I nanomuscoli sono forti come l’acciaio, sottili come capelli

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Marco Valerio Principato
Di Marco Valerio Principato
Pubblicato il: 23/03/2009
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Roma – Un esordio più chiaro non si poteva dare: i nuovi nastri di nanotubi sviluppati da ricercatori dell’Università del Texas a Dallas sono forti come l’acciaio, elastici come la gomma e sottili come capelli.

Ad esordire con questa novità è Technology Review, che illustra la scoperta. Questi micro-nastri, fatti di lunghi e ingarbugliati nanotubi da 11 nanometri, possono allargarsi di oltre tre volte la propria larghezza pur essendo più robusti dell’acciaio o dello stesso Mylar.

Le fibre nanomuscolari concepite all'Università del Texas - Photo Credit: Ray Baughman, UT Dallas / Technology Review

Le fibre nanomuscolari concepite all'Università del Texas - Photo Credit: Ray Baughman, UT Dallas / Technology Review

Dietro segnalazione «elettrica», possono espandersi e contrarsi migliaia di volte e sopportare temperature comprese tra -190 e oltre 1600 gradi centigradi. In tutto ciò, sono sottili come capelli, trasparenti, conduttori elettrici e flessibili.

Le applicazioni? Lo testimonia Ray Baughman, direttore dell’Istituto per la Nanotecnologia dell’Ateneo, che grazie a queste nuove scoperte potrà ulteriormente sviluppare dei veri e propri muscoli artificiali sia per l’impiego nelle protesi che in robotica.

Secondo Qibing Pei, professore di scienze ed ingegneria dei materiali dell’Università della Californa, la nuova scoperta è anche ottima candidata per le ali a forma variabile destinate agli impieghi aeronautici. Pei ha sviluppato speciali attuatori a polimeri in grado di variare del 400 per cento la propria sagoma e funzionare correttamente tra -40 e 200 gradi centigradi. AL contrario, i nanomuscoli ideati presso l’Ateneo texano resistono bene ad intervalli ancora più ampi, al punto da aver destato interesse persino nella NASA.

“Entusiasmante, il sapere che questo materiale si comporta in modo stabile in un così ampio intervallo di temperature”, dice Yoseph Bar-Cohen, scienziato del Jet Propulsion Laboratory della NASA. “Da una parte abbiamo Marte, e dall’altra Venere. Bene, le loro temperature estreme ricadono nell’intervallo ammesso da questo materiale”, conclude entusiasta.

Indubitabili le amplissime prospettive di questa scoperta, che debitamente sviluppata non mancherà di risolvere una quantità abnorme di problematiche, specie in campo medico, rivoluzionando completamente l’approccio architetturale e, in altri campi scientifici, aprendo orizzonti sinora inesplorabili.

La rivista mette a disposizione su questa pagina un filmato che illustra in pratica il comportamento del nuovo materiale.

Marco Valerio Principato

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