Rapporto USA-Cina: negli attacchi ora emergono le scuole

USA e Cina nel Planisfero - Fonte: Wikimedia
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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 22/02/2010
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Roma – Una serie di attacchi online diretti verso Google e diverse organizzazioni statunitensi è stata individuata come proveniente dalla Cina e, in particolare, da due istituzioni didattiche di cui una in stretta correlazione con le Forze Armate cinesi.

A riferirlo è il New York Times, che avrebbe raccolto le testimonianze da fonti informate sui fatti e sotto anonimato. Gli obbiettivi di tali attività sarebbero sempre i medesimi, cioè quelli di trafugare codice coperto da copyright, sottrarre segreti industriali e acquisire il contenuto di messaggi di posta elettronica di attivisti cinesi sui diritti umani.

“Occorre comprendere che loro hanno un modello di pensiero diverso per quanto concerne le operazioni di intrusione”, ha detto James C. Mulvenon, esperto di Forze Armate cinesi e direttore del Center for Intelligence Research and Analysis di Washington. Secondo l’esperto, piuttosto che compartimentare lo spionaggio online all’interno di apposite agenzie – come fanno gli Stati Uniti – il governo cinese spesso impiega “hacker patriottici” per darsi supporto nelle proprie politiche.

Risulta difficile, in questo scenario, raccogliere testimonianze chiarificatrici. Il quotidiano, raccogliendo le opinioni dei portavoce delle scuole cinesi, ha appreso che nessuno di essi sapeva di investigatori americani risaliti ai loro istituti come punto di origine degli attacchi. Qualora ciò fosse vero, “avvertiremo i nostri reparti deputati a tali funzioni e avvieremo le nostre investigazioni”, ha detto Liu Yuxiang, capo del dipartimento propaganda del comitato di partito presso l’Università Jiaotong di Shanghai.

In un’intervista telefonica, in cui il quotidiano ha chiesto a un professore della facoltà di Ingegneria della Sicurezza Informatica dello stesso Ateneo se l’evenienza fosse plausibile, il luminare ha risposto: “Non mi sorprende. Ad oggi, l’attività di hacking degli studenti verso siti stranieri è cosa abbastanza usuale”. Il docente, che insegna sicurezza Web, ha chiesto di restare anonimo per timore di rappresaglie.

“Ritengo ci siano due tipi di situazione – spiega – Una è quella in cui si compie un atto illegittimo in maniera assolutamente individuale, compiuto da uno o due studenti geek dell’istituto che sono semplicemente orgogliosi di sperimentare le proprie tecniche di hacking apprese durante lo studio, giacché nella scuola reti e risorse sono limitati. Oppure, può trattarsi di uno degli indirizzi IP dell’istituto fraudolentemente utilizzati da altri, cosa che accade piuttosto di frequente”.

Pochissimi segnali chiarificatori sul lato occidentale: il quotidiano ha cercato di raccogliere qualche indicazione da Google, ma i suoi portavoce non hanno fornito alcuna informazione nuova né voluto rilasciare, nella circostanza, alcuno specifico commento per l’articolo.

Nel frattempo, nonostante le minacce, il sito simil-Google battezzato Goojje è rimasto dov’era. Alcuni giorni fa aveva pubblicato un lungo scritto nella Home Page, che The New Blog Times ha provveduto a salvare (per chi volesse verificare) e far riassumere da un esperto di lingua cinese (il testo originale tradotto letteralmente sarebbe lungo e noioso e le traduzioni automatiche riescono molto male):

Si tratta di una comunicazione dei sostenitori di un nuovo sito cinese che si chiama Gu Jie (Mrs.Gu, dove Gu riprende il carattere cinese di Google, che in cinese si chiama Guge) e che è nato circa un mese fa e la settimana prima delle comunicazione aveva subito una serie di attacchi hacker.

Nella parte inziale dove c’è il “logo” c’è un gioco di parole che vuol dire “il gioco di Google è conquista, il gioco di Gujie porta fortuna e felicità”.

Ci sono i ringraziamenti per il sostegno dal nuovo sito, gli auguri per il nuovo anno della Tigre, poi le scuse agli utenti per le interruzioni del servizio e la consapevolezza che il sito è ancora molto debole e deve crescere ed essere tutelato meglio.

C’è anche un messaggio per gli hacker dove si sottolinea che gli attacchi continui dimostrano che il sito è di interesse ma allo stesso tempo che essi potrebbero rivolgere le loro attenzioni altrove.

Nell’ultima parte viene evidenziato che Gujie è un sito cinese rivolto ai cinesi. Diversamente da Google e Baidu, che sono solo motori di ricerca, nell’idea dei suoi fondatori, Gujie è una nicchia dedicata ai giovani che vogliono divertirsi.

Dunque, lo stesso sito emulo di Google sarebbe stato destinatario di attacchi informatici. Questo dettaglio fa vacillare la tesi che gli Stati Uniti vorrebbero rendere universalmente accettata, cioè che la direzione degli attacchi sia solo da Cina verso USA, in correlazione con il battibecco tra i due paesi in merito alla censura, tenendo anche presente che, per quanto concerne Google, sembra siano esistite delle “backdoor” a uso e consumo del governo cinese sin dall’inizio.

Qualora, infatti, si accetti la tesi prospettata dal New York Times per quanto emerso dalle testimonianze, alle “destinazioni” statunitensi l’attenzione risulterebbe rivolta per meri interessi tecnico-politico-commerciali tanto quanto è rivolta all’interno stesso del paese, verso realtà che, tra l’altro, sostengono per forza di cose la causa cinese.

Di nuovo palla al centro?

Marco Valerio Principato

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