SociaLite/ La farsa di «Feisbum!»
Roma – È ben noto come la settima arte sia perpetuamente attenta a cogliere ed osservare, con diverse lenti di ingrandimento deformate, i molteplici aspetti di ciascun breve frammento storico estrapolato da una realtà freneticamente dinamica. Non poteva, perciò, mancare di immortalare (o, se si preferisce, di ritrarre) i connotati di un fenomeno la cui spinta propulsiva, a distanza, ormai, di circa cinque anni dai suoi esordi, non solo non è cessata, ma risulta ancora in fase di ascesa.
Si tratta di Facebook, il social network più popolare al mondo. Questo luogo virtuale dove si chatta, si condividono file multimediali, si ritrovano vecchi amici d’infanzia e si fanno nuove ed inaspettate amicizie, entra, a buon diritto, nelle sale cinematografiche del Bel Paese.

Registi del film su Facebook e Lura Muccino
«Feisbum!» (questo è il titolo del film dedicato alla celebre community), nasce da un’idea del produttore Marco Scaffardi (con la collaborazione di Serafino Murri, ex-critico cinematografico, ora anche regista di uno degli episodi), un assiduo frequentatore di Facebook che si è adoperato per estrarre dal suo interno una vastità di testimonianze, aneddoti e piccoli spaccati di vita vissuta per poi trasferirli su celluloide in otto episodi, con un ben fornito cast di attori e registi dai volti più o meno conosciuti.
Sul valore artistico dell’opera, così realizzata, non resta che rimettersi al suo debutto, previsto per il giorno 8 maggio 2009. Al momento, si può solo supporre che essa possa contare su un considerevole bacino d’utenza locale (circa otto milioni di iscritti solo in Italia), oltre che, naturalmente, su un potente meccanismo di autopromozione.
In proposito, è impossibile non rimanere sconcertati da un evidente paradosso: in questi ultimi anni è andata sempre più avvertendosi nella società una esigenza, recepita prontamente anche dal legislatore con il D. Lgs. 196/03 (c.d. codice della privacy), di protezione della riservatezza dei dati personali. L’enorme, inarrestabile sviluppo delle conoscenze tecnologiche, da un ventennio a questa parte, ha ampliato notevolmente la gamma delle possibilità di «intrufolarsi» invisibilmente e silenziosamente nelle vite private delle persone. Parallelamente, sono andate crescendo le levate di scudi in favore dell’inviolabilità della sfera privata di ciascuna di esse.
Se tutto questo è vero, come si spiega, allora, questa schizofrenia del cittadino medio, il quale, da un lato, risulta fortemente geloso della propria riservatezza (tanto da arrivare ad indignarsi per le «troppe telecamere guardone installate su ogni angolo di strada») e, dall’altro, quando si siede dinanzi al PC, si spoglia di tutte le proprie legittime preoccupazioni denudandosi di fronte al mondo intero? E, si badi, il rischio di compromettere la propria reputazione futura per via di certi contenuti incautamente inseriti e condivisi in rete non riguarda soltanto i giovanissimi, come molti vorrebbero far credere, ma anche parecchi adulti ben vaccinati. E il film in uscita di cui si parla ne offrirà una eloquente, quanto drammatica, testimonianza.
Sarà forse perché, fondamentalmente, le persone sono insoddisfatte (o non sono soddisfatte appieno) della realtà in cui vivono; sarà che il sistema economico ultra competitivo in cui si trovano a (soprav)vivere le rende sole ed impossibilitate ad esprimere adeguatamente le proprie propensioni relazionali ed affettive. E allora trovano in Facebook, e nei social network in genere, una valvola di sfogo, una via per evadere dalla realtà senza troppa fatica; e, per far ciò, abbassano le proprie difese naturali e perdono, spesso, il contatto con la realtà.
Possa “Feisbum”, con il suo pesante carico di grottesco cinismo (così come si evince dal trailer reclamizzato), offrire qualche spunto di riflessione su questo rilevante problema, piuttosto che dissimulare un intento auto-apologetico fra le trame farsesche di cui è intriso.
Silvia Barone




Registi del film su Facebook e Lura Muccino










Il trailer è molto bello