Google Buzz e i “danni” irreparabili
Circola una radiografia senza veli a un alto funzionario della Casa Bianca, ex Google-Man, caduto nelle maglie di Google Buzz. Che ha reso tutto privato, ma… troppo tardi
Roma – Quando è partito Google Buzz, c’è voluto poco perché la Rete si accorgesse che qualcosa di troppo fuoriusciva dai server di Mountain View: una rapida marcia indietro e, ciò nonostante, una class action sono stati giusto il “benvenuto”. Nel frattempo, però, c’è chi non è riuscito a chiudere porte e portoni per tempo e non si tratta di un personaggio qualunque: si tratta di Andrew McLaughlin, ossia il Vice CTO della Casa Bianca.
C’era da aspettarselo: è caduto nelle maglie di Big Governement, un sito che queste cose non le risparmia a nessuno, men che meno alla pubblica amministrazione.
Il sito ha proceduto a pubblicare copia dell’intera rete dei contatti di McLaughlin, così come fuoriuscita da Google, prima che l’alto funzionario chiudesse tutti i rubinetti.
Oggi – racconta BG – McLaughlin lavora al White House Office of Science and Technology Policy (OSTP), ossia l’Ufficio per le Politiche su Scienze e Tecnologie, una struttura che in seno alla Casa Bianca si occupa moltissimo anche di privacy. E McLaughlin è un ex Top Google Lobbyist.
Ora che l’ex “G-man”, come lo appella BG, è a tutti gli effetti un uomo pagato con i soldi dei contribuenti, dal suo schema di contatti emergono relazioni che secondo gli osservatori sono non del tutto tranquillizzanti. Tra queste, i maggiori top-lobbyist di Google in tutto il mondo e i suoi principali avvocati.
Lo scorso anno Fortune Magazine spiegava che in Google McLauglin aveva tra i suoi primi obbiettivi quello di difendere le politiche di privacy di Google. Ora, nella sua nuova posizione, egli si trova in condizione di determinare proprio quelle politiche che riguardano (anche) gli avversari di Google.
BG ricopia poi alcuni messaggi in cui si evince grande attenzione, da parte di McLauglin, sul come fare in modo che i messaggi scambiati tra lui e i suoi corrispondenti potessero restare privati, e tale domanda la rivolge, con notevole pressione, proprio al team di sviluppo di Google.
Un danno irreparabile, un’esposizione indesiderata? Forse. Resta il fatto che quanto evidenziato qualche tempo fa da TechCrunch a proposito di ciò che Buzz è e di ciò che dovrebbe essere risulta quanto meno condivisibile.
C’è da chiedersi: visto che assai raramente Google è incorso in clamorose magre (con tanto di eco mondiale) come quella di Buzz, è davvero strano che ci sia, per dirla volgarmente, “cascato”. Cos’altro riserverà al riguardo BigG? Che fine farà Buzz, così com’è o come avrebbe dovuto essere oggi?
Agli internauti l’ardua sentenza.
Marco Valerio Principato



































