Facebook sta esagerando: anche i “più” si rivoltano
Un Facebook in bronzo - Photo Credit: http://www.flickr.com/photos/laikolosse/2712207735/
Roma – Quando più volte, su queste pagine, si è parlato dell’eccessiva disinvoltura adottata dal celebre social network toccando l’argomento privacy, più di qualcuno ha detto che si era eccessivi. Adesso il medesimo lamento si sta levando da AllFacebook, uno tra i più conosciuti siti d’oltreoceano dedicati proprio alla diffusione di notizie su Facebook, che è convinto esso debba rendere la “Instant Personalization” una funzione da attivarsi dietro opt-in, dunque, non abilitata per default com’è oggi. Sembrerebbe se ne fosse già evidenziata l’opportunità, da queste parti.
Per chi non si orienta se Facebook non è impostato in italiano, si tratta di quella funzione della quale ci si accorge collegandosi al sito con la propria utenza, cliccando su “account” (in alto a destra), poi su “Impostazioni sulla privacy”. Si aprirà un’altra schermata in cui vi sono cinque voci: quella centrale si chiama “Applicazioni e siti Web”. Alla nuova schermata che si apre cliccandoci, l’ultima voce è “Programma sperimentale di personalizzazione istantanea”.
Sulla destra c’è un pulsante chiamato “Modifica impostazione”. Cliccandolo si aprirà un’ulteriore schermata in cui, in basso, c’è una casella con un segno di spunta già presente. Sulla destra di quella casella c’è scritto: “Consenti ai partner selezionati di personalizzare istantaneamente le funzioni disponibili usando le mie informazioni pubbliche la prima volta che visito i loro siti Web”.
Occorre a questo punto cliccare sul segno di spunta. Non appena lo si fa, Facebook replica con una casella in cui dice: “Confermi la scelta? Con la personalizzazione istantanea potrai vivere un’esperienza di navigazione migliore sul Web. Se disattivi questa funzione, dovrai attivare i relativi eventi manualmente. Ricorda che, anche se non abiliti la personalizzazione istantanea, i tuoi amici potranno comunque condividere le informazioni pubbliche su di te presenti in Facebook per personalizzare la propria interazione con questi siti Web partner. Per evitarlo, blocca l’applicazione”.
A questo punto la prima cosa da fare è cliccare su “Conferma” e accertarsi che il segno di spunta sia scomparso, una sequela ben 6 click per arrivare al “dunque”, cioè ben oltre le più rosee teorie di accessibilità dei siti, secondo le quali un sito è ben fatto se si arriva a qualsiasi informazione con non più di 3 click.
Ciò fatto, non si è ancora del tutto al sicuro. Se tra i propri amici, infatti, c’è qualcuno che non ha seguito la procedura appena descritta, i propri dati possono comunque giungere ai siti partner attraverso di loro. Il divieto definitivo consiste nel bloccare l’accesso alla propria utenza ai singoli siti partner che, ad oggi, sono soltanto Docs.com di Microsoft, Pandora e Yelp. Per questo c’è il link “Maggiori informazioni” che, però, rimanda a una pagina di spiegazioni.
Chi scrive ha già eliminato da parecchio il segno di spunta di cui sopra: ciò nonostante, lo scorso venerdì ha potuto tranquillamente scrivere un articolo in pochi minuti impiegando Docs.com, articolo che è poi stato copiato e incollato su questo blornale e pubblicato. Il che significa che quel sito accede, tramite Facebook, al proprio profilo, in questo caso a solo scopo di autenticazione. Altro, direttamente, non può raccogliere in quanto determinate informazioni sono condivise solo con gli amici.
Ma se qualcuno di questi, tuttavia, non toglie il segno di spunta come suggerito sopra, Docs.com entrerà in possesso anche di quelle informazioni di cui, normalmente, dispongono solo gli amici di chi scrive. Per impedire questo, è necessario disabilitare del tutto la possibilità per Docs.com di accedere al proprio profilo, il che va fatto attraverso il percorso: Account->Impostazioni Applicazioni e poi rimuovendo Docs con un click sul segno X.
Sin qui sarebbe (quasi) nulla: le operazioni sono molte ma la “trafila”, se si tratta di un sito – o pochi siti – è percorribile. La vera e propria minaccia è un’altra: oggi ci sono Docs, Yelp e Pandora e, volendo, per tutti e tre è possibile fare la stessa cosa. Ma quando le applicazioni – corrispondenti ad altrettanti siti – sarano centinaia, forse migliaia, condurre simili operazioni per tutti è oggettivamente improponibile e il rischio è che molti, non avendone voglia, soprassiedano.
Probabilmente si tratta di un rischio calcolato: l’architettura potrebbe non essere casuale e, anzi, studiata proprio per fare in modo che meno persone possibile ne disabilitino il funzionamento.
Proprio per questo AllFacebook, per la prima volta in assoluto, scrive impiegando all’interno del testo una frase preceduta da un Tag H1 (quello che fa comparire le scritte in grande e si usa, di solito, solo per i titoli): “Risulta davvero oltraggioso vedere Facebook che difende qualcosa di palesemente non etico. Sto parlando della Instant Personalization (in italiano è quel Programma sperimentale di personalizzazione istantanea, ndB) che l’azienda obbliga gli utenti a impiegare, che piaccia loro o no”, si legge sul sito.
E continua: “Nonostante il prolificare di molte critiche da parte del pubblico su quel servizio e su un certo numero di altri prodotti, Facebook resiste impavido, sostenendo che gli utenti amano ciò che Facebook sta facendo”.
E a questo punto nel testo Nick O’Neil, autore del post, sbotta:
“This Is Not What Users Signed Up For”
scritto proprio così, in grande. Come se in italiano si fosse scritto:
“Questo non è ciò per cui gli utenti si sono iscritti”
a voler dire, dunque, ad altissima voce che in qualche maniera Facebook sta tradendo quella fiducia, simpatia e coinvolgimento che un po’ tutti gli utenti, incluso chi scrive, hanno voluto concedergli sin dall’inizio.
Francamente, è molto difficile non dargli ragione. È già parecchio che ricorrono articoli di personaggi abbastanza conosciuti nel mondo delle news oltreoceano, dalle cui penne sono sgorgate le più variegate lamentazioni, spesso seguite (o precedute) da un radicale repulisti del proprio account da troppi amici, troppe notizie, troppo tutto.
Chi scrive non nasconde, anche in qualità di responsabile di questo sito, che nel proprio pensiero comincia ad aleggiare l’idea di optare per un radicale allontanamento da Facebook, sia sul piano personale che come presenza dello stesso sito. Perché ancora oggi, in tutta sincerità, è difficile credere che sia vero che della privacy non importi nulla a nessuno. Questo è ciò che dice Zuckerberg, ma non sembrerebbe – come si è appena letto – che l’idea sia poi così condivisa.
Rick O’Neil, infatti, dopo aver riportato copia video di una serie di utenti che si inoltrano tra loro il suggerimento su come disabilitare questa invasione nei propri dati, continua con un’altra frase a caratteri cubitali:
Facebook deve rendere il Programma Sperimentale … un opt-in.
E chiarisce: “Vedete, io sono uno dei maggiori sostenitori di Facebook, ma sono anche uno di coloro che lo critica più severamente nel momento in cui questo tradisce la fiducia degli utenti. Personalmente, non disdegno che i miei dati vengano condivisi con siti partner, ma voglio che Facebook mi consenta di scegliere con chi condividerli, non che mi obblighi ad accettare tutto così com’è. Potrebbero semplicemente inserire una pagina principale per promuovere l’iniziativa, spiegare il perché l’utente potrebbe gradire di parteciparvi e sono certo che molti opterebbero per farlo”.
Insomma, questo andazzo che Zuckerberg si è arrogato il diritto di intraprendere sta urtando contro parecchie mura. Anche Wired, sul quale non dovrebbero occorrere presentazioni, non nasconde un risentimento non trascurabile: “Vogliamo un modo semplice per condividere foto, link e piccoli aggiornamenti con gli amici, la famiglia, i colleghi e addirittura, qualche volta, con l’intero mondo. Ma questo non vuol dire che l’azienda abbia guadagnato il diritto di possedere e ridefinire le nostre identità”.
Non sembrerebbe necessario aggiungere altro. Le voci ci sono, la blogosfera e i media sono piuttosto preoccupati e il tono generale non è sommesso, basta dare un’occhiata in giro, i titoli sul tema abbondano da ogni dove.
Forse sarà bene che Zuckerberg riveda con calma i suoi propositi, perché attualmente stanno ricordando sempre di più la megalomania che non una sana voglia di ragionevole crescita e un comprensibile desiderio di profitto. E la storia insegna che al megalomane difficilmente è spettato un futuro roseo.
Marco Valerio Principato
Per informare di questo articolo o condividerlo (tutti i pulsanti non caricano alcuna funzione esterna, sono semplici link):



(-) 
















Come disabilitare la personalizzazione istantanea di Facebook…
Qualche settimana fa ho spiegato su un altro sito perché la funzione di personalizzazione istantanea di Facebook è l’ennesimo attacco alla privacy: in estrema sintesi, permette a qualsiasi sito “amico” di Facebook di farsi gli affari …