Nuove radio per la falena-cyborg, a cura di DARPA &C

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Floriana Savoldi Maraini
Di Floriana Savoldi Maraini
Pubblicato il: 23/02/2009
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Bologna – Tre nuove pietre miliari per la ricerca, messe a punto dal DARPA e dal consesso di Atenei e istituti di ricerca partecipanti al progetto Hybrid Insect Micro-Electro-Mechanical Systems (HI-MEMS): per le falene-cyborg, sono stati messi a punto una nuova radio a banda larghissima e bassissimo consumo, un chip digital baseband processor – anch’esso a bassissimo consumo – per sincronizzarsi velocemente con una rete wireless e un sistema di ricarica basato sulle vibrazioni prodotte dal volo autonomo.

A cosa serve tutto questo ben di Dio? A creare una falena-cyborg, un insetto praticamente telecomandato, “capace di volare per 100 metri da un punto di partenza stabilito ed essere guidata in una sorta di atterraggio controllato nel raggio di 5 metri dal punto prestabilito - spiega IEEE Spectrum Online - L’insetto, una volta atterrato, deve restare sul posto”.

Le prove "a filo" con la falena-cyborg - Photo Credit: Boyce Thompson Institute (Click per ingrandire)

Le prove "a filo" con la falena-cyborg - Photo Credit: Boyce Thompson Institute (Click per ingrandire)

Questi gli obbiettivi che si pone il progetto del DARPA, in attività nel campo già da qualche anno e che tenta di superare continuamente nuove sfide. Tra queste, l’impianto dei chip sulla falena, che avviene in stato larvale: una volta impiantati i chip, questi sono connessi ad un neurostimolatore a 4 elettrodi al tungsteno. Grazie all’interazione con la parte biologica, alcune parti di essi comandano le ali, altre sono in grado di raccogliere energia dalle vibrazioni, prodotte dal volo autonomo (quando, cioè, non è sotto il controllo del «telecomando») della falena, unico modo per «ricaricarsi» di energia non potendo pretendere che un insetto del peso di 2,5 grammi possa trasportare troppo carico.

Le immagini parlano da sole: sotto il controllo del computer, la falena solleva o abbassa anche una sola ala. E ora, a differenza delle precedenti “versioni”, funziona via radio e si ricarica.

I risultati di quest’ultimo studio, presentati alla IEEE International Solid-State Circuits Conference (ISSCC), che ha avuto luogo a Sorrento tra il 25 e il 29 gennaio, sono passati quasi inosservati ai principali media, mentre la blogosfera non gli ha risparmiato le proprie attenzioni: sull’argomento si è dedicata l’osservazione non solo alle falene ma anche ad altri insetti.

L’attività, per certi versi inquietante, apre tuttavia la strada ad altre applicazioni di ben diverso peso scientifico e soprattutto sociale, quali la creazione di protesi particolarmente complesse e complete, in grado di restituire interi arti a chi per qualsiasi ragione dovesse non esserne in possesso.

I più curiosi potranno soddisfare ulteriore sete di sapere con questo articolo di Technology Review e del relativo inquietante video.

Floriana Savoldi Maraini

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