CERN, riparazioni completate: l’LHC riparte in autunno
Roma – L’ultimo dei 53 magneti sostitutivi per il Large Hadron Collider (LHC) è stato inserito nel tunnel di 26 chilometri che attraversa sotto terra il confine tra Svizzera e Francia: tutto è pronto per far ripartire la macchina a pieno regime il prossimo autunno.
I magneti, tutti raffreddati ad elio liquido, sono necessari per creare la guida che determina il percorso delle particelle nella sagoma ad anello del tunnel dell’acceleratore. In totale sono 53 quelli rimossi: 16 di essi hanno sofferto danni minimi e sono stati riparati. Gli altri 37 sono stati sostituiti con altri analoghi di ricambio. Quelli danneggiati saranno riparati per disporre comunque di ulteriori ricambi in caso di nuovi guasti.

LHC CERN - Ricerca del Bosone di Higgs
Nell’annunciare che l’ultimo dei magneti era stato inviato nel tunnel, il direttore della divisione acceleratori e tecnologie del CERN, Steve Myers, ha detto: “Questa è un’importante pietra miliare nel processo di riparazione. Ci porta vicini al punto in cui eravamo prima del guasto e ci permette di concentrarci sull’installare sistemi che impediscano il verificarsi di altri guasti simili”.
Ora che tutti i magneti sono al loro posto, il lavoro degli scienziati si concentrerà sulla loro riconnessione e relativa installazione di ulteriori meccanismi di sicurezza. Nella circostanza, ulteriori valvole per l’elio saranno installate, in modo da poterne controllare l’eventuale rilascio in caso di problemi.
L’LHC, l’acceleratore di particelle più grande del mondo, situato nel quartier generale del CERN, era stato acceso a settembre scorso con gran rumore mediatico: ma solo 10 giorni dopo un problema ad uno dei magneti ha causato una perdita di elio refrigerante, facendo scattare l’immediata chiusura.
La macchina è concepita per far collidere tra loro particelle sub-atomiche a livelli di energia mai raggiunti prima. Ricreerà le condizioni esistenti subito dopo il Big Bang, che ha dato origine all’universo 13,7 miliardi di anni fa.
Una delle ricerche chiave nell’LHC è l’individuazione del Bosone di Higgs, chiamata anche “particella di Dio”, ritenuta da alcuni fisici teorici l’unica spiegazione dell’esistenza del concetto di massa. Secono alcuni, c’è il rischio che durante il funzionamento possano prodursi dei piccoli buchi neri, al cui proposito ci sarebbe il pericolo che eventuali esperimenti fuori controllo possano produrne di tali da arrivare ad inghiottire il pianeta. Evenienza più volte smentita, sia da illustri luminari che da fisici direttamente impegnati nel progetto.















ALCUNE CONSIDERAZIONI PERSONALI SUL BOSONE DI HIGGS:
A mio avviso,se il bosone di Higgs non verrà identificato neppure nei prossimi esperimenti all’ATLAS (l’apparato all’interno dell’LHC del CERN),ciò non creerà alcun imbarazzo per i fisici che da diversi decenni ormai stanno cercando di rilevarlo.È vero che alcuni esperimenti compiuti nel corso dell’ultimo decennio, hanno cominciato a limitare notevolmente lo spazio parametrico per questa particella, ma finorà non è mai emerso nessun risultato significativo.A ben vedere,la teoria che descrive tale particella scalare con spin nullo (ovvero il bosone di Higgs),ad un livello assai profondo soffre di gravi problemi formali.Uno di questi (…forse il peggiore),è che le particelle scalari sono notoriamente sensibili alla nuova fisica che potrebbe subentrare a scale di energia molto alte (come quelle che verranno utilizzate nel progetto ATLAS,rimanendo nello specifico).Se le forze: forte,debole ed elettromagnetica sono unificate ad una certa scala-livello di energia,e il bosone di Higgs diventa parte di una struttura maggiore, diventa virtualmente impossibile mantenere “leggera” la particella scalare quando le particelle ad essa affini diventano “pesanti”.Nel modello standard non è possibile preservare la gerarchia delle scale in alcun modo naturale.Tutto comunque si verrebbe a risolvere con l’introduzione,a tal punto,del concetto di supersimmetria. Ogni bosone e ogni fermione in una coppia supersimmetrica danno lo stesso contributo alla massa efficace del bosone di Higgs,ma il loro contributo è di segno opposto.In ultima analisi quindi,gli effetti di tutte le particelle virtuali (dei fermioni e dei bosoni),si annullano facendo sì che la massa del bosone di Higgs non risenta dell’influenza della fisica a scale di energia più alte.Rimane comunque a questo punto un problema di fondo:Se le particelle ordinarie vengono divise in massa dalle loro partner supersimmetriche,viene a mancare il meccanismo con cui le une e le altre si annullano nel calcolo degli effetti delle particelle virtuali sulla massa di Higgs.Senza addentrarmi in ulteriori dettagli tecnici,tirando le somme,è possibile giungere all’idea che la scala di energia a cui i partner supersimmetrici della materia ordinaria dovrebbero esistere,non può essere molto più alta della scala della rottura di simmetria dell’interazione debole.Con i futuri esperimenti al CERN,sarà quindi possibile stabilire una volta per sempre, la fondatezza o meno del modello supersimmetrico,ipotizzato già agli inizi degli anni ’70.
(Fausto Intilla – http://WWW.OLOSCIENCE.COM)