Blog populisti su Altervista e simili: considerazioni

Nessuna pietà per chi non la merità, applausi per chi li merita: questa la filosofia.
Nessuna pietà per chi non la merità, applausi per chi li merita: questa la filosofia.
Marco Valerio Principato
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Pubblicato il: 10/11/2016
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Formule gratuite di blogging: un’arma troppo spesso usata con scopi tutt’altro che trasparenti. Senso critico pronto e occhi aperti, perché in linea di massima sono da scartare.

Roma – Come avete visto, abbiamo dato seguito alle intenzioni manifestate e cerchiamo di “recensire” – per così dire – quei siti dei quali, secondo noi, si può (in certi casi si deve) tranquillamente fare a meno. Ne esistono, però, diversi altri che eviteremo di passare in rassegna e qui chiariamo il perché.

Ci riferiamo a tutti quei siti, anch’essi spesso molto presenti sui social e con un (apparente) discreto séguito – leggasi numero di fan – che non sono, però, telematicamente autonomi. In altre parole, non impiegano un proprio nome di dominio né un hosting dedicato, bensì sfruttano le piattaforme di pubblicazione gratuite come Altervista.org, Wordpress.com, Blogger.com o BlogSpot.com che dir si voglia, e simili.

È facile riconoscerli. Vi è mai capitato blogdieles2.altervista.org, oppure siamolagente2.altervista.org (quest’ultimo circolato con il risibile claim “Siamo la gente e il potere ci temono [sic]”) ed altri simili? Basta osservare il loro indirizzo: se è costituito da “qualsiasicosa.altervista.org” vuol dire che si trova su Altervista; se è costituito da “qualsiasicosa.wordpress.com”, vuol dire che è su Wordpress, eccetera.

Non li prendiamo in considerazione (e neanche voi dovreste…) per i seguenti motivi:

  1. molto spesso si tratta di realtà aperte “al volo”, al solo scopo di creare traffico per altre realtà e non hanno, dunque, alcuno scopo realmente informativo;
  2. a dimostrazione del punto 1, spesso si nota che tali realtà nascono, pubblicano post per un certo periodo di tempo (da qualche mese a un paio d’anni) poi vengono abbandonate, semplicemente perché hanno adempiuto (o non sono riusciti ad adempiere) al loro scopo di moltiplicatori di traffico;
  3. il tasso e la disinvoltura di abbandono sono una conseguenza della loro gratuità che, però, specie se si superano le “quote spazio disco” della formula gratuita, è in certi casi necessario abbandonare solo perché i loro estensori desiderano continuare a sfruttare lo stesso meccanismo senza, però, sborsare un centesimo; per questo esistono, per esempio, blogdieles.altervista.org e blogdieles2.altervista.org, eccetera;
  4. quasi sempre contengono articoli copiati da altri siti (spesso anch’essi privi di affidabilità) senza alcuna verifica;
  5. il loro tenore quasi sempre “populista allo stremo” dimostra come il loro unico scopo sia quello di produrre traffico, non necessariamente verso altri siti ma anche, semplicemente, verso la loro pagina Facebook (o quella di altri con cui sono d’accordo), usata poi per acquisire “presenza” sul social network e sfruttarla per altri scopi;
  6. poiché le formule gratuite non consentono di inserire pubblicità e poterne incassare i proventi, è evidente che la loro presenza non è volta al profitto diretto ma indiretto, come specificato al punto 5;
  7. sono quasi sempre anonimi, privi di riferimenti, nomi autori, responsabili, ecc.;
  8. la loro affidabilità è quasi sempre pari a zero, salvo rarissime eccezioni, dunque quanto pubblicano è assai raramente da prendere in considerazione e men che meno da condividere sui social.

Non che quelle piattaforme non possano essere usate con profitto anche seriamente: ad esempio la docente di linguistica di chi scrive, la prof.ssa Maria Catricalà, ha aperto un blog didattico ad uso e consumo proprio e degli studenti iniziando con la formula gratuita (mariacatricala.wordpress.com).

Poi, visto che tutto funzionava, ha acquistato il proprio nome di dominio, ha scelto una formula a pagamento e ora il sito è sempre lo stesso ma privo di pubblicità (che nella formula gratuita era incassata da Automattic, società dietro a Wordpress.com) e ha tutto lo spazio Web che vuole: ora è su www.mariacatricala.com (e anche il vecchio indirizzo “trasferisce” su questo nuovo) e non per questo è una realtà Web da scartare.

Stessa cosa per il vice di questo sito, Dario Bonacina: anche lui ha cominciato con bonacina.wordpress.com, poi, crescendo, ha “migrato” verso un più professionale blog.dariobonacina.net (su cui il vecchio indirizzo “trasferisce”, come per la prof.ssa Catricalà) e non si può davvero dire che sia un sito “da scartare”.

Attenzione, quindi: quel che conta è sempre il contenuto e l’attività critica di chi legge, come abbiamo più volte ribadito su queste pagine. Con queste due sole doti vedrete che vi accorgerete da soli, in un battibaleno, di cosa avete realmente davanti agli occhi.

E se non siete convinti, fermi! Non vi fate prendere dal sacro fuoco della condivisione né del “mi piace” dato con leggerezza. Ricordate: ogni “mi piace” ha un valore e non deve essere regalato. Men che meno alle pagine Facebook (e simili) di certe realtà.

Restate sintonizzati, in ogni caso: la rassegna continua.

Marco Valerio Principato

(Articolo in formato PDF)


Marco Valerio Principato (2075 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.


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