2017, Odissea nell’Europa. Senza roaming

Una torre per telecomunicazioni cellulari.
Una torre per telecomunicazioni cellulari.
Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 30/06/2015
Commenti Commenta | Permalink

Tra due anni in Europa l’odioso roaming sarà finalmente un arcaico concetto del passato. Ma cosa ha spinto gli operatori a «darsi una mossa»? Cosa c’è sotto (e dietro)?

Roma – Tutti felici e contenti per la notizia: dal 15 giugno 2017 in Europa sarà del tutto soppresso il roaming. Dunque, quanto abbiamo? 1000 minuti, 1000 SMS e 2 Gigabyte? Dovunque saremo in Europa potremo utilizzarli tutti, senza alcun sovrapprezzo.

Sono anni che in Europa si lavora per raggiungere questo obiettivo. Ora, sotto la presidenza lettone, dopo dodici ore di riunione(1), finalmente sembra si sia arrivati al dunque, inclusa la possibilità di particolari accordi per «i servizi specializzati che necessitano di un livello determinato di qualità di connessione (per esempio auto connesse o e-medicina), ma solo se gli operatori potranno garantire la qualità generale dei servizi di accesso a internet», precisa l’Agenzia ANSA.

Prima di esultare, dunque, è bene leggere un po’ al di là delle righe. La nota dell’ANSA fa trasparire l’annosa questione del QoS (Quality of Service), ossia quell’attività di monitoraggio del traffico grazie alla quale determinati servizi potranno avere priorità rispetto ad altri: su questo, naturalmente, è possibile solo sperare che tutto vada per il meglio e gli operatori agiscano in modo trasparente e ragionevole. È infatti in ballo una questione estremamente complessa, quale quella della neutralità della Rete, che oggi non ha più senso intesa in assoluto: la si può solo intendere in senso globalizzato.

Un altro dettaglio interessante è il piccolo sovrapprezzo residuo che si pagherà dal 20 aprile 2016 (cioè il prossimo anno) fino al 15 giugno 2017: 5 €c al minuto per le chiamate telefoniche, 2 €c per ogni SMS e 5 €c per megabyte per i dati, tasse escluse.

Appare ragionevole concludere che, in assenza di accordi, il vero costo per gli operatori esteri nel connettere un cliente non loro sia proprio quello: cinque centesimi al minuto per le telefonate e per Megabyte, due centesimi per ogni SMS. In pratica, si sono presi un altro anno (e mezzo, quasi) per stilare l’accordo vero e proprio, in assenza del quale desiderano – almeno – “non rimetterci” (di qui la piccola gabella aggiuntiva).

Come mai – potrebbe pensare qualcuno tra i più svegli – improvvisamente si sono decisi, con una Neelie Kroes sempre combattiva, che pensava di riuscirci entro Natale 2015, mentre invece ora sappiamo che ci vorrà ben di più?

Anche qui c’è una spiegazione, plausibilissima: il rischio, per gli operatori, di essere travolti da un nuovo modello di business. Non dimentichiamo che Project Fi di Google sarà un “meta-cliente” per gli operatori: non potrebbe mai rivolgersi direttamente a questi ultimi in tutto il mondo e dovrà per forza disporre di una struttura intermedia che li “aggreghi” per esso.

Secondo quanto hanno riferito a questo sito fonti vicine all’operatore Wind, la fusione di quest’ultima con Tre Italia appare ormai molto più che plausibile, molto più che ipotetica. Ciò non fa che confermare i rischi a cui gli operatori si sentirebbero esposti lavorando “da soli” sul mercato: non potrebbero mai interloquire direttamente con una realtà come Google, una volta che questo opererà sul mercato mondiale. In un simile scenario ci vorrebbe poco, una volta ristabiliti gli equilibri, a derubricare il concetto di roaming ad arcaismo(2) da rimuovere dal vocabolario corrente.

Ecco, con ogni probabilità, cosa ha “smosso” gli operatori europei. Di certo non sono stati travolti da un conflitto di coscienza per eccessivi profitti, né da buonismo, né da mistici pentimenti, ma dal semplice timore di risultare schiacciati da una realtà che cambia, in piena ottica di globalizzazione, e alla quale non è in alcun modo possibile sottrarsi.

Marco Valerio Principato


  1. Il tempo necessario per addivenire all’accordo, tenendo presente che, appunto, sono anni che ci si lavora, quindi non c’è da spiegare di cosa si tratta, ma solo da decidere, è piuttosto lungo. Il che indica quali interessi siano in gioco.
  2. In linguistica, un arcaismo (dal greco ἀρχαϊκός, archaïkós, “superato, antiquato”, sostanzialmente ἀρχαῖος, archaîos, “iniziale, antico”) o termine desueto è l’uso di una forma del discorso o della scrittura che non è più attuale. Più precisamente, secondo l’Enciclopedia Treccani, per arcaismo in senso linguistico si intende una “parola, forma grammaticale o grafica, o costruzione di frase non più viva nell’uso linguistico comune, ma conservata o reintrodotta nella lingua, sia per influsso della tradizione, sia per dare particolare rilievo (solennità, preziosismo, comicità) al discorso” (da Wikipedia).

Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


Commenti (Facebook)
Commenti (locali)




Nota: La moderazione in uso potrebbe ritardare la pubblicazione del commento. Non è necessario reinviarlo.