UK, l’ombra del Grande Fratello su Facebook e i Social Media

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Sara Polizzi Anderson
Di Sara Polizzi Anderson
Pubblicato il: 01/04/2009
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Londra – Facebook, ad oggi il più grande social network, non sarà il solo. Anche MySpace, Twitter, Bebo. Ma anche le Chat di tutti i generi, le conversazioni telefoniche, tutto ciò in cui si relazionano tra loro persone diverse è diventato di grande interesse per il Governo Britannico. Che ha intenzione di costruire un grande database centrale in cui tutto, proprio tutto ciò che li riguarda, verrà memorizzato.

Per farlo, il Governo si prepara ad ampliare le autorità conferite agli organismi di vigilanza, a consentire loro di registrare chi parla con chi. Ma, a differenza di quanto si possa supporre, non è interessato ai contenuti delle conversazioni, quali esse siano. Gli interessa tracciare un quadro, invece, delle relazioni: “decine di milioni di persone utilizzano siti come Facebook, Bebo e MySpace per chattare con gli amici, ma i ministri dicono di non avere alcun interesse nel contenuto delle discussioni. Gli interessa sapere solo l’identità delle persone che si parlano”, spiega BBC News.

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E illustra la preoccupazione del liberal-democratico Tom Brake: “È estremamente preoccupante che ora vogliano monitorare i siti di social networking, che contengono elevate quantità di dati sensibili come l’orientamento sessuale, le credenze religiose e i punti di vista politici”, ha riferito Brake.

Si tratta, racconta The Independent, di un piano per memorizzare le informazioni riguardanti ogni telefonata, email o visita a siti internet fatta da chiunque in Gran Bretagna. Almeno la metà della popolazione britannica – intorno ai 25 milioni di persone – è ritenuta essere utente di siti di social networking. La proposta farebbe peraltro seguito ad una analoga proposta in sede UE, risalente al periodo immediatamente successivo agli attentati del luglio 2005, nella quale si indicava l’urgenza di monitorare email ed uso di Internet e riempire un database con tali dati al fine di tracciare le intenzioni dei terroristi.

Ma in tre-quattro anni le cose sono cambiate, ora l’impiego dei siti di social networking è diffusissimo: dunque, a tali siti potrebbe venir chiesto di trattenere ogni informazione sulle abitudini di navigazione, di memorizzare ogni contatto avvenuto, benché non sia richiesta la memorizzazione dei contenuti dei dialoghi. Vernon Coaker, grande capo dell’Home Office, ha detto che “i siti di social networking, come MySpace o Bebo, non sono obbligati al rispetto di tale direttiva (quella post-luglio 2005, ndB). Questa è la ragione per cui il Governo sta individuando quali aspetti ne vadano modernizzati, per fare in modo che coprano elementi delle comunicazioni attualmente non considerati”.

L’intenzione del Governo britannico, inutile dirlo, sta sollevando un polverone. Isabella Sakey, policy director di Liberty, ha detto: “Anche prima che si decida di gettare nella mischia Facebook ed altri siti simili, il proposto database centrale sulle comunicazioni è già una prospettiva terrificante. Consentirebbe al Governo di registrare ogni email, ogni messaggio e telefonata e trasformerebbe milioni di persone innocenti in sospettati permanenti”.

Richard Clayton, un esperto di sicurezza informatica dell’Università di Cambridge, ritiene che “ciò che stanno facendo è stabilire con chi si comunica e chi sono i propri amici, cosa estremamente intrusiva e lesiva della propria privacy”.

Chris Kelly, Chief Privacy Officer di Facebook, ha riferito di considerare i lobbying ministers sulla proposta semplicemente “overkill” (espressione che significa: un eccesso rispetto a ciò che è necessario o appropriato per un determinato fine).

Come alcuni osservatori rilevano, “ciò che è particolarmente irritante in tutto ciò non è solo il fatto di minare l’idea in sé di libertà, ma che la messa in atto di simili azioni non produce nessun risultato apprezzabile”, pur comportando un dispendio di risorse, sotto tutti i profili, non certo trascurabile.

Non resta che attendere: la blogosfera e la Rete sono già in subbuglio e di certo non mancheranno forti contrasti a questa iniziativa dal sapore, è innegabile, molto simile ad altre analoghe, in altri paesi.

Sara Polizzi Anderson

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