Anche l’Alice Mobile cade nella Rete

La velocità TIM ottenibile alle 9 del mattino nella Capitale, a circa 100 metri di distanza da una cella, con pieno segnale
La velocità TIM ottenibile alle 9 del mattino nella Capitale, a circa 100 metri di distanza da una cella, con pieno segnale
Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 04/03/2011
Commenti Commenti disabilitati | Permalink

Dopo essersi assicurata il diritto di filtrare il P2P o altre applicazioni “gravose” dalle proprie ADSL, silenziosamente Telecom Italia estende tale filtraggio anche al Wireless: e anche Alice Mobile c’è dentro

Roma – Dopo aver preso nota delle intenzioni di Telecom Italia di limitare l’impiego del P2P sulle proprie linee ADSL, prendano ora il blocco note anche gli utenti di Alice Mobile o, comunque, di connettività 3G/HSDPA TIM: anche su questo versante, Telecom Italia imporrà condizioni penalizzanti a partire dal 1 aprile 2011.

A differenza della volta precedente, su questo versante Telecom Italia non sembrerebbe aver rilasciato alcuna dichiarazione specifica. Tuttavia la pagina di avviso, alla quale si giunge direttamente solo se ci si collega al sito TimInternet.it, oppure alla sezione 119 del sito di Telecom Italia, parla chiaro: “A partire dal 1 aprile 2011 introduzione di meccanismi temporanei e non discriminatori di limitazione all’uso delle risorse di rete”.

In altri termini, oltre alle già poco entusiasmanti prestazioni ottenibili da tali metodi di connettività mobile (in figura in alto quanto si riesce a ottenere alle 9 del mattino nella città di Roma, in pieno centro, con segnale della cella a ricezione piena, dove la velocità UP maggiore di quella di DOWN evidenzia non trattarsi di un superamento di tetto, v. più avanti) che distano molto dalla “promessa” di 7,2 Megabit al secondo, si aggiunge anche un’ulteriore politica di filtraggio tesa a limitare, se non a impedire del tutto, il transito del P2P sulla rete mobile TIM.

Come non bastasse, la nota sulla pagina spiega anche che l’azienda “nella fascia oraria compresa tra le 17 e le 24:00, potrà limitare la velocità di connessione ad internet (c.d. traffic shaping) ad una velocità nominale di 128 Kilobit al secondo in download e 64Kilobit al secondo in upload intervenendo in via prioritaria sulle applicazioni mobili che determinano un maggior consumo di banda (es. peer-to-peer, file sharing, ecc.), e/o sui clienti che superino 1Gigabyte di dati scambiati”.

Esattamente il contrario, dunque, di un atteggiamento “neutrale” che di sicuro porterà alcuni clienti alla dismissione, non tanto per gli aspetti meramente connessi al P2P ma per considerazioni di ordine diverso: qualora, attraverso una connessione TIM/Alice Mobile, si dovesse impiegare un’applicazione come la neonata SocialEyes, che secondo quanto spiegato dal produttore impiega anch’essa il P2P per funzionare, si sarebbe di fatto penalizzati e, nello specifico, in maniera palesemente iniqua.

Proprio dalla considerazione di tale dinamica nasce il più intimo significato di autentica Neutralità della Rete, un concetto che andrebbe affrontato con presupposti completamente diversi da quelli con i quali i principali player e le norme in vigore si pongono, privilegiando non solo la presunzione di colpevolezza in luogo di quella di innocenza, ma anche non evidenziando esplicitamente quali siano le reali capacità delle reti, unica reale ragione per la quale l’impiego del P2P è così temuto da tutti gli operatori, specie quelli wireless.

Va anche detto, tuttavia, che se tutti gli utenti impiegassero il P2P a piena velocità, non ci sarebbero dorsali abbastanza veloci da poter fronteggiare l’intero carico senza saturarsi. Si pensi a una centrale telefonica in una grande realtà urbana, dove non è infrequente un parco utenza di 100mila utenti: se ognuno di essi sfruttasse 7 Mbps, (arrotondando molto) si formerebbe un flusso di 700mila Mbps ossia 700 Gigabit/secondo. Ad oggi, neppure impiegando per il trasporto tecnologie allo stato dell’arte sarebbe possibile sostenere un simile traffico a livello generalizzato e l’adozione di router “mostro” come il Cisco CRS-3 dovrebbe essere pressoché la regola, dunque un minimo di “gestione” della banda è indispensabile.

Per contro, va detto che innanzi tutto l’impiego del P2P non è generalizzato fino a questo punto, come si vorrebbe far credere. In secondo luogo, come già spiegato in altre pagine, se ciò che “spaventa” è l’uso illegittimo allora è quello che va punito, mentre è concettualmente sconclusionato penalizzare la tecnologia con cui si compie l’illecito, visto che essa può essere impiegata, al pari di una qualsiasi altra, anche – anzi, soprattutto – per scopi pienamente legittimi. Al contempo, con la massima trasparenza, la comunità degli internauti apprezzerebbe molto di più una dichiarazione sincera, trasparente e aperta, che nell’esplicitare la reale capacità delle proprie reti consenta consapevolezza e permetta di comprendere se e quanto i limiti imposti siano giustificabili, naturalmente al solo fine di fare, come si dice volgarmente, “un po’ per uno”.

Marco Valerio Principato


  • Condividi su Facebook
  • Condividi su Twitter
  • Condividi su LinkedIn
  • Condividi su FriendFeed
  • Condividi su Pinterest
  • Pubblica su MySpace
  • Invia su Segnalo
  • Invia a Diggita
  • Segnalibro su Google
  • Pubblica su Blogger
  • Condividi su Google Reader
  • Condividi su Google+

Argomenti trattati:
, , , , , , , ,

Sezione in lettura: Prime

« »

Commenti

I commenti sono chiusi (articolo datato o decisione redazionale).
I ping sono chiusi (articolo datato o decisione redazionale).