DARPA e l’elettronica evanescente

La Redazione
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Pubblicato il: 29/01/2013
Commenti 1 commento | Permalink

Il DARPA a stelle e strisce finanzia e sovvenziona progetti per un tipo di elettronica particolare: deve sapersi dissolvere.

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Un'immagine pubblicata da DARPA sul progetto VAPR.
Un'immagine pubblicata da DARPA sul progetto VAPR.
(Cliccare l'immagine per ingrandire)

Roma – Hanno iniziato con qualche esperimento, ma ora ci hanno preso gusto: l’agenzia DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) a stelle e strisce ha finanziato un progetto chiamato VAPR, VAnishing Programmable Resources. In pratica, dell’elettronica che, in certe condizioni, “VAPR’ize”, si vaporizza.

“L’elettronica transiente sviluppata nell’ambito del progetto VAPR deve mantenere le attuali funzionalità e robustezza dell’elettronica convenzionale ma, quando innescata, deve essere in grado di degradarsi parzialmente o completamente nell’ambiente circostante. Una volta innescato il processo di dissolvimento, tale elettronica deve risultare inusabile da eventuali nemici che dovessero imbattervisi”.

Questo è quanto si legge sugli studi. L’Agenzia fa sul serio: l’immagine in colonna è pubblicata sul suo sito. L’idea è quella di… dissolvere il vantaggio che avrebbe una qualsiasi forza nemica nel reperire uno strumento elettronico di qualunque genere, nello specifico ad uso militare, di appropriarsene, studiarlo e ottenere preziose informazioni, riducendo il gap stabilito dal “vantaggio tecnologico” (così lo chiama) del DARPA.

Dunque, mano alla ricerca: sul sito delle Federal Business Opportunities c’è tanto di annuncio, a cui chi se la sente di rispondere farà riferimento per presentare i propri studi e le risultanze sul tema proposto.

Tutto l’interesse nasce dal fatto che l’elettronica è ormai talmente pervasiva e onnipresente che – secondo DARPA – diventa poco pratico, dopo l’uso (in scenario non di pace), cercare di recuperarla tutta. Allora, se non la si può recuperare, neppure la si lascia in mano al “nemico”.

Indubbiamente, lavorare in un campo simile potrebbe avere positivi effetti collaterali, per esempio in campo medico: un qualsiasi strumento elettronico, magari inserito all’interno di un corpo, dopo aver svolto il suo lavoro potrebbe essere semplicemente dissolto ed espulso, senza doverlo recuperare.

Qui di seguito uno dei primi esperimenti in cui l’elettronica, sotto l’azione di un liquido, si dissolve completamente.

Sull'autore:

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Nucleo redazionale del sito a cui lavorano i responsabili, ossia Marco V. Principato e Dario Bonacina, su articoli scritti da altri collaboratori o da essi stessi. Vedere le rispettive bio.



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Sezione in lettura: Scienze

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  1. jessica scrive:

    Incredibile! Come fanno ad estinguersi componenti elettronici?
    jessy