Windows 10, il sistema che ognuno, anzi, Microsoft attendeva

Sta arrivando, sta arrivando. Inclusi «cetrioli».
Sta arrivando, sta arrivando. Inclusi «cetrioli».
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 30/07/2015
Commenti 3 commenti | Permalink

Tutti felici e contenti, Windows 10 sta arrivando gratis nei computer di tutti gli utenti «onesti» dotati di Windows 7 o 8. Ma sotto ci sono una serie di «cetrioli», di cui non si parla.

Roma – Chi è utente ufficiale di Windows 7 o 8 – cioè una sostanziosissima fetta di mercati – lo sta avendo gratis, nonostante le sterili polemiche di alcuni, volte a sostenere l’insostenibile. Chi ha una copia contraffatta invece deve, anzi, dovrebbe pagare. Sia come sia, Windows 10 sta arrivando e sta gradualmente prendendo il posto di Windows 8 o Windows 7, dietro il luccichio della parolina magica gratis.

Indubbiamente qualche vantaggio, specie rispetto a quell’aborto che è stato Windows 8, c’è pure, David Pogue lo spiega molto bene. Magari non proprio tutti sono così d’accordo con questo Microsoft Update che aggiorna tutto, per forza e non è disabilitabile: al netto di una maggiore sicurezza per gli utonti, in qualche caso provoca danni (per esempio in presenza di driver hardware specifici e particolari) ma si sa già come fare per evitare l’inconveniente.

Come abbiamo sempre detto, i sistemi operativi Microsoft appena usciti sono sempre acerbi: per esempio Microsoft pare si sia dimenticata di gestire per bene i display piccoli ma ad alta risoluzione, sui quali il vassoio di sistema è visibile solo con un microscopio.

Ma queste sono quisquilie: si risolverà. Quel che si può risolvere molto meno, diciamo per niente, è ben altro. Più esattamente, è il controvalore che consente a Microsoft questa cessione apparentemente gratuita (lo è, come abbiamo già detto, sul piano squisitamente monetario, ma sull’accademico “scambio di prodotti e valore“, pilastro del marketing, naturalmente non può esserlo).

La versione definitiva di Windows 10 arriva con una politica privacy e un service agreement nuovi di zecca, che ogni utente farebbe bene a leggere con attenzione prima di affidare al proprio computer dati di qualsiasi genere (che abbiano un minimo di valore e di riservatezza: se non ne hanno, allora il PC è per giocare). Andranno in vigore dal 1 agosto.

Come spiega TechWorm, l’uso di Windows 10 implica il concedere a Microsoft un ampio diritto di osservare cosa si fa, si dice o si crea usando il suo sistema. Le spiegazioni sulla raccolta dati sono molto ambigue, ma una cosa è certa: Windows 10 riporterà ai server di  Redmond molte delle cose che fate.

Per default, per esempio, Windows 10 sincronizzerà dati e impostazioni con i server di Redmond. Ciò significa: cronologia di navigazione, preferiti e siti visitati, nonché App salvate, eventuali spot Wi-Fi usati, nomi delle reti wireless, nomi utente e password usati. Tutto ciò va disabilitato a mano, se non si vuole che accada.

Poi c’è Cortana, una sorta di antenna capta-tutto per Microsoft. Condivide con Microsoft tutto ciò che si pronuncia e tutte le risposte. E glielo si deve permettere, altrimenti non funziona. Dicono le “condizioni”:

Per abilitare Cortana a fornire esperienze personalizzate e suggerimenti rilevanti Microsoft raccoglie e impiega vari tipi di dati, come la posizione geografica, dati dal vostro calendario, applicazioni usate, dati dalle vostre email e messaggi di testo, chi chiamate, i vostri contatti e quanto spesso interagite con ciascuno di essi.

Cortana inoltre impara su di voi raccogliendo dati su come utilizzate il vostro device e altri servizi Microsoft, come musica, impostazioni di allarme, se lo schermo è bloccato o meno, cosa osservate e cosa acquistate, la cronologia locale e quella su Bing, e altro.

Windows 10 inoltre genera un Advertising-ID unico: un codice univoco per ogni device, che può essere impiegato dagli sviluppatori e dalle reti pubblicitarie per profilare e servire annunci su misura. Esattamente come la sincronizzazione, va disattivato a mano, agendo nelle impostazioni di sistema (ovviamente, per default è attivo), assieme a tutte le altre opzioni di profilazione.

Qualora si decida di cifrare il proprio disco, si tenga presente che le chiavi di recupero di BitLocker generate sono copiate su OneDrive.

Non bastasse, con l’uso di Windows 10 si autorizza Microsoft a rivelare, almeno in certi casi, i propri dati personali. Molto probabilmente non accadrà mai, ma nella politica privacy si dice che

Accederemo, riveleremo e conserveremo dati personali, compresi i vostri contenuti (come il testo delle email, altre comunicazioni private o altri file in cartelle private), qualora ritenessimo in buona fede che farlo sia necessario per proteggere i clienti o per ottemperare ai termini che governano l’impiego dei servizi.

TechWorm, con l’occasione, fa leggere il manuale preparato dal produttore di PC Lenovo per i nuovi utenti che utilizzano Windows 10 per la prima volta (si può scorrere, sono poche pagine ma essenziali):

Come si può osservare, Lenovo è stata addestrata ad-hoc per non indicare nessuna delle problematiche relative alla privacy di cui qui si dà cenno. Il che equivale a fare in modo che la maggior parte degli utonti non si avvedano di cosa accadrà una volta che il sistema operativo sarà stato lanciato con tutte le opzioni predefinite, o quasi.

Come abbiamo più volte già detto, questo modello – sia pure parzialmente impugnabile a suon di impostazioni – di fatto sposta il ruolo di Windows 10 da quello di sistema operativo per sé a quello di ecosistema, con caratteristiche molto simili a quelle già in essere per Google (con Android), per Apple (con iOS e OSX) e, in generale, con il mondo mobile. Vuole cambiare la vita agli utenti, e lo farà, ma nel farlo penserà prima di tutto a cambiarla a Microsoft, che in cambio di questa cessione otterrà una valanga di dati.

Per questo abbiamo raccomandato, fin dall’inizio, di riflettere bene prima di agire. Ma in una società che, nonostante l’evidente violazione delle norme sulla privacy, continua a usare WhatsApp, che non si rende conto che l’unica azienda il cui messaging viene bloccato istituzionalmente in diversi paesi (l’ultimo è il Pakistan) perché i governi stessi sono fuori gioco sulle intercettazioni, è BlackBerry – nonostante l’assenza di un piano di marketing degno di questo nome – può accadere una sola cosa: quella società utilizzerà Windows 10. “Gratis”. Il resto è noia.

Marco Valerio Principato


Marco Valerio Principato (2072 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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  1. Massimo ha detto:

    La soluzione esiste e si chiama Linux ma questo significa imparare, installare, sbattersi, chiedere, cambiare abitudini (chissà come mai tutto ciò che è sinonimo di libertà non è mai un’abitudine) etc etc
    Purtroppo Linux non ha una società come la Microsoft che sponsorizza e monopolizza il mercato, non te lo fa trovare pronto da usare nel pc da Euronics, anzi la parola stessa ‘Linux’ fa quasi paura.
    Io avrò installato Linux su almeno una decina di pc e nessuno ha preso qualche malattia o meglio ancora è tornato indietro a chiedermi di toglierlo, anzi, mi ringraziano pure.
    Windows 10 che lo usi pure la massa, io da 3 anni non ne contribuisco più alla diffusione.
    poi che ognuno agisca come meglio crede, la libertà costa fatica ma quando la ottieni hai imparato qualcosa in più e mai in meno.
    Buona vita a tutti!
    Massimo Rebuffo

  2. Stuppida ha detto:

    Sono una ignorante informatica anziana, ma dall’inizio ho sospettato di essere controllata. Non ho mai voluto Whatsapp, anche se mia nipote insiste e, si ta creando un varco fra di noi—giuro! Non mi è mai piaciuto Google+. Dropbox, One drive, e vi assicuro, tutto questo a “intuito” e mia nipote sbuffa quando deve mandarmi i file (es: la tesi) da correggere.
    Ho dovuto acquistare un notebook-giocattolo per problemi di soldi e mi sono ritrovata con un Windows8. Stupore e fastidio dopo 2 gg che smanettavo per “correggere”, quasi tutto. Tutto preimpostato. Anche l’ignorante che sono se ne accorge e così ho cominciato ad informarmi e a cercare di porre rimedio. Ho naturalmente caricato windows10 e sono ancora qui a veder confermate le mie fastidiose intuizioni. Non sono più, da anni. iscritta a FB e mi sono tolta anche da Twitter. Quando vado su YT non lascio mai commenti.Poco a poco mi sto isolando. E’ questa la fine che ci tocca a noi “utEnti indipendentisti”?

    Grazie dell’articolo che conferma tutte le mie paure.

    • Cara collega (vedi mia bio) “anziana”, la capisco e sono con lei, ovviamente. Posso suggerirle di indicare a sua nipote che, se vuol chattare con lei, installasse BBM di BlackBerry e passa la paura o, almeno, è nettamente limitata.

      Vede, restare isolati forse non è la scelta migliore. Ma come ho ribadito nella mia tesi di laurea (in Comunicazione di Rete / Filosofia della Scienza) l’unico strumento è la consapevolezza: l’unico percorso che ci permette di convivere in questo mondo assurdo sapendo bene, ogni volta, dove erigere paletti e sorvegliare confini da non far superare.

      Purtroppo questo ci obbliga a confrontarci con la complessità, argomento spinoso al quale noi informatici siamo abbastanza abituati da sempre, “per lavoro”. Non altrettanto è per le masse, che invece sono del tutto accecate dallo squallido luccichio dei sistemi di occultamento della complessità che l’intera architettura di sorveglianza e sfruttamento hanno messo in piedi. I cosiddetti Millennials, poi, il problema non solo non se lo pongono, ma semplicemente “non lo vedono”.

      Perciò si doti di tanta pazienza: se ha smesso la professione, be’, dovrà farsene una ragione e riprenderla in mano, stavolta per sé stessa, con lo scopo di affrontare correttamente la complessità di cui sopra e sopravvivere.

      Un saluto cordiale e grazie della partecipazione.
      MVP




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