Microsoft ha fatto bingo? Forse, per ora solo Bing

Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 03/06/2009
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Questa settimana è di scena il debutto al pubblico del nuovo motore di ricerca made in Redmond. Le premesse sono ottime, le promesse anche: riuscirà a far tremare le sedie della dirigenza dei vecchi giganti?

Roma – Microsoft Live Search ha le ore contate: è il momento di tentare l’ormai famoso morso a Google, ma stavolta cercando, se possibile, di affondare parecchio i denti nella carne. Come riuscire in un simile ardimentoso gesto? Lanciando una piccola grande rivoluzione nel mondo dell’online search: con Bing, il nuovo motorone di ricerca made in Redmond, il cui debutto ufficiale per il grande pubblico è di scena proprio questa settimana.

Ne è convinto anche il New York Times: tra un anno, se sentirete qualcuno dire che Bill Gates è un felice miliardario, conoscete sin d’ora il motivo. Perché sarà il segno che Microsoft avrà finalmente fatto progressi tangibili nella sua sfida a Google sul campo dell’Internet Search Businessesordisce la testata.

Come questo blornale aveva previsto, il nome definitivo scelto è proprio Bing: né Kumo, né Hook né Sift avevano alcuna chance di essere impiegati. Inoltre, Bing si presta perfettamente a parafrasare, in italiano ancor meglio che in inglese, con il verbo derivato: sino ad oggi, in Italia da Google ne è derivato googlare. (in ingl.: googling si usa per significare il fare ricerche su Google). D’ora in poi, se si sceglierà la… concorrenza, si dirà: bingare, lo conferma anche il Times: “Why don’t you Bing it?”.

Con premesse e promesse di questo genere, ci si aspetta una rivoluzione concreta, qualcosa che davvero dia da riflettere al gigante di Mountain View per scoprire se, per coincidenza, non fosse il caso di ripensare la strategia di un motore di ricerca. La verità? Ci hanno provato in tanti, l’ultimo dei quali proprio Wolfram|Alpha, ma non è così facile.

Microsoft Bing: è arrivata l'ora di Bingare, anziché di Googlare?

Microsoft Bing: è arrivata l'ora di Bingare, anziché di Googlare?

Eppure Steve Ballmer, pur prudente, è convinto del contrario: “sono fiducioso nel fatto che abbiamo compiuto un primo, grande passo”, confessa in un’intervista il boss di BigM. “Ma voglio essere realista. Dobbiamo farne ancora molti, di passi”.

Sinora, racconta la testata, di passi ne sono stati già compiuti molti, ma falsi. Nonostante l’aver investito pesantemente nel campo, Microsoft ha visto Google intaccargli con determinazione la propria quota di mercato. Stavolta l’approccio sembra più mirato, più indirizzato specificamente ad aiutare chi esegue ricerche in specifici compiti di individuazione di risultati.

A Redmond infatti è stato deciso che Bing sostituirà completamente Live Search, ritenuto confusing. La ricerca sul Web, d’altro canto, è ormai uno dei nodi centrali della fruibilità di Internet: cercare di esserne un punto di riferimento – o almeno uno dei principali – ha troppe attrattive per non essere tentato. Per la pubblicità prima di tutto.

Ma, in soldoni, perché un comune utente della Rete dovrebbe decidere di lasciare la via vecchia (si fa per dire: Google) per la nuova? Una delle considerazioni di partenza è il valutare se ad oggi Google consenta – senza l’ausilio di troppe navigazioni ad esso esterne – di ottenere sufficienti elementi per decidere, ad esempio, quale nuova fotocamera acquistare.

“Noi ci stiamo spingendo oltre il modo in cui la ricerca funziona oggi”, ha detto Yusuf Mehdi, senior VP del Microsoft online audience business group. E una delle più evidenti caratteristiche di Bing è una table of contents, una tavola dei contenuti, una sorta di «indice dell’indice» che permette all’utilizzatore di affinare la ricerca, cambiando dinamicamente ad ogni risultato.

Oggi, illustra il Times, una ricerca tramite Bing sul cantante Taylor Swift, per esempio, offre all’utente la possibilità di concentrarsi subito su risultati come immagini, video, spartiti e biglietti di concerti. Una ricerca su Elvis Presley, invece, offrirà un panorama diverso: niente biglietti, ma un fan club. Oppure, cercando Honda Civic (un’auto ormai datata) la parola più suggerita dal motore per affinare la ricerca sarà “usato”. Se, invece, si cerca qualcosa sulla Hyundai Sonata, la parola più suggerita per affinare sarà “problemi”, perché i dati in possesso del motore indicano che i risultati più seguiti su quella ricerca sono proprio quelli in cui si trattano i problemi di quell’autovettura.

Allo stesso modo, cercando UPS – il noto corriere internazionale – Bing fornirà un box per tracciare immediatamente le spedizioni, accanto ai numeri telefonici del servizio clienti. Una ricerca su “Terminator Salvation” offrirà gli orari di proiezione dei cinema più vicini. Chi ricerca informazioni locali, oppure su viaggi, shopping o salute, disporrà di quattro delle categorizzazioni più accurate di Bing, nelle quali vengono presentati direttamente delle recensioni, dei prezzi e dei luoghi di riferimento.

Le promesse/premesse sembrano dunque ottime, anche se Wired esprime qualche perplessità: Bing non va ancora abbastanza lontano da far ritenere che sia giunto il momento di accantonare Google, spiega. Innegabile però, continua la rivista, che Bing faccia senz’altro molto di più che non la semplice individuazione dei link più rilevanti, pur richiedendo opera di perfezionamento, e questo specie nell’individuazione di alcune funzioni, non ancora immediata come sarebbe desiderabile.

Non solo: sia il New York Times che il Wall Street Journal sottolineano il rischio replica. Se alcune particolari caratteristiche di Bing dovessero rivelarsi di evidente – ed insidioso – successo, di certo gli altri giganti (Google e Yahoo!) non staranno là a guardare: “non sarà terribilmente difficile riprodurre quelle stesse caratteristiche”, ha detto Greg Sterling, analista di Sterling Market Intelligence, che ha anche svolto una prova faccia a faccia tra Google e Bing. Prova che, tra l’altro, con inatteso anticipo, già dal 1 giugno può essere ripetuta da chiunque.

Difficile dire se sotto le sedie di Carol Bartz e di Eric Schmidt si riescano ad avvertire pericolose vibrazioni, foriere di un prossimo terremoto nel mondo del search engine business: a dirlo, ancora una volta, saranno i netizen, la blogosfera e, a seguire, la stampa.

Marco Valerio Principato

La schermata di Bing, il cui background cambia ogni volta

La schermata di Bing, il cui background cambia ogni volta


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