Foderare le pareti di fogli luminosi, ecco l’idea di NTH Degree

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Pubblicato il: 03/11/2011
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L’azienda ha creato la tecnologia per “stampare” delle superfici tappezzate di minuscoli LED a uso illuminazione, che potrebbero aprire la strada a nuove progettazioni architettoniche. I dettagli

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Uno degli esperimenti di
Uno degli esperimenti di "stampa" dei LED per illuminazione di NTH Degree Tech (click per ingrandire)
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Roma – Se a essere luminosa, anziché una sorgente puntiforme, una lampada artistica o una plafoniera, fosse un’intera superficie ampia, anche quanto un’intera parete, magari con la possibilità di scegliere e, perché no, variare il colore dell’emissione luminosa, oltre l’intensità? Gli architetti e gli arredatori avranno già l’acquolina in bocca. Ebbene, se il lavoro di Nth Degree Technologies terminerà con successo come sembra, ciò potrà divenire realtà.

Per il momento, ciò che l’azienda ha prodotto a livello di prototipo è un pannello da cm 60 x 120, che pensa di inviare ad alcuni clienti selezionati per la valutazione entro l’anno.

Secondo l’amministratore delegato dell’azienda, Neil Shotton, con questo sistema si aprirà la strada a nuovi design nel campo dell’illuminazione a costi comparabili a quelli delle lampade fluorescenti (anche quelle c.d. a basso consumo sono tali, ndR). Le emissioni luminose sono infatti realizzate da sorgenti puntiformi che l’azienda con la propria tecnologia “stampa”, a tutti gli effetti, su superfici oltretutto flessibili.

Nth Degree, infatti, costruisce questi “fogli” prima di tutto depositandovi sopra un wafer di nitruro di gallio, al fine di costruire milioni di minuscoli LED. Si pensi che un quadrato da quattro pollici di diagonale – poco più grande del display di uno smartphone – ne contiene circa otto milioni. I minuscoli LED sono poi miscelati con una speciale resina, che viene a tutti gli effetti “stampata” su una superficie grande.

Oltre all’inchiostro, per così dire, contenente i microscopici LED, viene “stampato” uno strato all’argento per formare l’altro contatto. A seguire, un livello di fosfori permette di cambiare il colore, che varia dal blu a diverse tonalità di bianco. Infine, uno strato isolante previene i cortocircuiti tra le due facciate. La superficie anteriore – quella dove passa la luce – è formata da uno speciale inchiostro trasparente al cui interno vi sono nanofili elettrici. Questa tecnica, tra l’altro, ove si dimostri adatta, potrebbe anche essere impiegata per i display.

Finora l’efficienza di questi pannelli si è dimostrata nettamente superiore alle lampade a incandescenza ma non ancora almeno quanto quelle fluorescenti: emettono 20 Lumen per Watt, a confronto degli 80 emessi da una lampada a basso consumo ordinaria e ai 65 di una compatta. Viceversa, una lampada a incandescenza da 60 Watt emette a malapena 14 Lumen per Watt.

L’azienda, però – racconda Shotton – negli ultimi mesi ha fatto grandi passi su questo profilo. Vuole arrivare a 50 Lumen per Watt nei prodotti che intende consegnare a fine anno e arrivare a 75 entro il prossimo anno, il che metterebbe il loro prodotto all’incirca alla stregua di molti altri prodotti a LED (solo i migliori, e più costosi, arrivano a 200 Lumen per Watt).

Secondo Raghu Das, AD di IDTechEx, azienda di ricerche specializzata in elettronica stampata, ritiene che questa tecnologia risulti nettamente più economica rispetto a sistemi come l’OLED, che ha fatto la sua comparsa in alcuni apparecchi di illuminazione grazie alla grande resta, ma resta un prodotto di costo molto elevato, pressoché inaccessibile per la “tasca” media.

C’è inoltre un altro vantaggio non da poco: poiché la distribuzione dei LED è fitta ma a un solo livello, il riscaldamento è nettamente inferiore e il singolo LED è meno “sfruttato”, dunque non diventa caldo al punto da richiedere, come avviene per alcuni emettitori luminosi molto forti a LED, un’aletta di raffreddamento.

C’è ancora un ostacolo da superare, a cui l’azienda sta già lavorando, ed è quello della forte intensità di corrente che occorre per alimentare così tanti LED in una grande superficie (i LED lavorano a bassa tensione e, vista la struttura, sono necessariamente tutti in parallelo, non è possibile collegarli in serie, ndR). Questo ha costretto l’azienda ad alzare lo spessore anche di parecchi millimetri, al fine di permettere il passaggio di corrente.

Tuttavia, anche per questo vi sono nanotecnologie che potrebbero venire in aiuto, come quella sviluppata dalla Rice University, che ha dimostrato un eccellente grado di conduttività e portata pur non crescendo troppo in dimensioni.

C’è dunque ancora qualche sfida da superare ma, com’è evidente, le promesse sembrano valide e proprio per questo l’azienda sta iniziando a far sperimentare il prodotto. Che in tempi non troppo lunghi sembra avere tutte le carte per diventare qualcosa di commercialmente proponibile.

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