Google, la stampa cinese sbatte la porta sugli USA
Cina - Una vista notturna di Shanghai
Roma – Il quotidiano The People’s Daily, organo ufficiale del partito comunista cinese, ha accusato apertamente gli Stati Uniti di controllare la rete Internet in nome della libertà, dopo che il Segretario di Stato americano Hilary Clinton ha sollecitato una maggiore libertà in rete per la Cina e per tutte le nazioni.
Il messaggio di Hilary Clinton non ha tardato a ricevere le prime risposte ufficiali. Si è poi aggiunto un editoriale senza mezzi toni, pubblicato dal quotidiano e di cui riferisce l’Agenzia Reuters, firmato da Wang Xiaoyang, un avvocato spesso nominato da quel giornale. “Dietro ciò che l’America chiama libertà d’espressione c’è nascosto uno schema politico nudo e crudo”, argomenta.
“Tutto quanto accade – continua l’Agenzia riferendo dell’editoriale – dipende dall’online warfare lanciato dall’America, attraverso dei video su YouTube, tramite il microblogging di Twitter, la diffusione di indiscrezioni, disparità di pareri, confusione e discordanze tra i sostenitori delle fazioni riformiste”.
Retoricamente, l’editoriale (del quale non v’è traccia sul sito, dunque probabilmente è uscito solo nell’edizione cartacea, ndR) si domanda se la diffusione di contenuti osceni o attività che promuovono il terrorismo sarebbero permesse su Internet negli Stati Uniti.
“Ci spaventa – continua a riferire l’Agenzia – il fatto che agli occhi dei politici americani solo l’informazione controllata dall’America è libera, solo le notizie riconosciute dall’America sono libere, solo i discorsi approvati dall’America sono libertà di parola, e solo il flusso di informazioni che combacia con gli interessi americani è libero flusso di informazioni”, continua l’editoriale.
Entrando nel merito, il quotidiano ricorda anche che per il solo fatto di esser stato coinvolto un indirizzo IP cinese, non c’è alcuna prova che gli attacchi a Google per questo provengano necessariamente da un pirata informatico cinese.
Il sito del People’s Daily, tuttavia, ha online un articolo (in inglese), proveniente dall’Agenzia Xinhua, in cui si evidenzia un sostanziale dualismo di atteggiamento che la Cina vede negli Stati Uniti: “la mossa USA di rendere un problema la libertà su Internet indica soltanto il suo continuo applicare doppi standard. La gente (cinese, ndR) vuole solo che gli Stati Uniti rispettino i fatti e trattino gli altri con eguaglianza. Non è accettabile che qualcuno possa assumere di avere la più alta morale e arbitrariamente possa formulare accuse senza fondamento ad altri”, chiude l’articolo.
Dunque, la vicenda tra Google – e quindi gli Stati Uniti – e la Cina non sembra affatto avere i presupposti per placarsi in modo pacifico e diplomatico. Vero è che confrontarsi con un regime totalitario non è cosa semplice ma, a questo punto, prima di sollevare davvero un incidente internazionale, vien da chiedersi se davvero non sia meglio, per il gigante delle ricerche, fare la valigia e lasciare la Cina, riservando nuove attività a momenti meno “incandescenti”.














