Facebook: vi ha stancato? Cancellatevi
Secondo alcuni, Facebook crea una dipendenza insostenibile
Roma – L’invito viene proprio dal papà adottivo di questo sito, il New York Times. A scriverlo è Virginia Heffernan, agguerrita giornalista che scrive nella sezione Magazine del quotidiano, un’area dove argomenti come Facebook sono visti sotto il profilo sociale e comunicativo, molto più che sotto quello tecnico. Secondo Virginia, Facebook non può “reggere” a lungo, non può continuare a chiedere lealtà per sempre. E se si chiede tra i propri amici in carne ed ossa se qualcuno di essi ha lasciato Facebook, secondo la giornalista si avranno delle sorprese, perché se ne troverà più di qualcuno.
Virginia si è infatti lasciata trascinare dalla curiosità e ha iniziato a mitragliare a ripetizione intorno a sé la stessa domanda: c’è qualcuno che ha lasciato perdere ed ha cancellato il proprio account sul socialportalone di Zuckerberg? Sembra proprio che più di qualcuno le abbia risposto affermativamente.
Prescindendo dalle statistiche – secondo le quali Facebook a luglio scorso avrebbe comunque rastrellato oltre 87 milioni di visitatori unici – molti sembra inizino a sentirsi infastiditi da quell’alone big-brotherish (“grandefratelleccio“, si potrebbe tradurre) che ruota intorno al socialportalone.
“Più si consente a strutture come Facebook di creare dipendenza su di noi – e Facebook fa tutto ciò che può per farlo – più esso potrà abusare di noi”, ha riferito al quotidiano Leif Harmsen, uno degli interpellati ed ex-utente di Facebook. “Non si tratta del «vostro» profilo su Facebook. Si tratta del profilo di Facebook su di voi”, ha continuato l’ex-utente nella sua “velenosa” email.
Virginia Heffernan ha raccolto, oltre a questa, diverse altre testimonianze. Un’altra (ex)utente ed amica della Heffernan, ad esempio, si è imbattuta nella richiesta di valutare un film che in effetti aveva visto. Espressa la sua valutazione, al login successivo in Facebook si è vista presentare un messaggio che le ricordava di aver espresso il suo parere e la cosa l’ha infastidita: “Non mi è piaciuto essere monitorata così da vicino”, ha scritto. Ed ha lasciato Facebook.
Insomma, socializzare è senz’altro bello ma, nel caso di Facebook come di qualsiasi altro social network, si tratta di conciliare tra loro delle realtà di per sé mal conciliabili: la necessità di fare business per chi quel social network lo tiene in funzione e la necessità di non strumentalizzare attività utili alla persona come la socializzazione.
E, per chi fosse “in bilico” (lo faccio o non lo faccio? mi cancello o non mi cancello?), può essere utile sapere come farlo e cosa non dimenticare nel farlo: spesso su questo blornale abbiamo parlato di aspetti ruvidi della privacy in relazione al socialportalone. I più attenti avranno già intuito che non basta il semplice rimuovere l’account.
Proprio per questo papà New York Times suggerisce la lettura di un libro, consiglia di trovare alternative ma, dulcis in fundo, invita a consultare un sito invero curioso: si tratta di un Wiki costruito per essere un manuale, un how-to alla portata di tutti e si chiama WikiHow. Su WikiHow c’è infatti una pagina dedicata proprio a come ci si cancella da Facebook, con tutte le indicazioni e, soprattutto, tutti i passi da non dimenticare per i maniaci della privacy: dalla rimozione di foto, personali e non, alla disiscrizione da tutti i gruppi, dal lasciare la gestione di pagine ad altri al rimuovere tutti gli amici. Tutte operazioni da svolgere prima di eseguire la cancellazione dell’account.
Non sarà del tutto esaustivo, ma una grossa mano senz’altro la dà.
Se è concesso un piccolo parere personale di chi scrive, attenzione a non esagerare, a non farsi prendere la mano. L’errore, più spesso, non sta nel non aver posto rimedio dopo, come si suol dire a gregge fuggito, ma nel non agire prima e durante: ovvero nel fare la massima attenzione a come si utilizza la propria utenza, nella piena consapevolezza di trovarsi in un luogo (virtuale, s’intende), dove di privato non c’è praticamente nulla.
Marco Valerio Principato
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A me Faccebook ha cominciato a starmi “antipatico” nel momento in cui è diventato un termine sulla bocca di tutti ed è finito con l’essere usato, abusato, sbandierato a più non posso come a dire che la vita ha un valore aggiunto rispetto a quella degli altri perchè si sta su Faccebook (un pò come quando ci si pavoneggia dell’iPhone trendy, ecc, ecc). Non mi sono mai iscritto ma una volta son capitato nella pagina dedicata ad un film e non vi ho trovato nulla di così eclatante per cui valesse la pena di scrivere tanti articoli sui giornali o dedicare servizi nei TG. Voglio dire, una volta li chiamavamo newsgroup, ora permettono una maggiore interazione ma stringi stringi, alla fine la struttura è sempre quella di un newsgroup.
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