LibreOffice? Andrà online. Come Office365

Michael Meeks, VP di Collabora Productivity.
Michael Meeks, VP di Collabora Productivity.
La Redazione
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Pubblicato il: 27/03/2015
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Non ci saranno più «scuse» per non utilizzare LibreOffice: il gruppo di sviluppatori e di società che vi lavorano sono quasi pronte alla versione online.

Roma – Nel 2011 la Document Foundation aveva annunciato la fork di OpenOffice, che aveva dato ai natali LibreOffice. Nella circostanza il gruppo aveva anche promesso una versione online e, dopo quattro anni, sembra proprio che stia arrivando.

Si chiamerà LOOL – ossia la sigla di LibreOffceOnLine – e con questo inasprirà la propria “battaglia” con Microsoft Office e Google Documenti. Ci si potrebbe chiedere: ma serve un altro sistema del genere online? Parrebbe proprio di si, perché al momento sarebbe l’unica suite a supportare integralmente lo standard ODF, ossia l’Open Document Format.

ODF è la Organization for the Advancement of Structured Information Standards (OASIS) e per gli standard ISO, concepita per essere “open” e non legata in alcun modo ad alcuna specifica azienda. Negli anni è anche divenuta lo standard per tutti i documenti ufficiali condivisi della Gran Bretagna. Sia chiaro: sia Microsoft che Google supportano l’ODF, ma nessuno di essi lo fa fino al punto in cui lo fa LibreOffice.

LOOL sarà portato a compimento da IceWarp, azienda di groupware open source, e da Collabora, azienda il cui core business è proprio fornire supporto per LibreOffice. La prima finanzierà il progetto, la seconda – assieme alla community open source – fornirà la “manodopera” tecnica e il “lavoro”.

«È stupendo coniugare la vision di IceWarp e relativo investimento con la nostra passione e preparazione per lo sviluppo di LibreOffice», ha detto Michael Meeks, VP di Collabora Productivity. Meeks è colui che sin dal 2011 ha sviluppato il “prototipo” online e si occuperà di seguire l’intera avventura di LibreOffice Online.

Le prime prove di LibreOffice Online.

Le prime prove di LibreOffice Online.

LOOL significherà:

  1. 100 per cento di intercambiabilità tra la versione online e offline dei documenti e altri lavori prodotti;
  2. editing collaborativo con diverse sessioni online contemporanee;
  3. supporto pieno per tutti i file di Writer, Calc e Impress;
  4. inizialmente, ci sarà un’interfaccia “basica” in HTML5.

Il progetto sarà ospitato dalla Document Foundation, esattamente come lo è oggi il sito di LibreOffice. Nel contempo, Collabora continuerà a lavorare anche sul suo ultimo nato, LibreOffice per Android.

Quanto al rilascio, LOOL sarà rilasciato come applicazione server Linux. Questo presenterà il grande vantaggio che tutte quelle organizzazioni interessate a farne uso potranno, volendo, installarlo su una propria struttura centralizzata il che significa, a differenza di Google Documenti o Office 365, non mettere in mano a terze parti alcun dato.

«Pur esistendo diverse soluzioni cloud-based in grado di editare formati nativi di Office con vari livelli di compatibilità, nessuno di essi fornisce lo stesso valore e la stessa compatibilità di LibreOffice», si legge nel comunicato stampa congiunto. «L’altra grande sfida di questo progetto è il fatto che il mercato degli applicativi di online collaboration produce dei forti legami a specifici vendor e tutte le offerte commerciali di API (Application Program Interface, ndR) sono una semplice “finestra” di accesso a un servizio cloud posseduto da altri», insiste la nota.

Per utilizzare LOOL occorrerà un browser HTML5 idoneo e, inoltre, serve disporre di Javascript e poterlo usare.

Fin qui le notizie buone, ora ce ne è una meno buona: di tutto questo se ne parlerà nel 2016. Per chi volesse provare, il codice sarà disponibile pressoché subito, ma il farlo funzionare sarà a carico di chi lo prova.

Del resto, Meeks lo ha spiegato nelle note tecniche: «LibreOffice Online sta appena iniziando, ci sono ancora da fare molte cose e ogni aiuto sarà utile per arrivare al prossimo anno pronti ad operare».

Dunque, ancora un po’ di pazienza. Ma non moltissima. E non si può certo dire che sia una suite priva delle funzioni più importanti, visti i risultati ottenibili.


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