Profilazione delle utenze TV, l’America si avvicina ancora

Privacy e nuove tecnologie: possono convivere?
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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 18/09/2009
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Media



Roma – Negli Stati Uniti Cablevision, uno dei maggiori operatori di TV via cavo, ha fatto ulteriori progressi nel settore dell’advertising in TV. Stavolta ha promesso di lanciare le pubblicità televisive interattive e conduce a battesimo il nuovo prodotto: Optimum Select.

I più attenti ricorderanno che già a marzo scorso l’operatore si era lanciato in una sperimentazione (estesa su 500mila abitazioni) in cui inviava presso i propri clienti della pubblicità contestualizzata.  Nello stesso tempo, Visible World stava iniziando a lavorare con Comcast e Verizon (due tra gli ISP più «forti» negli States) per creare un sistema completo di profilazione.

Il panino, dunque, è gustoso e rientra in quell’arco di iniziative che il mondo dell’advertising statunitense sta cercando di portare avanti nel tentativo di fronteggiare la crisi economica nella quale si trova, anzi, nella quale sostiene di trovarsi. Non ci sono rischi di carattere informatico, non ci sono modifiche da fare agli apparecchi: tutto viene preparato e fatto funzionare al di là del cavo TV, basta che il set-top-box (e soprattutto il relativo telecomando) sia “adatto”.

La macchina dell’innovazione pubblicitaria, raccontano le cronache, non si è fermata affatto, anzi, va avanti: secondo i progetti di Cablevision, nell’area di New York sarà possibile per gli spettatori schiacciare appositi pulsanti sui telecomandi e grazie a tali pulsanti richiedere maggiori informazioni sul tema toccato da una determinata inserzione, ordinare campioni della merce pubblicizzata, come ad esempio dello shampoo o dei dentifrici, spiega il blog Media Decoder del New York Times.

Per ottobre prossimo, questo scherzetto dovrebbe essere presente in tre milioni di case, sotto forma di appositi set-top-box, dotati di quanto occorre per far funzionare il sistema. “Tutto ciò perché riteniamo che la televisione possa dare di più, non si tratta di sconvolgerla ma di espanderne l’esperienza”, queste le belle parole che ha detto al quotidiano Gemma Toner, senior VP marketing e sviluppo business di Cablevision.

Per passare dalle parole ai fatti, Optimum Select consentirà agli inserzionisti di acquistare annunci con delle opzioni extra, spiega il blog. Ovvero, durante l’esecuzione di tali commercial (annunci), lo spettatore disporrà di uno strumento grafico sul quale compaiono avvisi, del tipo “premi Seleziona per avere ulteriori informazioni“. Se lo spettatore lo fa, il programma TV in visione si fa da parte, rimpicciolendosi nell’angolo superiore destro e il resto dello schermo verrà riempito con le informazioni addizionali rese disponibili dall’inserzionista.

A questo punto è possibile “spingere” il consumatore a premere un ulteriore pulsante per avere un campione di prodotto, una brochure o un coupon. Cablevision, maligna il blog – e bene fa a precisarlo – ha i dati personali dello spettatore anche se, per ora, sta gestendo in diretta eventuali operazioni di mailing o comunque di contatto con il cliente.

“Questo è solo il primo passo”, dice Gemma Toner. Il prossimo anno gli spettatori potranno andare oltre, richiedendo contenuto pubblicitario addizionale come un trailer o una dimostrazione di prodotto e, dulcis in fundo, salvare i relativi clip video nella propria coda di video-on-demand.

L’entusiasmo della dirigente è facilmente comprensibile. Così come, a questo punto, è facile immaginare l’impressionante mole di dati di cui la macchina pubblicitaria viene in possesso, per di più tutti accuratissimi e aggiornatissimi, visto lo scenario applicativo.

Un panorama su cui sarà bene farsi più di qualche domanda sotto il profilo della privacy. Non solo: sarebbe anche bene che le associazioni di consumatori o comunque i gruppi di utenti/clienti/spettatori pensassero a ragionare su questi scenari con maggior presenza mentale. Soprattutto tenendo conto che simili tecniche di marketing fanno molto presto, con le prospettive di profitto che offrono, ad attraversare gli oceani. Se dovessero diffondersi nello stesso modo anche nel Bel Paese, per una volta gli italiani potrebbero dimostrare di esserci arrivati prima. Basterebbe, naturalmente “in coro”, dire alle emittenti: vuoi profilarmi? Benissimo. Per ogni informazione che ti concedo sui miei gusti, i miei interessi, le mie tendenze o altro, mi paghi, altro che storie e altro che canone.

No?

Marco Valerio Principato

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