Microsoft e la sinergia mobile/fisso: funzionerà?

Convergenza: una parola chiave del 2015. Funzionerà con Microsoft?
Convergenza: una parola chiave del 2015. Funzionerà con Microsoft?
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 15/05/2015
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L’idea di Microsoft, in sé, è buona: un unico Windows 10 mobile e desktop significa convergenza. C’è però qualche problema, a partire dall’architettura.

Roma – Abbiamo ormai appreso molto su come Microsoft intende posizionarsi sul mercato questa volta con Windows 10: niente più sistema operativo “in scatola” ma, molto probabilmente, un “servizio” sotto mentite spoglie, o quasi. Inoltre, già sapevamo che la filosofia di base era quella di avere un’unica interfaccia e un unico sistema adatto sia per i PC da tavolo che per i device mobili. Ora apprendiamo che uscirà, secondo le fonti, in sei o sette “gusti” diversi. A questo punto siamo un po’ costretti a “darci una notizia” da soli: stante lo scenario, questa sinergia / strategia funzionerà o dovremo iniziare a pensare a delle alternative?

Per fare un po’ il verso a John C. Dvorak su PC-magazine, in effetti viene bene dire: Microsoft ha finalmente avuto una buona idea, ma non interessa nessuno. Questo è il problema: vediamo perché.

Come abbiamo già avuto modo di osservare, il fatto che Windows 10 – visto come sistema per PC – diventi un “servizio” non è poi così positivo. Più che altro per il modo in cui vuole farlo: i programmi diventano App e in linea di massima neppure gireranno sul proprio PC, il “kit” sarà gratuito per quasi tutti eccetto enterprise ma c’è altro che si paga, i costi sono periodici e non una tantum, non c’è più modo di lavorare “off-line” con tutto ciò che ne consegue sotto il profilo privacy, eccetera.

Fissiamo ora l’attenzione sui microprocessori, sulle CPU, ossia quei dannatissimi chip che fanno muovere PC, smartphone e tablet. Quando parliamo di PC, parliamo di un’architettura dove i programmi, anzi, le App saranno in architettura x86, quella tipica dei chip eredi della famiglia 8088/8086 e successive. Diamo pure un taglio al passato e parliamo solo di 64 bit.

Ma come diavolo farà Microsoft a offrire una “esperienza utente” degna di questo nome, quando si tratterà di far funzionare delle App x86 su sistemi (come smartphone e tablet) che in linea di massima sono mossi da CPU non-Intel?

L’idea sembra però essere quella: uno smartphone Windows 10 dovrà essere un computer in tutto e per tutto che, quando connesso alla sua docking station, dovrà trasformarsi in una workstation vera e propria, con tastiera e mouse, pur continuando a disporre di quanto occorre per rispondere a una chiamata in arrivo.

Secondo le informazioni in possesso di Dvorak, sui device mobili le applicazioni x86 saranno fatte girare in modalità “portata” su uno speciale chip di Qualcomm. Il che va benissimo, ma ci sono – dice Dvorak – tonnellate di applicazioni che hanno bisogno di un “motore” x86 vero. Come farà Microsoft? Non è un problema da poco.

Certamente Qualcomm potrebbe ovviare e produrre chip capaci di offrire quel motore. Peccato che non sembri dare troppa importanza a quell’architettura. Più che altro si farebbe prima, meglio, con più efficienza, con maggiore rendimento e spendendo meno a impiegare un computer realmente basato su Intel: c’è solo da scegliere, ci si può limitare a quello in formato chiavetta oppure al PC supercompatto NUC, di certo più performante.

Intendiamoci, l’idea in sé della convergenza intesa in quei termini non è affatto male: permetterebbe un elevato grado di sinergia e un gran risparmio di risorse. Tuttavia c’è da chiedersi come mai un altro gigante come Apple, che in passato ha già lasciato intendere di voler procedere, in certo qual modo, a una sorta di unificazione tra OS-X e iOS, abbia invece preferito “limitarsi” a un nuovo Mac Book Air e all’Apple Watch.

Diciamo – almeno – che in tanti sembrano intenzionati a stare a guardare. Forse stanno cambiando troppe carte in tavola contemporaneamente, forse siamo a un punto di svolta del technium, per dirla con Kevin Kelly, o forse Microsoft sta per andare incontro a un grosso flop: non dimentichiamo i magri successi di Windows Phone, ricordiamoci che solo tre anni fa Microsoft ha deciso di (ha… “dovuto”?)  pagare gli sviluppatori per convincerli a popolare il suo App Store.

E, soprattutto, sarebbe bene ricordare che certe scelte, come ha fatto BlackBerry (che ha deciso addirittura di incorporare un emulatore Android in BlackBerry 10), sono alquanto opinabili: l’emulazione è una cosa, il “porting” è un’altra, l’applicazione nativa è un’altra ancora e su questo circola, infatti, più di una perplessità. La previsione di un miliardo di device Windows 10 connessi è allettante, purché non la si basi sull’idea di attingere all’esistente, sperando di diventare “più grossi”.

Staremo a vedere.


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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