USA/ Legge privacy online, per i consumatori non basta
Una copertina del 1936 di Consumers Union, tra le più vecchie d'America
11 diversi gruppi di tutela del consumo statunitense spingono perché la proposta di legge a tutela della privacy online abbia piena efficacia. E suggeriscono diversi punti focali
Roma – Le strutture del governo statunitense sono al lavoro su una proposta di legge tesa a tutelare maggiormente la privacy online ma, secondo molti osservatori, almeno al momento non è sufficiente per perseguire gli obiettivi che si prefigge.
La questione è molto delicata e ha sollevato attenzione in ben 11 gruppi diversi, tra cui Consumer Action, Consumer Union e la Electronic Frontier Foundation, secondo i quali l’azione di autoregolamentazione sino a oggi si è dimostrata assolutamente insufficiente ed è perciò tempo che il governo intervenga in maniera decisiva.
Secondo le esternazioni congiunte dei gruppi, “questo tracciamento è un’invasione della privacy… i consumatori oggi fanno affidamento su Internet e altri servizi digitali per una grande varietà di transazioni”, hanno scritto al Congresso. “Tra queste vi sono attività sensibili, come la salute e le operazioni finanziarie. In questi contesti, tracciare la gente in ogni sua mossa online non è semplicemente una questione di convenienza o rilevanza: presenta seri rischi per la privacy, la sicurezza e la dignità del consumatore”.
In sostanza, secondo i gruppi il governo deve cogliere l’occasione, nel formulare le proprie proposte normative, per recepire una serie di indicazioni capaci di conferire alle nuove regole un’efficacia più profonda.
Da sempre, le associazioni dei consumatori hanno lottato contro ciò che risulta essere l’evidenza del tracciamento online, specie in quelle circostanze come la pubblicità mirata: oggi essa viene selezionata in funzione di un tracciamento acuto e profondo, capace di individuare il banner più idoneo perché si è visitata la Home Page di un determinato sito, oppure per aver dimostrato interesse in una determinata automobile o in certi prodotti per bambini, oppure semplicemente perché si ha una determinata età, spiega il New York Times.
A questo – continua il quotidiano – i grandi player si sono subito adeguati, regolando le proprie politiche sulla scorta delle preoccupazioni espresse dai consumatori. E i grandi gruppi industriali, sostenendo il principio secondo cui un’Internet gratuita può esistere solo in funzione della possibilità di estrema sofisticazione dei meccanismi di inoltro dei messaggi pubblicitari, hanno emesso le proprie norme auto-regolatorie, ma è proprio questo che non convince.
La proposta infatti restringerebbe i limiti sulle informazioni da considerarsi riservate. Obbligherebbe le aziende a scrivere con chiarezza e linguaggio comprensibile delle note in cui spiegano i chi, cosa, dove, quando e perché della loro attività di raccolta. Tali informazioni possono andare da dati sulla salute o finanziari a qualsiasi identificatore univoco, compreso un numero di identificazione di un cliente, la razza, gli orientamenti sessuali, la dislocazione geografica precisa o qualsiasi profilo di preferenze sia stato compilato online. In tutto questo c’è anche l’uso dell’indirizzo IP, che i grandi player si affannano a dipingere come elemento non capace di far risalire a informazioni personali, pur facendone uso per inviare messaggi pubblicitari ancor meglio personalizzati.
Per queste ragioni, i gruppi si sono raccordati nel fornire alcune indicazioni di principio da includersi in qualsiasi proposta di legge concernente la tutela della privacy online senza alcuna eccezione, cioè:
- La privacy del singolo deve essere completamente protetta. Anche se le informazioni non possono essere ricondotte a nomi o indirizzi, i consumatori possono ancora essere individuati sulla scorta di indirizzi IP, cookie e altri strumenti simili.
- I siti Web che raccolgono informazioni sulle abitudini di consumo e sulle preferenze di prodotti debbono essere obbligati a eliminare ogni traccia di tali informazioni entro 24 ore, salvo specifico “opt-in” del singolo consumatore.
- Nel tracciare le preferenze di un consumatore, i siti Web non debbono poter impiegare dati sensibili, come quelli finanziari o sulla salute, sulla razza, sull’orientamento sessuale o sull’attività politica.
- I dati personali debbono essere raccolti solo rispettando le normative, a meno che ciò non risulti nella circostanza illegittimo o impossibile, nel qual caso deve essere obbligatorio richiedere il consenso del singolo consumatore.
- I dati personali e quelli comportamentali raccolti debbono relazionarsi specificamente allo scopo per i quali sono raccolti. I siti Web debbono anche spiegare chiaramente le ragioni per le quali li raccolgono.
- I siti Web debbono proteggere e rendere sicure le informazioni raccolte per prevenirne cambiamenti o accessi non autorizzati da parte di terzi.
- I siti Web debbono esporre con chiarezza le proprie pratiche, gli usi e le politiche adottati per la raccolta di informazioni personali.
- I consumatori debbono poter sapere se un’azienda o un’organizzazione specializzata nel tracciamento ha informazioni su di loro ed essere in condizione di ottenere copia integrale di tali informazioni. Debbono altresì poter correggere tali dati, se necessario, come debbono poterne richiedere la cancellazione.
I propositi, dunque, sono senz’altro di rilievo e l’eventuale adozione di una nuova normativa, pur avvenendo oltreoceano, ha buone speranze di fare giurisprudenza sul piano internazionale, essendo gli Stati Uniti la nazione mamma di Internet a tutti gli effetti.
Gli ostacoli, tuttavia, non mancano, a partire dalle obiezioni e dalle resistenze che con matematica certezza perverranno dalle grandi organizzazioni pubblicitarie, per le quali la raccolta di dati ancor oggi in pieno sviluppo costituisce un’autentica pentola d’oro, dalla quale sgorgano profitti con molti, molti zeri.
La lotta è molto intensa ed è difficile fare previsioni sull’esito del confezionamento di una simile normativa, sulla quale i grandi advertiser hanno già fatto i conti delle perdite.
Marco Valerio Principato





































