Www.newsitalys.com, www.robadapazzi.com: i rilanci infiniti

www.newsitalys.com e www.robadapazzi.com: ad oggi, occhi aperti.
www.newsitalys.com e www.robadapazzi.com: ad oggi, occhi aperti.
La Redazione
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Pubblicato il: 08/11/2016
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BOCCIATI – Stavolta tocca ad altri due siti, molto attivi nella condivisione social, nei quali circolano notizie spesso toccanti. Attenzione, però, alle bufale o, meglio, «non notizie».

Roma – Prepararsi: alla fine di questo percorso si arriverà a una testata giornalistica registrata. Ciò non significa che bisogna credere alla prima notizia che ci passa davanti al naso, specie se questa accende lontane quanto improbabili speranze, magari sulla soluzione di una malattia. È il caso di www.newsitalys.com, sul quale un articolo (qui c’è la copia salvata, occhio che il file è grande, meglio salvarlo su PC) strombazza «Tumori: è svolta. Arriva la nuova tecnica che li brucia in 30 minuti!».

Quei poveri disgraziati – sperando che un miracolo li salvi davvero – che fossero nel bisogno, è ovvio che entrino e leggano. Ma se si tengono gli occhi aperti, l’allarme deve scattare subito: vediamo perché.

Il sito non ha claim particolari, dice solo di trattare “notizie in tempo reale 24H” (cioè 24 ore al giorno). Già questo deve insospettire: trattare notizie 24 ore al giorno costa, neppure le agenzie di stampa (vere) lo fanno gratis, quindi gatta ci cova.

Nella sua Home Page il sito non ha molta pubblicità, ma nelle pagine interne, letteralmente, tracima: solo scendendo in verticale dalla testata verso il titolo ce ne sono ben quattro (oltre a quelle laterali) e subito alla fine dell’articolo ci sono le altre. Inoltre c’è l’artificio grafico di includere in una cornice tutta la colonna inserendo il titolo dell’articolo all’inizio della cornice e subito dopo delle pubblicità, per trarre in inganno e indurre il lettore a cliccare, ma il vero testo è molto più giù.

Segue una bella immagine di una sala operatoria, per conferire credibilità, che naturalmente non c’entra nulla con il testo. Segue poi (finalmente) l’articolo, quattro paragrafi striminziti, che apre con una notizia positiva, utile per agganciare il lettore, ma deve già insospettire per l’inaccuratezza: «Un tumore endocrino al pancreas è stato distrutto in una donna anziana con sole tre sedute da 10 minuti ciascuna all’irccs policlinico san matteo di pavia [sic]». Di solito, per i nomi degli enti e delle città si usano le maiuscole, ma qui sono stranamente saltate…

Omettiamo il resto e consideriamo la fonte: un collegamento ipertestuale alla Home Page del sito www.robadapazzi.com, che aiuta ben poco perché non punta all’effettiva notizia e costringe a fare una ricerca. Noi, ovviamente, l’abbiamo fatta. Ma intanto consideriamo anche che il dominio newsitalys.com risulta oscurato da Domain Privacy ApS, dunque non si sa di chi sia quel sito. E, neanche a dirlo, sulle sue pagine non c’è neanche l’ombra di un direttore, di un responsabile, un nome di autore, una data di pubblicazione, nulla di nulla. Già per questo sarebbe da bocciare come fonte, ma vediamo di chi si è avvalso.

L’articolo viene, effettivamente, da www.robadapazzi.com (è questo e, qualora scomparisse, questa è la copia). Anche questo sito non scherza quanto a pubblicità e a trucchetti per indurre a cliccarla, pubblica argomenti alquanto “piccanti” e “solleticanti”, quanto a direzione responsabile nulla è noto e si limita a dichiarare di non essere testata giornalistica.

Di chi è? Neanche a dirlo: anche questo, ad oggi in hosting su Aruba (quindi presumibilmente gestito da italiani) ha usato l’oscuramento di Tucows, quindi il titolare è noto solo a Tucows (e ad Aruba, ovviamente). E siamo al secondo anello della catena da scartare (e bocciare). Esso, a sua volta, dice di aver usato come fonte “retenews24”, naturalmente senza uno straccio di link. Ma noi abbiamo fatto la ricerca e abbiamo trovato l’articolo.

ReteNews24 effettivamente è una testata giornalistica registrata, ha sede a Napoli presso il Centro Direzionale isola C2 e ha un telefono (081 18779581), dunque c’è un responsabile che è Corrado Amitrano, al quale andrebbe chiesto come mai sembrerebbe non aver fatto compiere ai propri collaboratori uno dei primi doveri di un giornalista: quello di verificare la notizia contenuta nel proprio articolo.

Eh sì perché, ora che siamo giunti su una testata giornalistica, dovremmo essere di fronte a quella che si chiama notizia, ma se si lascia ancora andare la mente, ci si chiede “quanto sia credibile la notizia in sé” e si fa qualche altra ricerchina, si scopre facilmente che si tratta di una bufala o, meglio, di riferire una notizia legata a sistemi, metodologie di analisi, pratiche terapiche e ricerche effettivamente esistenti ma lungi dall’aver fornito i risultati di cui la notizia parla («Un tumore endocrino al pancreas è stato distrutto in una donna anziana con sole tre sedute da 10 minuti ciascuna all’IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia»). Oltretutto dello scorso anno.

Francamente, spiace per chi, leggendo quella “non-notizia”, per qualche istante ha magari riacceso speranze di uscita da una condanna che, spesso, è davvero inclemente con l’umanità. Ma serva da lezione: se è vero che editori e siti scelgono di dare come notizia “un uomo ha morso un cane”, piuttosto che “un cane ha morso un uomo” (il famoso criterio della notiziabilità), resta sempre il fatto che una notizia deve essere credibile e, specie quando è ai limiti della credibilità, la prima cosa da fare è metterla in dubbio e andare a fondo.

Perciò, ci spiace molto ma, mentre non possiamo “bocciare” ReteNews24 (perché ha un direttore responsabile e a redarguirlo dovrebbe pensarci l’Ordine dei Giornalisti), senz’altro possiamo bocciare gli altri due.

Naturalmente sempre pronti alla smentita e alla presa d’atto della… redenzione. Ma i fatti sono fatti, e non possono essere negati: per questo abbiamo fatto le stampe degli articoli salvate in immagini.

Come vedete, che tali siti abbiano centinaia di migliaia di fan su Facebook e che abbiano semplicemente rilanciato articoli originati da una testata giornalistica non giustifica nulla: qualora vi dovesse ricapitare di leggere qualcosa di scritto da loro, la prima cosa da farsi sarà porsi qualche domanda.

Meglio ancora, se non si ha voglia di approfondire e verificare in prima persona, ignorare del tutto ed evitare come la peste di condividere, anche per scongiurare non solo il rischio – nel caso di specie – di accendere medesime (e vane) speranze in altre persone, ma anche quello di vedersi commentare laconicamente con un “magari fosse vero…” (vedi screenshot da Facebook).

(Articolo in formato PDF)


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Nucleo redazionale del sito dove, sotto la direzione di uno o entrambi i responsabili (Marco Valerio Principato e Dario Bonacina), vengono lavorati articoli scritti da altri collaboratori o da loro stessi.


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