Ormai non è più Web, è Far Web. Come il Far West (1)

Navigare sul Web oggi equivale a questa scena, in tutto e per tutto.
Navigare sul Web oggi equivale a questa scena, in tutto e per tutto.
Di
Pubblicato il: 04/01/2018
Commenti Commenta | Permalink

Non è un articolo tecnico, piuttosto una specie di romanzetto. Che comincia con questa «puntata» e finirà, presumibilmente, entro un altro paio. Preparatevi.

Roma – «- Pistolero: Noi siamo in sette, sbirro, e nella tua pistola ci sono solo sei colpi… non so se se ti ho reso bene l’idea, sbirro. – Trinità: Se paghi prima scommetto che non sarai tu quello che resterà in piedi… non so se ho reso bene l’idea» (dal film Lo chiamavano Trinità). Be’, ecco, oggi navigare sul Web è diventato più o meno così. Solo che è tutto silenzioso, niente colpi di pistola o proiettili sibilanti, ma accade ugualmente. Il guaio è che nessuno se ne accorge (specie da mobile) e questi marpioni profittatori fanno il loro mestiere: ne approfittano.

Se non ve ne frega nulla, se appartenete a quella categoria di persone che sostengono la tesi del “facessero quello che vogliono, io non ho niente da nascondere”, allora la vostra lettura può fermarsi qui: non avete nulla da imparare non perché non ci sarebbe, ma perché voi avete deciso di non voler imparare, voi non volete investire neppure un neurone dei quattro che vi sono rimasti in funzione per evolvere almeno un po’. In tal caso, andate pure: fatti vostri. Anzi, se non tornate più su queste pagine, fate un favore a me e anche a voi stessi.

Se, invece, vi incuriosisce, magari lo sospettavate ma nessuno vi ha mai detto cosa fare per cercare di sottrarvi almeno un po’ da questo Far West del Web, allora “seguitemi”: qualcosa si può (ancora) fare.

Quando su queste pagine dicevo Dimmi che browser usi, ti dirò chi sei e non solo, non scherzavo. Usate quell’articolo come “presupposto”, dopodiché: quale browser bisogna usare?

Potrei ancora dirvi di usare Firefox, ma sapete che c’è? Oggi non ve lo dico più e ho i miei motivi (ne parlerò in seguito). Piuttosto vi dico, parlando di navigazione da PC: lasciate almeno perdere Edge e Internet Explorer di Microsoft. Fate proprio finta che non esistano. Da mobile ne parleremo più in là.

Coloro, tra di voi, che non hanno mai approfondito argomenti come i Big Data (non vi chiedete cosa sono, per ora), non hanno la più lontana idea di cosa, in pochi anni, si sia sviluppato al di là del monitor che state guardando mentre leggete questo articolo. Per darvi un’idea: avete presenti le proporzioni tra sole e terra? Più o meno come un’arancia sta alla capocchia di uno spillo. Ecco: quel che voi vedete, sul monitor del PC (o sul display dello smartphone, stessa cosa, anzi, molto peggio), è più o meno come il pianeta Terra e, dietro al monitor, là dietro nelle infinite maglie di Internet, brulica un’attività grande come la stella sole.

Questa gigantesca sproporzione è dovuta al fatto che oggi il grande affare non sta nel fornire un servizio, ma in ciò che si può ricavare mentre si offre (apparentemente gratis) quel servizio. «E a me cosa me ne frega?» Eh, no. A voi deve fregare. Perché è proprio lasciando(li) fare che si consegna a quel piccolo gruppo di megacapitalisti il potere di controllare ogni cosa.

Un esempio? Grazie alla raccolta di dati operata ovunque, con grande facilità perché, appunto, nessuno si preoccupa di quel che accade al di là dello schermo, noi andiamo a votare quando ci sono le elezioni politiche, ma in realtà si sa già perfettamente, e con largo anticipo, non solo quale sarà il risultato delle elezioni, ma anche cosa accadrà una volta che chi ha vinto le elezioni starà al governo, si sa anche quanto durerà, cosa farà, come, con quali risorse, con quali truffe, cosa accadrà ai cittadini, a città e a nazioni intere, come si modificheranno gli equilibri tra nazioni, e qui mi fermo, per ora. Ma questa è solo una di miliardi di cose che quei colossi sanno su persone, organizzazioni, aziende, partiti, governi, istituzioni, tutto, assolutamente tutto.

Il grado di certezza con cui quanto è possibile sapere in anticipo si verificherà è prossimo al 100 per cento.

Immaginate chi ha in mano queste informazioni? Al 99 per cento le hanno Google, Facebook, Amazon e Microsoft, con piccolissimi (molto, molto piccoli, ma comunque presenti) contributi da parte di moscerini come Apple, Huawei, Vodafone, TIM, AT&T (colosso telecomunicazioni USA) e alcuni altri.

Quando gli stati annunciano di fare leggi per obbligare i colossi a “pagare” – quelle cose fantasiose tipo Web Tax immaginate un po’ cosa succede alla luce di quanto appena detto: «caro politico, ti interessa sapere come andranno le prossime elezioni e che fine farai? Togli, o rendi inefficace, quella legge e potrai saperlo perché te lo dirò io (e il politico sa perfettamente che è vero), altrimenti non solo non te lo dirò, ma condizionerò l’opinione pubblica facendoti “fallire” politicamente». Chiaro, adesso? È chiaro il motivo per il quale non si può credere ad alcuna parola di alcun politico di nessun paese su certi temi? È chiaro perché, quando si sente dire “approvata la Web Tax” è credibile quanto un ladro che giura di stare a guardia di una gioielleria?

Voi direte: ma come è possibile che quei quattro colossi sappiano tutte queste cose e con quel così elevato grado di certezza?

Domanda giusta. Perché gli abbiamo lasciato libero accesso alle informazioni private. Come? Fottendocene quando dei pazzi visionari come il sottoscritto dicono “lasciate stare WhatsApp, usate altro”, oppure “fate attenzione a cosa dite su Facebook”, o anche “evitate quelle pagine che vi fanno l’oroscopo basandosi sul vostro profilo social”, o riguardo al PC “evitate di usare Windows, peggio ancora Windows 10, usate piuttosto Linux”, eccetera. Ma più importante di tutti in quanto precedente allo stato attuale delle tecnologie, è accaduto perché, oltre a usare Facebook, WhatsApp e Google senza alcun freno, la maggioranza di voi ha scelto Chrome come browser (basta guardare le statistiche) e lo ha utilizzato esattamente come ha detto di fare Google, cioè con la propria utenza nuova di zecca, che vi permette di usare su PC e smartphone tutti i “servizi” di Google, da Gmail alla ricerca, da Google Now alle Mappe, tutto perfettamente riconoscibile da Google e riconducibile singolarmente a ciascuno di voi, via Internet e, sostanzialmente, via Web.

Tutto questo perché voi, un po’ in buona fede, un po’ perché è scomodo darmi retta, un po’ perché impreparati, un po’ perché siete superbi e vi sentite superiori, mi avete etichettato come pazzo scatenato (e pazienza, non me ne può fregar di meno), avete girato le spalle e ve ne siete fregati: «a me interessa che mi diano i servizi, poi coi miei dati facessero quello che gli pare».

I risultati sono questi e sarà sempre peggio, che vi piaccia o no. Ormai è molto, troppo tardi per raddrizzare la situazione. L’unica cosa che si può fare è limitare i danni, il che significa, d’ora in poi, cambiare abitudini, smettendo di “alimentare” senza controllo quella gigantesca, enorme nuvola che sono i Big Data, il patrimonio vero del futuro, la vera pecunia per il cui accesso chiunque voglia il potere si venderà come Giuda, rinnegando anche la propria madre, se necessario.

Il primo passo dovrà essere quello di navigare (e usare l’email) in maniera più consapevole, usando un browser ben configurato e conoscendo il minimo indispensabile da cui guardarsi. A cui, se si affianca anche l’uso di Linux al posto di Windows, già si sarà fatto un passo avanti enorme.

Il secondo passo sarà quello di “trasportare” le stesse attenzioni sul mondo mobile. E questa sarà la parte più difficile, perché ormai lo smartphone è molto più diffuso del PC da tavolo, è molto più spinoso da maneggiare sotto certi profili e comporta delle rinunce o, almeno, delle grosse limitazioni rispetto all’attuale uso che se ne fa.

Chi fosse arrivato fin qui solo per curiosità, si metta l’animo in pace: non gli/le piacerà nulla di quel che diremo, troverà ogni possibile artificio per a) screditare me, ma non me ne strafrega un fico secco, come ho già detto, e b) cercherà una qualsiasi scusa, valida o risibile poco importa, per continuare a fare esattamente come ha fatto fino a ora.

Ne riparleremo alla prossima “puntata”, iniziando con il modo di usare il Web e i servizi Internet su PC. Quando? Non lo so. Quando non avrò nulla di meglio da fare, ora ho da studiare, andate a regalare un altro po’ di vostri dati in giro, tanto è quel che avete fatto finora, ciao.

Marco Valerio Principato

(Articolo in formato PDF)

COMMENTI (FACEBOOK)

Marco Valerio Principato (2101 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.

  • Feed RSS autore
  • Twitter
  • Facebook
  • Instagram
  • Telegram
  • BlackBerry Messenger (BBM)

Abbiamo parlato di:
, ,

Commenti locali




Nota: La moderazione in uso potrebbe ritardare la pubblicazione del commento. Non è necessario reinviarlo.

*