà più che ragionevole.

È abbastanza intuitivo che il device non è stato concepito per essere inserito nel proprio personal computer o NAS (pur essendo teoricamente possibile): l’impiego previsto è nei grandi server dei datacenter, dove è molto più ragionevole sia in termini di costo che di sforzo sistemistico necessario per utilizzarlo al meglio.

A breve vedremo se l’azienda “ci ha visto giusto”.


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