Il Punto/ Europa, fronte dei pirati in crescita: nasce Verde Pirata

The New Blog Times
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Pubblicato il: 19/10/2011
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Rubriche – Il gruppo dei Verdi al parlamento Europeo abbraccia alcuni capisaldi della politica del Partito Pirata. Ma la guerra contro la criminalizzazione del file sharing è ancora lunga e difficile

Verona – Nato come movimento spontaneo in seno alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto l’ormai celeberrimo sito di torrent sharing Thepiratebay, e da cui ha ricavato l’omonimo appellativo, il partito pirata – dai suoi esordi – ne ha fatta di strada al punto di cominciare ad avere, in seno all’Europa, qualche numero importante.

La sua genesi è probabilmente nota ai lettori di questo blog. Il movimento dei pirati, sfociato poi in un vero e proprio partito politico transnazionale, è nato sulla scia del moto di indignazione manifestatosi spontaneamente in ogni angolo del web, in risposta al tentativo delle Major di fare pressione sulla società civile per far passare il concetto che “chi condivide contenuti digitali è un ladro, né più ne meno di chi ruba un orologio in una gioielleria”.

A tal proposito si è assistito e si assiste tutt’oggi ad un’azione di forza su vari fronti, da quello legale a quello politico e lobbistico, a difesa degli enormi interessi economici di poche e ben individuate Corporation.

Nel 2006, dalla mente di Rick Falkvinge, è nato quello che poi sarebbe diventato il Partito pirata svedese, che alle elezioni per il rinnovo dei parlamentari europei del 2009 ottenne in Svezia il primo leggendario quanto insperato successo: il 7,1% delle preferenze, e ben due seggi al parlamento Europeo, sui diciotto totali a cui ha diritto la nazione Svedese.

Da quel momento, è stato tutto un fiorire di partiti pirati nel mondo: alcuni poco fortunati, come quello italiano, probabilmente anche in virtù di determinate condizioni ambientali e culturali avverse; altri invece hanno saputo imporsi non senza un certo clamore, e nonostante una genuina mancanza di fondi e struttura, come ad esempio il partito pirata tedesco, che alle ultime elezioni di settembre nello stato di Berlino, hanno ottenuto l’8,5% delle preferenze e i primi seggi ad un parlamento nazionale nella storia del movimento.

La situazione attuale nel suo complesso il Partito pirata transfrontaliero consta di 2 eurodeputati, 188 consiglieri municipali sul territorio Tedesco, 11 parlamentari seduti nell’emiciclo del Bundestag (il parlamento tedesco), due consiglieri municipali in Catalogna, Spagna, e uno in Svizzera.

È della settimana scorsa la notizia, rimbalzata da diverse parti nella Rete, che l’Eurogruppo Europeo dei Verdi (The Greens – European Free Alliance), il quinto schieramento per dimensioni all’interno dell’emiciclo di Strasburgo, ha fatto propri alcuni capisaldi del movimento pirata, che riguardano sostanzialmente il tema dei diritti intellettuali, nonché di come questi diritti debbano essere fatti valere in special modo in ambito privato.

Il documento, scaricabile qui e di cui riporta alcuni stralci lo stesso Falkvinge sul suo Blog, mette nero su bianco alcuni principi importanti:

  • Deve essere assolutamente chiaro che il monopolio in termini di copyright non si può estendere a cosa una persona “ordinaria” può fare sfruttando equipaggiamenti “ordinari” a casa propria o nel tempo libero, e in particolar modo tale monopolio deve esercitare il suo diritto di fatto solo in relazione ad attività commerciali e che hanno come scopo il profitto. Specificamente: la condivisione di file è del tutto legale.

  • Devono esistere eccezioni normative che rendano legale la rielaborazione el remixaggio di contenuti protetti da copyright. Diritti di citazione, i quali sono già regolati per il testo scritto, devono essere estesi all’audio e al video.

  • Il DRM (Digital Rights Management) dovrebbe preferibilmente essere posto fuori legge, in quanto è una tipologia di attività fraudolenta che limita i diritti di consumatori e cittadini. Per tale motivo dovrebbe essere sempre legale aggirarlo.

  • Il monopolio sull’uso di un prodotto intellettuale dovrebbe essere di 5 anni, eccezionalmente esteso a venti quando il prodotto venga registrato.

  • L’area di pertinenza del pubblico dominio deve essere estesa e rafforzata.

  • La neutralità della rete deve essere garantita.

Un registratore a cassette c.d. DUAL, praticamente nato apposta per duplicare (click per ingrandire)

Un registratore a cassette c.d. DUAL, praticamente nato apposta per duplicare (click per ingrandire)

L’allargarsi del fronte dei sostenitori di tali principi deve essere salutato come un fatto positivo per chi crede che condividere una canzone sul web non sia un atteggiamento criminale (si pensi a come sono cambiati i tempi, quando la Sony vendeva registratori a cassetta vantandosi della fedeltà della riproduzione, e tutti a sperare che quel pezzo “passasse” alla radio, ndB).

Tuttavia questa piccola battaglia vinta non deve certo creare illusioni sulle dimensioni e sulle difficoltà della guerra alle Major, che dispongono di un notevolissimo e sproporzionato arsenale economico, finanziario e lobbistico. Ne è un esempio l’ultimo provvedimento emanato dal parlamento Europeo in tema di copyright, che va in direzione giustapposta rispetto a tale orientamento. Il diritto d’autore è stato innalzato da 50 a 70 anni, così come richiesto dalla lobby in questione, e peraltro come già commentato su queste pagine.

Come a dire: le proposte valgono, ma poi ciò che conta è la legge.

Antonio Colella

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