Preoccupati per lo spionaggio NSA? Chiudete l’utenza Facebook

Spionaggio online: quasi impossibile evitarlo.
Spionaggio online: quasi impossibile evitarlo.
La Redazione
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Pubblicato il: 30/03/2015
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Nonostante appositi trattati prevedano tutele per i dati personali dei cittadini UE, restano ancora elevati i rischi di «tracimazione d’autorità». L’UE se ne sta occupando.

Roma – Al nome di Snowden si è associato da tempo il concetto di rivelazioni su programmi di spionaggio avanzati e di massa condotti dalle più importanti istituzioni investigative del mondo, quali la NSA o il GHCQ (l’equivalente britannico), da cui è spesso emerso che in tali investigazioni sono coinvolte come parti attive le più grosse aziende tecnologiche statunitensi, che piaccia loro o meno.

Si parla di Apple, Facebook, Skype, Microsoft e Yahoo, per esempio, il cui coinvolgimento potrebbe essere ancora maggiore di quanto si possa pensare se solo ci si concentra sul fatto che il fenomeno, essendo sostanzialmente digitale, attraversa i confini tra Europa e USA senza tener conto delle diversità in tema di regime regolatorio, il che violerebbe il famoso U.S.-EU Safe Harbor Framework, in atto dal 1998 e volto a favorire l’esportazione dagli Stati Uniti verso l’Europa mediante la «proibizione del trasferimento di dati personali verso paesi non-UE che non abbiano aderito all’adeguamento ai parametri europei per la protezione della privacy».

Già in passato la Corte di Giustizia europea ha ammesso che quel trattato non protegge adeguatamente i cittadini UE dalle potenziali azioni di spionaggio statunitensi e, almeno a breve, non è previsto alcun emendamento per risolvere tale problema, secondo quanto riporta Euobserver.

Per ora, chi teme tale scenario e intenda prevenire di finire “nell’orecchio” di NSA e affini non ha che una soluzione: smettere di impiegare certi servizi online, compreso Facebook (ma non solo), almeno finché tali servizi non aprano i propri data center all’interno dell’Europa.

«Dovreste ipotizzare di chiudere il vostro account Facebook, se lo avete», ha detto la scorsa settimana il procuratore UE Bernhard Schima al procuratore generale UE Yves Bot in sede di Commissione, ricordando che i dati personali trasferiti dall’Europa agli Stati Uniti non sono necessariamente protetti dal patto, benché esso dovrebbe assicurare sicurezza e riservatezza di tali dati.

La questione è all’attenzione della Commissione, la quale sta cercando di migliorare lo scenario proprio nella consapevolezza dei limiti del trattato, la cui efficacia è di improbabile applicazione con sufficiente certezza.

Nel caso dei social network (Facebook è l’esempio più calzante), è bene ricordarlo, i rischi si amplificano per via delle loro intrinseche strutture che sono, sostanzialmente, reti di relazioni tra persone. Ciò significa esporre non soltanto sé stessi, ma anche – anzi, soprattutto – le persone con le quali ci si relaziona su di essi, che per il solo fatto di essere in collegamento con chi fosse eventualmente controllato, finirebbero per esserlo anche loro.

Non altrettanto si potrebbe dire per il c.d. microblogging, di cui Twitter è l’esempio principe e che molti confondono con un social network, ma non lo è: su Twitter si possono avere seguaci (i famosi follower), si possono scambiare messaggi personali, ma non si possono “avere amici”. Ciò non tutela dal cadere nelle maglie di un possibile interesse ma è, evidentemente, uno scenario diverso.

Quasi certamente chi legge starà pensando “ma io non ho nulla da nascondere, intercettassero e spiassero pure”.

Certo. L’importante è saperlo. E, soprattutto, ricordarsene all’allaccio di nuove “amicizie”, le quali potrebbero essere loro i primi soggetti “sotto controllo” e all’entrarci in relazione ci si espone: saperlo serve ad agire consapevolmente, a misurare le parole laddove opportuno e a non compiere azioni incoscienti.


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