Ecco come la politica USA osteggia la Network Neutrality

Fibra ottica: in sé per sé è perfettamente neutrale. L'uomo vuol renderla discriminante
Roma – Sembra quasi di sentire la TV italiana: con un’arte espositiva sopraffina e con subdola determinazione, nonostante le prime inversioni di rotta di alcuni operatori cellulari, l’area repubblicana della politica statunitense si sguinzaglia per cercare di “far riflettere” la Commission, quella stessa Commission che si sta invece proprio indirizzando a fornire i punti salienti per l’affermazione globale della Network Neutrality.
In una lettera scritta a Julius Genachowsky, il repubblicano Cliff Stearns ha fatto pressioni perché la FCC riesamini l’effettiva necessità e l’impatto che determinerebbe l’applicazione dei principi di Neutralità della Rete di cui si sta occupando la Commission.
“A un primo esame, le regole sulla Neutralità della Rete potrebbero apparire ragionevoli e scevre da rischi, ma un esame più approfondito rivela che non sono né l’uno, né l’altro”, ha scritto Stearns. “L’attuazione di questi provvedimenti minaccerebbe i consumatori, ridurrebbe la competizione commerciale e scoraggerebbe tanto gli investimenti quanto l’innovazione, in un momento di forte crescita tecnologica”.
Parole davvero politiche, dalle quali Channel Web ha enucleato i tre assi portanti che sembrano trasparire dalle intenzioni dei politici. Precisamente:
1. Riduzione della competizione commerciale.
Gli ISP vogliono che la legge li autorizzi a stabilire quali contenuti arrivano agli internauti prima e più velocemente. Ma i sostenitori della neutralità dicono invece che agli ISP non deve essere permesso di influire sul mercato discriminando contro specifiche applicazioni o specifici contenuti. In altre parole, un ISP come Comcast non dovrebbe in alcun modo rallentare il recapito di un film se un utente sceglie di usare un servizio di download (legittimo, beninteso, ndB) diverso da quelli di Comcast stessa. Gli ISP però obiettano che il governo non ha alcun potere per dire loro come gestire le loro reti. Fare ciò limiterebbe severamente il numero di aziende che avranno voglia di mettersi sul mercato a fare il mestiere di ISP.
2. Scoraggiamento degli investimenti e dell’innovazione.
In una nota indirizzata al Presidente Obama, i repubblicani John Boehner ed Eric Cantor hanno scritto: “Riteniamo che le regole sulla Neutralità della Rete di fatto minimizzerebbero qualunque ulteriore investimento sulla banda larga e sulla sua disponibilità. E un attento esame delle pianificazioni non potrebbe che confermare la nostra tesi”. Inoltre, “Siamo preoccupati del fatto che la FCC sia pronta ad estendere le regole sulla Neutralità della Rete a quello che peraltro è il mercato consumer più competitivo in America: quello delle reti cellulari e wireless in genere”, aveva scritto il mese scorso Jim Cicconi di AT&T. E aveva aggiunto che i servizi wireless non solo stanno fronteggiando incredibili pieni di banda, ma richiedono continui investimenti privati ed una gestione della rete proattiva per assicurare la qualità a 270 milioni di clienti.
3. Minaccia ai consumatori.
Qualora i due punti precedenti rivelassero conclusioni esatte, l’effetto dell’implementazione delle regole sulla Network Neutrality si abbatterebbe prima di tutto sui consumatori. Con meno competizione, gli ISP avrebbero la possibilità di ritoccare le tariffe a proprio piacimento, a seconda di come il mercato “tira”. Ciò significherebbe, per alcuni consumatori, la totale preclusione all’accesso alla Rete. Inoltre, in alcune aree a bassa densità di popolazione la Rete potrebbe non arrivare mai più, a causa del basso ROI che ne deriverebbe. A questo punto si renderebbe necessario uno studio, che esamini le possibilità che competizione e investimenti non ne siano soffocati e focalizzi se effettivamente la possibilità che i provider manipolino la larghezza di banda non corrisponda, tutto ciò detto, ad una sopravvalutazione del problema.
Dunque, il mondo politico a stelle e strisce, noncurante della psicologia intima della Rete e prono agli interessi lobbystici, sta tentando la via politica per cercare di scuotere il terreno sotto alla FCC, che per la prima volta nella storia della sua esistenza, grazie a Genachowsky (uomo, va ricordato, voluto dallo stesso Presidente Obama alla guida della Commission) sta segnando una svolta nell’indirizzo delle istituzioni verso la Rete e la sua Neutralità.
Non resta che sperare in una ferma contrapposizione da parte del giovane dirigente della FCC, tenendo ben presente che, praticamente fino a ieri, gli ISP (sia statunitensi che di altri paesi) non han fatto altro che osteggiare moltissimi aspetti della Neutralità della Rete. Non si pensi che, in fin dei conti, di questo all’Italia importa poco: le vicende che riguardano Internet, anche questo va ricordato, sono globali. Specie quando hanno origine nel paese che ad Internet diede i natali.
Marco Valerio Principato

















