Da BlackBerry a iPhone: come passare e perché

Lo faccio? Si, ma con alcune attenzioni.
Lo faccio? Si, ma con alcune attenzioni.
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Pubblicato il: 20/05/2017
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Chi viene dai «vecchi» BlackBerry, quelli con la versione 7/7.1 del sistema, è riluttante a cambiare ma capisce che prima o poi dovrà farlo. Il target non può essere che uno: iOS di Apple, cioè iPhone. Vediamo i come e i perché.

Roma – BlackBerry, intesa come Research In Motion (RIM) ormai non esiste praticamente più. È rimasto solo il brand, ma ha perso tutta la sua “metafisica”, dunque prima o poi bisognerà decidere: o si passa ad un Android o a un iOS, cioè iPhone. Noi optiamo per il secondo, senza dubbio alcuno, e qui cercheremo di dire tutto ciò che c’è da dire a questo specifico segmento di mercato per farlo il meglio possibile e a ragion veduta.

Premessa

Se…

se il vostro Bold 9900 (o simile) funziona bene e non presenta difetti;

se gestire in mobilità email, appunti/note, agenda, attività/promemoria, archiviare credenziali (nomi utente/password) in sicurezza e una moderata “navigazione d’emergenza”, oltre a telefonia e SMS, è quel che vi basta;

se il vostro operatore cellulare fornisce ancora il Servizio BlackBerry senza problemi;

se non vi sentite persi perché non avete Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp e tutte le App di questo mondo ma vi basta la chat di BBM;

se non vi interessano servizi multimediali in streaming, vi basta un YouTube moderato e vi basta la musica e i video che vi siete caricati sulla microSD card interna;

…allora

allora tenetevi pure il vostro Bold 9900 o simile: non c’è alcuna ragione per cambiare. E potete sospendere la lettura qui, inutile proseguire.

No, non mi basta più

Bene. Allora sappiate che, se finora con il vostro device BlackBerry old style siete stati “al sicuro” e adesso volete affacciarvi nel mondo degli smartphone moderni, be’… benvenuti nel mondo degli sciacalli, dei marpioni, dei pescecani sfruttatori di dati (ma anche foto, video, testi, appunti, note, agende, appuntamenti, conversazioni, messaggi, spostamenti geografici, eccetera1) altrui: praticamente la giungla, dove il più forte si mangia il più debole. Ora vedrete perché.

Ma un Android no?

Tutto si può fare. Però sappiate che:

  1. sarete costretti a utilizzare la vostra utenza Google (o a crearne una, se non la avete già) e utilizzarla come “ID” (identificazione) per far funzionare lo smartphone; ergo, Google (nonché il costruttore del vostro apparecchio: Samsung, LG, Huawei, a seconda di cosa scegliete) saprà TUTTO di voi – e di questo potrebbe non interessarvi nulla – ma sappiate che saprà anche tutto su tutti coloro con i quali avete a che fare, compresi tutti i loro dati (vi accederanno a tutto, vedi nota 1, e voi non potrete farci niente);

  2. qualsiasi App installiate, anche la più stupida, potrà sapere tutto, assolutamente tutto, vedi sempre nota 1, e voi non potrete farci niente, come sopra;

  3. sarete molto più esposti ai virus, perché funziona come sui PC: l’80 per cento dei virus sono per Windows, il 19 per cento sono per Mac OSX e l’1 per cento (scarso) sono per Linux; le proporzioni sono identiche: l’80 per cento sono per Android, il 19 per cento sono per iOS di Apple e l’1 per cento sono per BlackBerry (quelli vecchi, non i nuovi, che hanno comunque Android).

Chiaro il motivo per il quale un Android, a parità di prestazioni e materiali, costa molto meno di un iPhone? La differenza è pagata attraverso la gigantesca, continua e perpetua sottrazione di dati di qualsiasi tipo dal vostro apparecchio. Che – è bene ricordarlo – non sono solo vostri: nella rubrica non ci scrivete il vostro nome, ma quello di altri; nell’agenda non prendete appuntamenti con voi stessi, ma con altri; la fotocamera non la usate solo per i selfie, ma soprattutto per fotografare altri; eccetera.

«Già, e perché, Apple non lo fa?», direte voi. No, non lo fa. Non ne ha bisogno. Perché si fa pagare in contanti, non le serve di farsi pagare rubando dati.

Fate voi.

Insomma devo cacciare tanti soldi!

Pensavate di avere scelta? No, la cattiva notizia è che non la avete: dovrete farlo, se volete campare tranquilli almeno cinque anni (in alternativa, resistete ancora un po’ con il vostro device BlackBerry finché non avrete messo da parte il denaro necessario: è meglio).

Se vorreste fare il passo ma non ce li avete proprio, be’, lì possiamo aiutarvi ben poco: purtroppo è il mercato a dettare legge.

E non commettete l’errore di pensare a un buon usato, “tanto a me occorrono poche funzioni” e altre scuse simili: ricordate che l’appetito vien mangiando, occorre vigilare affinché sia un sano appetito e non una smania nevrotica ma, se il passo deve essere fatto, poi bisogna avere un minimo di libertà di movimento, altrimenti ci si sentirà presto a disagio, troppo presto. Inizieranno i biasimi perché è lento, perché non ha abbastanza memoria, perché ci carico quattro CD audio e si riempie, giro tre video ed è pieno, se carico solo un’altra App mi si blocca, eccetera. Date retta. Android gioca su questo, ossia sul “vorrei ma non posso”: la cosa migliore, se quello dovesse essere, è ammettere che non potete, prima di tutto a voi stessi. Verranno tempi migliori, ma meglio non cadere nelle maglie di Android.

Allora? “Che devo fa’?”

Semplice: puntate al top, e da subito. Siamo a oggi, maggio 2017: avete deciso di “farlo”? Adesso c’è l’iPhone 7. Quello base costa €799, ma non va bene, perché ha “solo” 32 GB di memoria (e guarda caso, quelli venduti in sovvenzione a rate dagli operatori sono sempre questi con poca memoria! Occhi aperti!) e vi si riempirebbe in un attimo, impedendovi addirittura di aggiornare il sistema molto presto. Dovete puntare subito al top, quindi al modello da 256 GB, che significa altri 200 euro, ossia € 1019. Senza esitazioni! Se potete, ovvio.

Questa tecnica vi permetterà di veder sopravvivere il vostro gingillo per (almeno) cinque anni senza aver bisogno di alcun “aggiornamento di modello”, nessun problema di capacità o di resa. E soldi spesi una sola volta, il che significa risparmio.

Non vi piace? Non vi sembra normale spendere quei soldi? Non c’è problema: sospendete la lettura e compratevi l’Android che vi piace tanto: ora sapete a cosa andate incontro e se non frega niente a voi, contenti tutti.

Ok, faccio la pazzia. Cos’altro?

  1. Non installate App a rotta di collo solo perché avete memoria da sciupare: ogni App, oltre a consumare spazio, ruba risorse di calcolo e rende l’apparecchio più lento, dunque solo le App che vi servono davvero;

  2. sottoscrivete, se è possibile, l’Apple Care: vi estende la garanzia a tre anni e vi tutela contro qualsiasi guasto, con sostituzione gratuita e assistenza sistemistica per la migrazione; del resto, se dovesse capitarvi un esemplare fallato, è nei primi tre anni di vita che nella maggior parte dei casi le falle vengono fuori; se avete l’Apple Care state tranquilli, se non ce l’avete… state pur sicuri che il guaio verrà fuori al terzo anno, quando la garanzia sarà scaduta; al solito, fate voi;

  3. IMPORTANTE: periodicamente Apple aggiorna iOS, il sistema operativo; nelle vostre condizioni di proprietari di apparecchio nuovo, potete – anzi dovete – aggiornare ogni volta che vi viene proposto, sia per sicurezza che per mantenere la garanzia; tuttavia – oggi siamo alla versione 10.3.1 di iOS – se entro i primi tre anni di vita dell’apparecchio dovessero essere rilasciate nuove versioni, verificate il major number di versione (la prima cifra): nel corso della vita dell’apparecchio, rispetto a quella con cui esso è “nato”, può crescere di due unità, alla terza avviereste il vostro apparecchio verso una rapida obsolescenza; in tal caso, guardatevi bene dall’aggiornare! Resistete e tenetevi la versione che avete; se non capite o sapete cos’è l’obsolescenza programmata, allora non domandate perché, fatelo e basta, altrimenti leggete qualche buon libro e capirete.

Attenzioni durante l’uso?

Certo. Prima di tutto, imparate bene come si entra nelle impostazioni e fissate bene nella vostra memoria queste opzioni delle medesime:

  1. Generali → Aggiornamento App in background;

  2. Privacy

Queste due sono le più importanti ma, sia chiaro, dovrete prendere confidenza con tutte le opzioni delle impostazioni: è sapendo governare queste che si evitano le circonvenzioni d’incapace a cui i “big” fanno ricorso per accalappiare utenti “utonti”.

L’opzione 1 è importante perché ogni nuova App che installate, con ogni probabilità, si auto-imposterà per poter funzionare in background (ossia ci sarà una parte della App che, anche se non si trova in funzione sullo schermo, resterà in funzione “sullo sfondo”, senza visualizzare nulla, svolgendo attività che potrebbero essere necessarie, ma anche no: dipende).

Ebbene, sappiate che meno App funzionano in background, meno risorse di calcolo si consumano, meno dati si consumano, meno si è esposti a monitoraggi e, soprattutto, meno batteria si consuma. Quindi, date per scontato che non autorizzerete nessuna App a girare in backround e solo se riscontrate malfunzionamenti da parte dell’App stessa, allora valuterete se abilitarla. Tenete presente che normalmente non ce ne è alcun bisogno, nemmeno per Telegram, WhatsApp e simili, dunque tenete spesso d’occhio quest’area e verificate che le App abilitate siano solo quelle per le quali, in mancanza, ci siano malfunzionamenti. Nemmeno – anzi, men che meno – per Facebook è necessario il background, figurarsi.

L’opzione 2, invece, è importante perché contiene le risorse “sensibili” e, sotto ciascuna di esse, c’è l’elenco delle App che ne richiedono l’uso. Esempio: toccando Privacy e poi Contatti, trovereste WhatsApp che ha l’interruttore verde perché, se non gli concedete accesso ai contatti, non sarà in grado di tradurre in nomi i numeri di telefono dei vostri interlocutori né di farvi creare una nuova chat (oltre a non potersi rubare l’intera rubrica). Tuttavia, a differenza di Android, seppure non doveste concedergli l’accesso, l’App funzionerà ugualmente (chi scrive l’ha avuta in queste condizioni per mesi, senza mai concedergli l’accesso), pur costringendovi a vedere numeri di telefono al posto dei nomi per ogni chat e impedendovi di dar origine a una nuova chat: potrete solo rispondere a quelle originate da altri.

Bene, se proprio dovete usare WhatsApp (sarebbe meglio di no ma, al solito, fate voi), non potrete fare a meno di concederle accesso ai contatti.

Ma vedrete che ci sono molte App che chiedono accesso a risorse del tutto ingiustificate. Per esempio, l’App di Dropbox: che diavolo ci deve fare con i vostri contatti? Niente! Solo rubarveli! Dunque, quando la installerete, negategli l’accesso ai contatti! E se ve lo siete dimenticato, entrate in Impostazioni → Privacy → Contatti, cercatela e disattivatele l’accesso ai contatti, perché l’unica ragione per la quale vuole accedervi è per rastrellare dati, che poi si vende! Chiaro?

Stessa musica per tutte le altre risorse: sotto Privacy trovate, oltre a contatti, anche Localizzazione, Calendari, Foto, eccetera. Valutate con attenzione chi vi chiede accesso a cosa e concedete l’accesso solo se realmente necessario. Un’altra tecnica consiste nel concedere accesso solo nel momento di impiego, per poi revocarlo. Esempio: è noto che è bene non lasciare mai accesso a microfono e telecamera ad App come Instagram, Facebook, Messenger e simili perché – si sa – sono “spione”. Allora, voglio trasmettere un filmato in diretta su Facebook? Bene: concedo l’accesso a telecamera e microfono per il tempo necessario, cioè durante il filmato, dopodiché glielo tolgo! E senza dimenticarmene! Chiaro?

Messenger di Facebook: stessa cosa, proverà a chiedervi di accedere ai contatti, alle foto, alla telecamera, al microfono e alla posizione. Niente di tutto ciò! Negare tutto, tutt’al più accesso alle foto per poterle inviare (ed eventualmente “di volta in volta”, volendo stare sicuri). Microfono? Si, solo se dovete chiamare qualcuno a voce, ma una volta effettuata la chiamata, via l’accesso, revocato! Telecamera? Stessa cosa!

E Siri?

Se non vi è indispensabile, lasciatelo perdere: non è un problema che Apple riceva la vostra voce registrata (per gli stessi motivi per cui l’iPhone costa di più) per “imparare” a riconoscerla meglio: il riconoscimento, infatti, avviene in parte con lo smartphone, ma in gran parte con l’ausilio dei computer centrali di Apple.

Tuttavia, il riconoscimento e la sintesi vocale consumano molte risorse di calcolo: se vi preme la durata della batteria, assieme ad altre cose come il funzionamento in background delle App, questa è un’altra opzione da evitare ma, se vi serve, usatela, non è un problema.

Altro?

Si, certo, non volete sapere come trasportare la rubrica, l’agenda, le note, gli appuntamenti? Be’, quello non ve lo raccontiamo qui: ci sono in Rete fior di guide, googlate un pochino e leggete. Il riassunto è questo:

  1. con BlackBerry Desktop Software dovete sincronizzare il vostro device BlackBerry con Microsoft Outlook (non superiore a 2010, altrimenti dà problemi);

  2. installate il software iCloud per Windows e sincronizzate;

  3. collegate l’account iCloud all’iPhone (e anche per questo ci sono fior di guide, googlare e leggere) e lasciate sincronizzare.

Un’ultima raccomandazione: non fate i fighetti con l’iPhone “nudo”, compratevi un guscio di silicone che lo protegga (il migliore in assoluto è il Tech21 Impactology, lo trovate anche su Amazon). Non sarà bello, ma vi para il c., oltre allo smartphone.

E ricordate: il primo e più efficace antivirus siamo noi stessi. Non “navigate a vista”, questo è un mondo senza scrupoli e la sola difesa è tenere il cervello acceso, sempre.

Ok?

Marco Valerio Principato

(Articolo in formato PDF)


1 Tenete a mente questo elenco di cose: ci servirà più volte.

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Marco Valerio Principato (2088 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.

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Commenti locali
  1. Fabio ha detto:

    Principato, anche in molti smartphone Android si possono regolare i permessi delle app, anche senza root. Inoltre (pur se sono indubbiamente comodi) non è mica obbligatorio usare i servizi di Google, ci sono alternative più rispettose della privacy. È un po’ più complicato, ma si può fare.
    Quanto al fatto che Apple non utilizzi i dati dei suoi clienti, boh, lei ne sa sicuramente più di me, ma così d’acchito non ne sarei così sicuro. Se non li vuole utilizzare, perché fa di tutto per averli?

    • Fabio, grazie per il commento, ma non è esattamente così, la questione è architetturale: su Android se lei impedisce a WhatsApp di accedere a qualcuna delle risorse a cui l’App ha deciso di aver bisogno di accedere (es. i contatti), l’App si rifiuta di partire (a meno che non abbiano deciso questa notte di cambiare).

      Su iOS (e su BlackBerry OS sia 7 che 10, beninteso, anche se ormai non conta più nulla), invece, l’App parte: si limita a non “tradurre” i numeri in nomi e a non consentire l’avvio di una nuova chat.

      Quanto al non usare i servizi Google, in buona parte le do ragione, si può fare, pur non essendo né comodo, né alla portata dell’utente medio, e ad esclusione di certi servizi (Google Play, in assenza del quale le App bisogna, oltre ad effettuare il sideload, aggiornarsele a mano). Il problema, tuttavia, è proprio la tutela di quell’utente medio: cercando di erudirlo, si può sperare che agisca a tutela propria e degli altri, a condizione – ovviamente – che non gli sia reso difficile (e su Android lo è).

      Infine, quanto ai dati che Apple chiede ed usa, ma senza riversarli nel crogiolo generale (non del tutto: in parte lo fa, come lo fanno tutti, ma la porzione utile, quella identificativa, la tiene per sé per un principio semplice di marketing, quello della catena del valore), è spiegato dal fatto che essa è una delle pochissime aziende al mondo in cui la Divisione Marketing dipende direttamente dall’Amministratore Delegato. Egli ha quindi una percezione diretta del valore che l’azienda produce, gestisce, crea e ottiene in cambio, e la ha con una visione generale, non settoriale, dal momento che le decisioni finali e strategiche non sono prese da un responsabile risorse strumentali e finanziarie o altre figure amministrative, ma dal vertice (e qui non è stato bravo Tim Cook: questa è “scuola” di Steve Jobs, di cui Apple in parte ancora vive di rendita). Se Apple facesse come Samsung, smetterebbe di essere Apple, quella stessa Apple che, nel momento in cui ho avuto un problema, all’Apple Store è stato sufficiente indicare l’IMEI e in un attimo si è risolto tutto, senza alcuna complicata procedura, accertamenti di identità, nulla. E questo è possibile perché Apple ha i miei dati.

      Poi, come sempre, è questione di scelte: ognuno è libero, io sono felice di discorrerne, ma non pretendo di convincere nessuno, le decisioni – ammesso che il libero arbitrio esista, i filosofi ne discutono ancor oggi – sono (o almeno dovrebbero essere) personali e discendere da ciascuno di noi. Aver letto quel che ho scritto, come dicono gli incompatibilisti causali, può essere un elemento in cui ci si imbatte in certo qual modo “per caso” e che quindi “inclina”, ma non “necessita”.

      Grazie per l’intervento.
      MVP




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