Quando un social fa una buona azione. Anzi, due

Il Safety Check di Facebook azionato per il terremoto in Nepal.
Il Safety Check di Facebook azionato per il terremoto in Nepal.
Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 29/04/2015
Commenti Commenta | Permalink

Mark Zuckerberg in persona ha annunciato di aver attivato il Safety Check (e anche una raccolta fondi) per il terremoto in Nepal. Dritto e rovescio della medaglia.

Roma – Una volta tanto bisogna dare atto a Mark Zuckerberg di aver messo in funzione qualcosa di socialmente utile sul suo social. Giochi di parole a parte, l’impiego di strumenti come Safety Check è uno dei casi in cui un social network fa il suo mestiere sociale fino in fondo e per un nobilissimo scopo: accertarsi che chi si trova in una zona a rischio calamità naturali stia bene e avvisare dello stato dei fatti gli amici e i parenti della persona interessata.

Come funziona? GPS, naturalmente. Bisogna sapere con precisione dove si trova l’ormai inseparabile coppia persona-smartphone. Se dalle carte digitali risulta che le coordinate collimano con una zona a rischio – è il caso del terremoto in Nepal, che ha dato una (triste) occasione per attivare la funzione – Facebook agirà in modo inconsueto: chiederà «Stai bene?». Se si, basta toccare il tasto “Sto bene”. Oppure toccare “Non mi trovo nell’area” per non essere interessati al procedimento. Naturalmente, anche la “non risposta” è un segnale di allerta.

In ogni caso Facebook procede, con il suo abituale stile, a notificare ad amici e parenti lo stato della situazione, nonché a informare la persona stessa circa lo stato di eventuali altri amici e parenti in zona. Una funzione semplice, geniale e soprattutto utilissima, dice Repubblica.it, e come non concordare.

Con l’occasione Mr. Zuck ha anche attivato una raccolta fondi con lo scopo di raccogliere denaro da destinare a coloro i quali si trovassero in stato di bisogno nella specifica circostanza.

Ovviamente, visto così, è tutto bellissimo. Ma è impossibile non fare qualche altra considerazione: chi segue queste pagine se le aspetta e non faremo certo nulla per nasconderle.

La circostanza è in grado di colpire emotivamente, com’è ovvio e giusto che sia. Verrà, dunque, istintivo pensare: “non si sa mai, è meglio che lasci il GPS sempre acceso” (ammesso di sapere cos’è: qualora non lo si sapesse sarebbe bene provvedere subito e comprendere che è una tecnologia quasi certamente esistente nel proprio smartphone, attivabile a piacere e che consente alle App di sapere dove ci si trova con precisione).

Come prima reazione può anche andare. Questo però non autorizza a non riflettere sul sottile invito lanciato dalla circostanza: lasciare il GPS sempre acceso significa sia far durare meno la batteria, sia comunicare continuativamente la propria posizione, anche quando davvero non sarebbe necessario. Dunque, è importante imparare a gestire il GPS del proprio smartphone e attivarlo, ragionandoci, solo quando serve, ma non sempre. E di disattivarlo a cessata esigenza.

L’altro subdolo invito contenuto in questa circostanza riguarda la completezza delle informazioni su di noi che abbiamo inserito nella nostra utenza. La possibilità di informare “amici e parenti” di una (speriamo mai) avvenuta circostanza spiacevole comporta l’obbligo di aver inserito, nella propria utenza, i nomi di tutti i componenti del proprio nucleo familiare con le relative… qualifiche (padre, fratello, madre, zio, zia, ecc.), altrimenti Facebook non avrebbe “parenti” da avvisare.

Ebbene, meglio non precipitarsi a farlo subito, a meno di non aver già la valigia pronta per il Nepal (con le scuse per l’ironia ai nepalesi, non è colpa di nessuno se stavolta è toccato a loro). C’è tempo per fornire a Facebook ulteriori, golose informazioni riguardanti la precisa composizione del proprio nucleo familiare, incluse porzioni di famiglie eventualmente allargate.

Queste, in particolare, sono informazioni estremamente preziose che, a prescindere dalla circostanza de quo, finirebbero negli archivi di Facebook e là resterebbero. Facciamolo, sempre ragionando, solo se e quando può essere effettivamente necessario e, a cessata esigenza, rimuoviamole, ovvero alteriamole con altre non necessariamente veritiere, se proprio ci si tiene. Questo impedirà di dettagliare in maniera esaustiva le già profondissime informazioni di cui Facebook dispone su di noi.

Bisogna infatti ricordare che, per strutture come Facebook (ma non solo: anche Google, come ricorda Repubblica.it, guarda caso ha attivato un servizio del genere nella stessa occasione), se guardate con la necessaria freddezza con cui si guarda a una realtà imprenditoriale, simili occasioni sono una vera e propria gallina dalle uova d’oro quanto a rastrellamento di informazioni dettagliate.

Sta dunque a noi utenti raccogliere l’intero panorama, con annessi e connessi, e comportarci di conseguenza. La pena se non lo si fa? Nessuna, salvo quella di guadagnarsi un altro gradino nella scala delle persone facilmente circonvenibili e, quindi, manipolabili. Oggi, purtroppo, bisogna pensarle tutte. Anche in questi casi.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


Commenti (Facebook)
Commenti (locali)




Nota: La moderazione in uso potrebbe ritardare la pubblicazione del commento. Non è necessario reinviarlo.